“Come noto, l’evasione fiscale in Italia si colloca su livelli elevatissimi e distorce in maniera evidente la distribuzione del carico fiscale del Paese. Le stime prevalenti sull’entità del fenomeno evasione puntano a cifre complessive che superano i 100 miliardi. Secondo il rapporto stilato nel 2018 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), il buco più grosso per le casse statali ha origine dall’evasione dell’Iva, che tra il 2015 e il 2017, manca annualmente per circa 36 miliardi di euro. Dopo l’Iva, l’ammanco più grave, pari a 32,8 miliardi di euro all’anno, è da ricercare nell’elusione dell’Irpef relativo al lavoro autonomo o d’impresa (sempre per gli anni 2011-2016). A pesare sull’evasione annua c’è poi il sommerso inerente l’Ires (8,7 miliardi), l’Irap (7,6 miliardi), l’Imu (5 miliardi), l’Irpef relativo al lavoro dipendente (4,2 miliardi). Altro disavanzo degno di nota è quello delle entrate contributive a carico del datore di lavoro, valutate in 8,5 miliardi di euro annui”.

E’ quanto si legge nella memoria rilasciata da Federdistribuzione nell’ambito dell’audizione sul Recovery Plan nelle Commissioni riunite Bilancio e Politiche dell’Unione Europea al Senato.

“Di fronte a numeri così rilevanti, appare evidente l’urgenza di un intervento normativo che possa efficacemente portare a risultati positivi nella lotta all’evasione fiscale. In quest’ottica occorre, dunque, lavorare in primis su misure che incentivino il ricorso alla moneta elettronica, a discapito del contante, che rappresenta il sistema di maggior veicolazione dei proventi relativi ad attività in nero e/o illecite.

È necessaria una visione di medio/lungo periodo sull’argomento e il c.d. cashback, disciplinato dalla legge di Bilancio 2020, e la lotteria degli scontrini limitata ai pagamenti elettronici (come previsto dalla Legge di Bilancio 2021), rappresentano un primo passo in questa direzione. È tuttavia necessario evidenziare come con l’incremento dei pagamenti vi sia il concreto rischio per gli operatori di un incremento consistente delle commissioni bancarie, un tema che impatta sull’intero sistema economico, a tutto vantaggio di un settore specifico, quello creditizio, che nei prossimi anni concentrerà nelle proprie mani la gestione della stragrande maggioranza delle transazioni commerciali in Italia.

Alle dinamiche di crescita esponenziale dei pagamenti elettronici, dovrebbero corrispondere delle rilevanti economie di scala, da ricondursi a consistenti riduzioni delle commissioni bancarie (le regole economiche ci suggeriscono che all’aumentare del numero dei pagamenti elettronici dovrebbe diminuire il costo della singola transazione). È quindi necessario affrontare sin d’ora il problema, per evitare che in prospettiva vi sia un settore (banche e circuiti di pagamento) che di fatto avrà il controllo esclusivo e la discrezionalità più ampia sui costi da applicare alle transazioni elettroniche in Italia.

Sul punto occorrerebbe prevedere innanzitutto l’istituzione di una Commissione governativa, con il compito di verificare e controllare l’andamento delle commissioni bancarie in relazione alla crescita dei pagamenti elettronici nel Paese, per scongiurare eventuali anomalie sui costi addebitati agli esercenti ed intervenire laddove le banche non dovessero responsabilmente svolgere il ruolo centrale come gestori delle transazioni elettroniche. In particolare, l’obiettivo della Commissione dovrebbe essere di assicurare che non aumentino i costi delle commissioni e che all’aumentare dei volumi corrisponda un’effettiva riduzione del costo della singola transazione. Dagli esiti dei lavori di tale Commissione dovrebbero poi derivare le opportune misure per riequilibrare eventuali distorsioni del sistema.

Andrebbe inoltre rifinanziato in modo consistente il Fondo istituito con il Decreto Rilancio (d.l. n. 34/2020, conv. in l. n, 77/2020) per la compensazione dei costi sostenuti dagli esercenti attività commerciali per le commissioni dovute per il pagamento delle transazioni effettuato con carte di credito o di debito, a decorrere dal 18 luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2020. La dotazione prevista infatti è di soli 10 milioni di euro per il 2021. Con decreto del Mef verrà disciplinato l’utilizzo del Fondo, in relazione al volume di affari degli esercenti in misura proporzionale al volume di affari generato dai pagamenti con carte di credito o di debito, e tenendo appunto conto del limite massimo di spesa.

In considerazione delle scarse risorse finanziarie previste a copertura di questa disposizione, la norma in oggetto è di scarsa efficacia, pertanto è necessario uno stanziamento consistente di risorse per il finanziamento del Fondo in questione affinché le stesse vadano a compensare i costi sostenuti per il pagamento delle commissioni da parte degli operatori commerciali di qualsiasi dimensione.

Ai fini di un’efficace lotta all’evasione fiscale, oltre allo sviluppo dei pagamenti elettronici, può essere proposto il cosiddetto “contrasto di interessi”, con l’obiettivo di far emergere un’economia sommersa, che in Italia assume contorni estremamente importanti. Il cittadino che potrà avere un vantaggio fiscale dalla presentazione, nella sua dichiarazione dei redditi, di ricevute, fatture e scontrini, sarà indotto a chiedere la corretta documentazione a chi gli ha prestato il servizio o venduto il prodotto, rendendo così trasparente e nota la stessa operazione.

Sarebbe quanto mai opportuno un intervento in questo senso, analizzandone i diversi impatti su un sistema economico come quello italiano, in alcuni tratti ancora “opaco”, con l’obiettivo di contrastare un fenomeno ormai troppo diffuso e che rappresenta una delle cause dell’eccessiva pressione fiscale, che finisce poi per gravare sui cittadini che pagano le tasse.
In ogni caso occorre evidenziare come, in considerazione dell’ampia diffusione del fenomeno dell’evasione fiscale in Italia, non sia sufficiente l’implementazione di misure a spot e non coordinate, ma sia necessario definire un intero pacchetto strutturato di interventi normativi.
Oltre ai citati temi del contrasto di interessi e della moneta elettronica, occorrerebbe un efficace utilizzo delle banche dati in chiave antievasione. Uno strumento oggi sottoutilizzato è l’Anagrafe dei rapporti finanziari, ossia la banca dati gestita da Sogei che, al suo interno, custodisce una massa enorme di informazioni relative ai saldi e alle movimentazioni di conti correnti, carte di pagamento, gestioni patrimoniali, prodotti finanziari amministrati dalle assicurazioni, assegni, ecc.

Basterebbe cominciare ad analizzare questa miniera di dati e, viste le potenzialità degli strumenti informatici e tecnologici oggi a disposizione, elaborare indici di potenziale evasione o di tipologie di contribuenti maggiormente esposti all’elusione del Fisco che potrebbero essere controllati e verificati. Tutto ciò, prevenzione e repressione, con un solo “click”. Senza contare poi l’effetto “psicologico” sui consumatori che, sapendo di essere controllati, sarebbero quantomeno più cauti nell’agire al di fuori della legge.

La “profilazione” dei contribuenti pone senza dubbio qualche riflessione in ottica di tutela della privacy, tuttavia, pur nel rispetto del principio della riservatezza, le esigenze dei singoli non possono prevalere su un interesse nazionale superiore, quale l’efficace contrasto all’evasione fiscale i cui benefici ricadrebbero su tutti i cittadini. Occorre dunque che questo strumento, avendo un potenziale enorme, sia effettivamente utilizzato e potenziato, per permettere al Fisco di scovare gli evasori fiscali”.