“Io non voglio mettere in discussione i poteri delle autonomie territoriali, ciò non toglie che se io ho la cura di un comparto industriale non posso ignorare che si gioca in maniera diversa tra un Comune e l’altro. Nella pianificazione del mercato tutto questo è dissennato. Io posso anche accettare che non si giochi davanti a una scuola, ma è dissennato e sta provocando ingenti danni il fatto che esistano centomila distanziometri diversi. Le regole devono essere tutte uguali. E’ l’incertezza delle regole che genera l’illegalità, che non consente i controlli in modo adeguato. Serve una regolamentazione omogenea, l’attuale normativa sul gioco non è da paese civile”.

Lo ha detto il sottosegretario al Mef con delega ai giochi, Federico Freni (nella foto), nell’ambito della presentazione dell’indagine “Studio sul settore dei giochi in Italia 2021 – Focus su apparecchi con vincita in denaro e On Line”, realizzata dalla CGIA Mestre in collaborazione con il Centro Studi As.Tro.

“Dobbiamo lavorare sulle coscienze. Non basta parlare, le cose bisogna farle. La legge delega? E’ pronta, ora tutto esce dal mio dominio”, ha aggiunto Freni, che si è lasciato andare a un piccolo sfogo: “Non ne posso più di sentire in parlamento gente che si lamenta perchè proroghiamo le concessioni del gioco. Non posso più sentire gente che è capace solo di lamentarsi perchè le cose non vanno, ma quando poi c’è da rimboccarsi le maniche e fare qualcosa si tira indietro perchè ha paura di sporcarsi le mani”.

“Questo è un settore industriale e come tale va approcciato, dobbiamo rendercene conto – ha aggiunto il sottosegretario al Mef -. Non vergogniamoci di questo settore e lavoriamo affinchè ci sia una normazione di livello primario degna di questo nome e di un paese civile”.

“Escludo che il gioco possa essere utleriormente tassato per sostenere altri comparti, come ad esempio quello dello sport. Non si può andare da un settore che non ha avuto un centesimo di aiuti e produce un gettito erariale altissimo, e dirgli le riforme non te le faccio, le proroghe non te le do, il comparto non mi interessa, però ti aumento le tasse. La soluzione – ha spiegato Freni – è un’altra e spero sia in legge di bilancio: bisogna immaginare di destinare una parte del ricavato erariale dei prodotti di gioco ai settori che ne necessitano, in questo modo se vado a giocare so che una parte del prelievo erariale di quel gioco andrà a beneficio di uno specifico comparto, che in tal caso è lo sport. Questo non vuol dire che il prelievo erariale sul gioco non possa cambiare, ma ciò potrà accadere solo dopo che il settore sarà riorganizzato in modo civile. Fino a quel momento non credo ci siano le condizioni per alcuna modifica”, ha concluso il sottosegretario al Mef.

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