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(Jamma) – Cinque ore al giorno sono improponibili per qualsiasi attività economica “lecita”, e una limitazione a questa sola fascia temporale non può significare “regolamentazione” ma “abolizione per asfissia”.

E’ questa la base logico-politica di AS.TRO, da cui parte una nuova proposta di confronto con il Comune di Napoli, per orientare una diversa modulazione di approccio verso il settore locale del gioco legale, oramai prossimo ad abbandonare il loro territorio di operatività all’economia parallela della città.

Si ricorda, infatti, che nel capoluogo campano l’orario di esercizio degli apparecchi da gioco lecito (così come l’orario di aperture delle sale autorizzate) è limitato dalle ore 9,00 alle ore 12,00, e dalle ore 18,00 alle ore 20,00, in virtù di un regolamento comunale vigente da oltre 2 mesi.

Regolamentare e disciplinare non può coincidere con l’abolizione, sia essa espressa e formale, sia essa “surrettizia” e “derivata” dalle limitazioni imposte. Con questa premessa AS.TRO avvierà un confronto con l’Amministrazione Comunale di Napoli, chiedendo in primo luogo un atto di chiarezza politica.

In seconda istanza, AS.TRO si farà promotrice del progetto “un gioco buono anche per il territorio”, conosciuto e apprezzato in moltissime città italiane, tramite il quale si propone di allestire una gestione del gioco lecito sinergica tra istituzioni e operatori, per garantire ai territori presidi di legalità – professionalità – responsabilità e trasparente collaborazione con gli organismi socio-sanitari.

“Se siamo il solo ed unico male assoluto di Napoli – afferma il responsabile ASTRO per le questioni territoriali, Lorenzo Verona – si disponga il divieto assoluto del gioco legale in città, con implicita autorizzazione di solo quello criminale, altrimenti si inizi a capire che la logica dei divieti serve solo a “spostare” il problema dalla dimensione “concreta” della sua risoluzione a quella della sua gestione mediatica.

Il gioco legale non può sopravvivere con solo 5 ore di operatività, e proprio perché legale non può pensare di resistere violando una disposizione formalmente (ancora) legittima. Ma la politica – prosegue Lorenzo Verona – non è solo “formale inappuntabilità di un atto”, ma anche coscienza degli effetti concreti che provoca, che “nel caso di Napoli”, sono a dir poco scontati, e già ampiamente censibili nei primi mesi di applicazione del regolamento. Vietare è l’antitesi del regolamentare, e AS.TRO si impegna affinché ci sia – a tutti i livelli – una impennata di qualità ed efficacia nella regolamentazione del gioco lecito, ciò presupponendo che le attività economiche chiamate ad esprimere virtuosità operativa ed etica imprenditoriale siano “in vita” e non fallite”.

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