«Dopo oltre tre anni dall’entrata in vigore, la Regione Piemonte deve prendere atto che la legge sul gioco – così come attuata oggi – non ha funzionato: i dati ufficiali parlano chiaro. In Piemonte, come certifica la Cgia Mestre, la raccolta di gioco, nonostante lo stop agli apparecchi, non è calata ma anzi si registra un aumento di 460milioni di euro così come continua ad aumentare esponenzialmente la presenza di gioco illegale sul territorio regionale. La previsione del distanziometro retroattivo, poi, sta determinando conseguenze devastanti sulla tenuta delle imprese e, inevitabilmente, anche sull’occupazione: tutto questo avviene mentre non si registra nessuna evidenza positiva nella lotta alla dipendenza».

Lo afferma in una nota Massimiliano Pucci (nella foto), presidente di AsTro, l’associazione degli operatori del gioco lecito. «L’obiettivo della politica non è difendere leggi che non funzionano: le istituzioni piemontesi – continua – devono trovare il coraggio di rivedere un impianto normativo che sta mettendo in discussione la sussistenza di un intero comparto economico legale e le migliaia di posti di lavoro che genera, eliminando la retroattività dei limiti imposti dalla legge e iniziando a dare concreta attuazione a quella parte dedicata alla prevenzione, rimasta quasi del tutto inattuati. In alternativa, devono fornire una risposta concreta sulle sorti di tutti quei lavoratori che il 18 marzo saranno in piazza Castello a manifestare per difendere il proprio lavoro».