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(Jamma) – “A molti –si sa- il “gioco” non piace e costoro probabilmente saranno lieti di constatare che il prossimo autunno porterà – oltre alle foglie cadute dagli alberi – la scomparsa delle awp da tutta la rete generalista del Piemonte, unitamente alla chiusura di tutte le sale in Emilia-Romagna.

Quando si tratta di cittadini, la libertà di pensiero (e anche quella di compiacersi di ‘disgrazie’ altrui) può non essere messa in discussione, ma quando si tratta di Istituzioni Pubbliche le cose cambiano: se delle Imprese in piena regola con le leggi dello Stato vengono trasformate in “obiettivi politico-amministrativi di eliminazione” ed i rispettivi lavoratori arrivano ad essere “disconosciuti e ignorati” (nella loro stessa natura di persone e posizioni contributivo-fiscali), allora la confusione –e la contraddizione- che regna in Italia è già arrivata a toccare un pericoloso picco.

Ribadisco, nessuno del settore ha la pretesa di ‘piacere’ necessariamente, come peraltro capita a centinaia di altre categorie che, per mille motivi (dai più seri ai più effimeri), sono percepite con poca simpatia. Mai, però, si dovrebbe arrivare a pensare (e ad attuare) un piano di epurazione sociale come quello che le imprese e i lavorati del comparto awp stanno subendo negli ultimi tempi. Non può essere colpa solo della carente comunicazione di qualcuno o della non ottimale comunicazione di qualcun altro, se Politici e Amministratori pubblici arrivano a guardare in faccia esercenti e gestori e a dire loro “mi spiace, chiudi e vai a casa perché tu sei il più grosso problema che ho” (n.d.a ma ne frattempo fai arrivare –fortunatamente- allo Stato 10 miliardi l’anno perché altrimenti l’IVA aumenta ancora, oppure mi tagliano i trasferimenti).

Arrivati a questo punto ha poco senso parlare degli errori (parecchi) che Imprese e Legislatori hanno commesso nel pianificare l’espansione (incongrua ed eccessiva) del gioco e degli apparecchi leciti e, forse, non ha neanche più senso evidenziare come nessun operatore e nessun esercente abbia mai preteso di far funzionare apparecchi e sale h24, ma solamente per il tempo necessario a soddisfare la domanda principale di servizio che “la gente” richiede e che –con ogni probabilità- dal prossimo autunno, altri soggetti “invisibili” al Fisco (più discreti e più capaci di tutelare il loro business) soddisferanno in Piemonte ed Emilia Romagna.

Arrivati a questo punto bisogna far gettare la maschera a tutti e pretendere che i messaggi siano chiari e non equivocati –anche in vista delle prossime elezioni-: ci sono italiani che pagano tutte le (tante) tasse che lo Stato pretende, che vengono classificati come “virus” da estirpare e che, proprio come nel caso del Piemonte, sono considerati “agenti patogeni” dai documenti delle AUSL locali, le stesse che –in alcuni casi- sono incapaci di soddisfare la quotidiana domanda di sanità ma, improvvisamente, sono diventate tutte “scienziate” del gioco d’azzardo (soprattutto nel trovare soluzioni per arginare il G.A.P.).

Come cittadina, questa situazione genera sconforto che si trasforma, poi, in fastidio quando i dati sul G.A.P. mi assicurano che: nessun territorio che si sia dotato di ordinanze orarie e distanziometri abbia poi divulgato informazioni circa il calo -anche di uno solo- dei dipendenti da gioco, tutti i territori che si siano dotati di restrizioni al gioco lecito abbiano, poi, conosciuto l’aggressività del gioco illegale “sostitutivo” proposto dalla criminalità.

Con la rimozione dell’amianto si eliminano le affezioni polmonari che ne derivano ma se spegni la slot lecita, l’unico effetto che generi è accendere quella illegale!”

Avv. Isabella Rusciano (AsTro)

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