“Ormai è pacifico che il settore turistico – e relativo indotto – è quello che ha subito i danni maggiori dalla pandemia, a livello nazionale, europeo e mondiale. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite, il turismo globale sarebbe crollato del 70% nei primi otto mesi del 2020 rispetto al 2019. I mesi estivi, solitamente alta stagione turistica nell’emisfero settentrionale, sono stati catastrofici: -81% dei turisti a luglio e -79% ad agosto. La perdita generale per il settore sarebbe di circa 730 miliardi di dollari”.

E’ quanto si legge nella memoria rilasciata da Federturismo-Confindustria nelle Commissioni Bilancio e Politiche dell’Unione Europea nell’ambito dell’audizione sulla “Proposta di piano nazionale di ripresa e resilienza”.

“I dati più recenti, ovvero quelli del rapporto della Banca d’Italia, chiariscono che col peggioramento della seconda ondata, a partire da ottobre la contrazione dei flussi turistici è ripresa, sia in ingresso sia in uscita. Rispetto a ottobre del 2019 le spese dei viaggiatori stranieri in Italia, pari a 1.193 milioni, risultano inferiori del 70,4%, quelle dei viaggiatori italiani all’estero (572 milioni) del 75,5%. Questa contrazione dei flussi avrà un impatto serissimo sul PIL italiano, oltre alle ovvie e negative conseguenze sulle imprese e sui lavoratori delle filiere coinvolte. Il turismo, lo diciamo da sempre, è un’industria vitale per il mondo e per l’Italia in particolare, con un potenziale enorme in termini di crescita e occupazione, oltre che di integrazione sociale, culturale e nella valorizzazione dei territori.

In questo momento in Italia stiamo seriamente rischiando la desertificazione del comparto: intere filiere sono ferme ormai da quasi un anno (intrattenimento, parchi a tema, fiere, congressi, business travel) e non si vedono all’orizzonte i minimi segnali di ripartenza; altre sono crollate fino al 90% (come le agenzie di viaggio e i tour operator). Chi è riuscito a lavorare nella ridotta finestra estiva, come le strutture ricettive o gli stabilimenti balneari e termali, ha recuperato grazie al turismo domestico solo una minima parte, ma le perdite complessive per il 2020 si attestano mediamente sul 70%. Inutile dire che la chiusura degli impianti di risalita, il protrarsi dello stato di emergenza e delle misure restrittive hanno posto una pietra tombale sulla possibilità di recuperare quanto perso nei mesi scorsi e gettato profonda inquietudine su quello che sarà il futuro delle nostre imprese.

Oggi temiamo che per le PMI turistiche il tasso di mortalità possa raggiungere il 40% dell’offerta complessiva, con punte dell’80% per settori come le Agenzie di viaggio e i Tour Operator o del 60% per quelle della cultura, della ristorazione e dell’intrattenimento. Ciò vuol dire che rischiamo di non avere più un’offerta proprio quando servirà: se non si protegge e sostiene l’offerta turistica ora, in quella che potremmo definire “l’ora più buia” del turismo italiano, quando il mondo si rimetterà in viaggio (e sappiamo quanto sia forte il desiderio di partire dopo un anno di sostanziale blocco), in Italia rischierà di essere rimasto molto poco”.