Senza investimenti a rischio 1 addetto su 3, è il monito del presidente di Confartigianato Campania Ettore Mocella, intervenuto al webinar promosso dal Centro Studi e dal Club Rotariano altirpino. Con una nota, Mocella rilancia l’allarme. “Il 35,67% dei dipendenti delle aziende artigiane e Pmi a rischio licenziamento”. A circa un anno dallo scoppio della pandemia, emerge quindi con forza la grave emergenza economica e produttiva che è stata determinata dal Coronavirus.

Nella provincia di Avellino vengono considerate a rischio il 75% delle agenzie di viaggio e tour operator; il 70% delle attività artistiche, palestre, piscine, sale giochi, cinema e teatri; il 70% della produzione di abbigliamento; il 67% del calzaturiero; il 61% degli alberghi e alloggi; il 42% dei Bar/ristoranti; il 20% del Commercio-riparazione di autoveicoli e motoveicoli.

“Abbiamo ricevuto dall’Europa 209 miliardi e siamo i principali beneficiari in quanto Paese più colpito. Dobbiamo spenderli bene, e risulta di fondamentale importanza il modo in cui ciascuno stato utilizza le proprie risorse per far ripartire l’economia. Per dirla con Mario Draghi mi riferisco al debito buono. Dobbiamo fare riforme nella Giustizia, Fisco e Pubblica Amministrazione. Non è un caso che nell’ultimo anno l’Italia è il Paese che registra il maggior crollo degli investimenti esteri tra tutte le economie sviluppate (con scarsa attrattività e competitività a livello globale). La qualità dei progetti per il Recovery Plan e la velocità della loro attuazione saranno aspetti determinanti. Bisognerà contenere il disagio sociale attraverso iniziative di welfare ma soprattutto bisognerà dar luogo ad investimenti che creino sviluppo e occupazione stabile. Meno bonus, più investimenti. Favorire l’ingresso dei giovani e passare dalla logiche delle emergenze a porre al centro dell’azione politica, invece, lo sviluppo, la produttività e l’occupazione. Passare dai ristori ad interventi di carattere strutturale che consentano alle imprese di rimettersi in moto. Interventi mirati e non erga omnes che guardano al mondo delle imprese, della produttività e della occupazione stabile (e quindi politiche attive del lavoro) come assi portanti della nuova strategia” ha affermato Mocella.

E ancora: “Siamo di fronte ad una crisi drammatica, bisogna esserne consapevoli e questa consapevolezza deve portare ad una svolta, ad un nuovo paradigma di sviluppo e di sostegno all’economia. In provincia di Avellino 1.091 aziende artigiane hanno presentato richiesta di fondi di solidarietà e sono stati 2.750 i dipendenti del settore che hanno chiesto sussidi. Circa il 35,67% dei dipendenti è a rischio licenziamento. Ora serve senso di responsabilità e coraggio delle scelte. Il Recovery Plan rappresenta un’occasione straordinaria per uscire da questa situazione Ora non ci accorgiamo di tante cose. La nostra percezione della crisi è falsata da un mercato in qualche modo narcotizzato dal blocco dei licenziamenti, dalla Cassa Integrazione che è stata estesa, dall’assenza dei vincoli di bilancio e dai ristori. Eppure come un fiume carsico la crisi avanza in maniera impetuosa e prima o poi rischia di manifestarsi e di lasciare solo macerie. Il problema è peggiore di quanto appaia in superficie, visto che il massiccio afflusso di liquidità e la confusione indotta dalla natura senza precedenti di questa crisi stanno offuscando la percezione della reale portata delle incognite.

“In questa fase di incertezza è importante analizzare e monitorare periodicamente specifici indicatori che consentano di prevenire situazioni di disagio sociale legate ad un mercato del lavoro sempre più incerto. – sostiene Nino Montemarano, responsabile Ufficio Studi Confartigianato Avellino -. Si può già evidenziare chiaramente dai dati disponibili una correlazione esistente tra lo sviluppo settoriale, il livello occupazionale e la risposta dei singoli settori alle situazioni di crisi. A conferma di questo andamento si può rilevare un incremento maggiore di richieste di sussidi in particolare per quei settori dove non si è attuata una politica concreta di prevenzione per rispondere efficacemente a scenari critici. In questo periodo è emersa quindi una criticità strutturale di non aver pensato ad un processo di prevenzione e di gestione di rischi, come questo pandemico, nei vari settori produttivi”.