“Se si immagina che un giocatore oggi inserisca complessivamente 100 euro in una Awp, 32 euro restano nell’apparecchio dei quali 21,60 euro vanno all’Erario, 0,80 cent all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (canone Adm+deposito cauzionale) ed i restanti 9,60 euro vanno alla filiera composta da gestori, esercenti e concessionari, per un impatto effettivo della tassazione pari al 70%”.

E’ quanto spiegato dal presidente Sapar, Domenico Distante, in conferenza stampa alla Camera dei Deputati parlando dei previsti nuovi aumenti del Preu che dovrebbero portare nelle casse dello Stato circa 560 milioni di euro, così come risulta dai testi della Manovra di bilancio per il 2020. Risorse che il governo Conte bis intende rastrellare nel settore del Gioco di Stato a copertura della manovra finanziaria e della legge di bilancio.

“Se invece consideriamo l’aumento del Preu previsto dalla bozza di Decreto Fiscale, l’impatto effettivo della tassazione salirà al 74,3% (75,8% se si considera il costo dei nulla osta) con una riduzione del margine per le imprese di gestione tale da condurre la maggior parte di esse al fallimento, con ricadute occupazionali drammatiche visto che le aziende stanno ancora facendo fronte alla sostituzione degli apparecchi per la modifica della percentuale di vincita al 68% introdotta dalla Legge di Bilancio 2019. L’impatto della suddetta tassazione, se si considera anche il costo di iscrizione al Registro Unico degli Operatori di Gioco (500 euro annui) previsto dalla bozza di Decreto Fiscale, salirebbe al 78,01%” ha aggiunto Distante.

“Una filiera che conta oltre 150mila lavoratori con un indotto che vale oltre l’un per cento del prodotto interno lordo ma che rischia di cedere sotto i ripetuti aumenti del Preu, il prelievo erariale unico. E infine lo spettro dei licenziamenti, sempre dietro l’angolo per circa 150mila lavoratori del comparto e dunque il vanificarsi di investimenti in apparecchi e tecnologie, nonchè il rischio di fallimento per migliaia di piccole e medie imprese e degli operatori del settore. L’industria del gioco intende lanciare un allarme al Governo, ci rivolgiamo direttamente al premier e al ministro dell’Economia nell’auspicio che le nostre preoccupazioni possano essere ascoltate, ma saremo altrettanto pronti a far valere i nostri diritti in un contesto legislativo confuso, esposto a sistematici attacchi”.

“Mi spiace non ci siano oggi i rappresentanti delle concessionarie. Quello di oggi non è un problema solo delle imprese dei gestori”, ha sottolineato Distante.

“Abbiamo cercato in tutti i modi di far capire chi siamo, ma anche di recente il ministro Di Maio non ha mancato di dire, erroneamente, che le lobby del gioco italiane sono le meno tassate in Europa. Non siamo lobby, non ci nascondiamo. Siamo preoccupati per le nostre imprese, vaghiamo comune per comune per difendere le attività, a chi fa il nostro lavoro si nega perfino il mutuo per la prima casa. Gestori a cui le banche chiedono di chiudere il conto per l’attività non è etica. Chiedo a Di Maio se questo è possibile, che ci dia una risposta”.