“Non si può parlare di riordino senza risolvere prima la questione territoriale. Non ho mai messo in discussione la buona fede degli enti locali, che non sono stati omogenei, credo però ci sia un equivoco di fondo e strumenti non adatti a perseguire lo scopo dichiarato della tutela della salute”.

Lo ha detto Giorgio Pastorino (nella foto), presidente del Sindacato Totoricevitori Sportivi, nell’ambito del webinar “Oltre le incertezze. Verso il riordino del gioco legale” organizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com).

“Il divieto dovrebbe presupporre che cancellando l’offerta si cancelli anche la domanda, mi pare però chiaro che non funzioni così. Le regioni avevano a disposizione il distanziometro, mentre i comuni i limiti orari, il fatto è che questi strumenti vengono sempre utilizzati solo in maniera restrittiva, senza raggiungere obiettivi rilevanti nella tutela della salute. Credo che questa visione vada superata per passare a una rimodulazione del settore, che passa da un ripensamento del numero dei punti di gioco sul territorio, un numero chiuso di soggetti che possono operare, partendo dalle reti più professionali, cioè le sale gioco (scommesse, AWP e VLT) o le tabaccherie che offrono la maggior parte dei prodotti di gioco e lo fanno da molto prima che esistessero le sale. Fatto questo e una volta accertato che la domanda sia appagata e non finisca in circuiti differenti, bisogna pensare all’innalzamento della professionalità dei punti vendita tramite sensibilizzazione e formazione. Il tutto con una collaborazione con i territori. Serve anche una riorganizzazione di tutte le norme sul gioco, considerando anche quelle che sembrano non riguardare direttamente il settore, basti pensare ai Centri Trasmissione Dati. Inoltre bisogna fare qualcosa per la tassazione sul gioco, che in alcuni casi in Italia è superiore di 4 volte alla media europea, e questo mette in crisi la filiera e le piccole aziende, impedendo di fare investimenti nella tecnologia, che sarebbe necessaria per implementare i controlli. Le concessioni? Abbiamo perso due anni di lavoro con il COVID, con un impoverimento del valore delle concessioni terrestri in particolare, al di là delle proroghe tecniche che non si riescono a bandire per ora, finché non ci sarà un riordino, auspico una proroga generale di almeno 2 anni per tutte le concessioni, anche a titolo oneroso in maniera che non ci siano danni per l’Erario e per consentire di riprendere il lavoro. Il mercato si muove molto velocemente, credo si debba fare anche una valutazione sulle regole di ingaggio per consentire alle aziende di essere competitive”.