“Il nuovo giochino è attivo dal primo febbraio ma le imprese hanno chiesto e ottenuto un rinvio e avranno tempo fino al 31 marzo per adeguare i loro registratori telematici con una spesa media che con la pistola per leggere i codici arriva fino a 300 euro, che si vanno ad aggiungere alle spese sostenute nel 2019 per l’adeguamento ai corrispettivi telematici. Non migliaia di euro, certo ma una spesa comunque inopportuna adesso: siamo in piena pandemia quasi da un anno, con tutte le ripercussioni economiche del caso, i negozi hanno appena riaperto, non c’è liquidità, mancano gli incassi e crescono i debiti. Lo confermano i dati: al momento si sono adeguati pochi artigiani e commercianti, tra il 30 e il 40% circa nella Città Metropolitana. Il risultato sarà un ulteriore spinta per i consumi nella grande distribuzione organizzata e nelle grandi catene a svantaggio di laboratori e negozi di vicinato. Cna ha già inoltrato richiesta di credito di imposta per ogni spesa di adeguamento della casse, ma da Roma tutto tace” ha spiegato Giacomo Cioni, presidente Cna Firenze Metropolitana. Confesercenti Firenze stima che meno del 30% dei commercianti si è adeguato con costi che, secondo l’associazione, possono arrivare fino a 400-600 euro. “I commercianti non ne vogliono sapere a causa dei costi di adeguamento dei registratore ma soprattutto perché in un momento come questo, in cui ai negozi ci sono le file, perdendo tempo ad inserire i codici aumenta il rischio di assembramenti e code. Sotto questo aspetto sicuramente la Gdo è avvantaggiata. Perché lo stato non compensa i commercianti per il tempo perso ad inserire i codici?” è stato aggiunto.

“Costi di adeguamento del registratore di cassa, acquisto del lettore, e soprattutto le commissioni bancarie su ogni transazione effettuata con il bancomat o carta di credito” sono questi secondo Claudio Pinna, coordinatore di Cna Isola d’Elba le difficoltà operative ed economiche cui devono andare incontro le imprese per permettere ai clienti di usufruire della lotteria degli scontrini.

“In questo periodo di ulteriore crisi – aggiunge il coordinatore CNA – non era il caso di aggiungere ulteriori balzelli alle imprese. Non è giusto che i costi della lotteria siano a carico loro: fra software e hardware si parla di circa 300 euro, per i quali non è stato previsto alcun rimborso o credito d’imposta, più i costi bancari. Quando poi si tratta di microtransazioni, pensiamo ai bar, ai panifici, pasticcerie, gelaterie, pizzerie a taglio ecc. (valgono per la lotteria gli importi al di sopra di un euro) c’è da considerare anche la perdita di tempo fra un cliente e l’altro. E’ quindi necessario – conclude Pinna – che il governo intervenga per agevolare le imprese in questo adeguamento e soprattutto nei confronti delle banche per abbattere le commissioni sulle transazioni”.

“In Veneto più della metà degli esercizi commerciali non è pronta – dichiara Patrizio Bertin, presidente di Confcommercio Veneto -. Per aggiornare i registratori telematici e acquistare il lettore ottico che “vede” il codice lotteria, un esercente deve spendere mediamente 300 euro. Un costo esagerato e un onere di cui, in questo momento, non se ne sentiva il bisogno». Più che puntare sulla fortuna, per Confcommercio Veneto la ripresa dei consumi passa per provvedimenti strutturali che sostengano il tessuto imprenditoriale e la ripartenza dell’economia. «Il commercio versa in una situazione di grave crisi – prosegue Bertin – e molte aziende stanno lottando per sopravvivere: in particolare per i pubblici esercizi, che nell’ultimo anno hanno dovuto tenere chiuso 160 giorni, senza incassi, ma a parità di costi fissi, dover far fronte a un altro balzello è del tutto fuori luogo. I costi superano i benefici e le priorità sono ben altre. Lo ribadiamo: servono contributi immediati e adeguati, calcolati sulle perdite del fatturato annuo. Poi, se si vuole andare verso la moneta elettronica, non si può non ricordare che è necessario azzerare le commissioni”.

Esprime perplessità Nadia Cavazzini, vice presidente provinciale Confcommercio Imprese per L’Italia. “Purtroppo – afferma in una nota – questa iniziativa parte in un momento sbagliato, perché le spese di attivazione per gli imprenditori superano i benefici e i negozi non hanno avuto il tempo per adeguarsi”. Alla data dello scorso 20 dicembre – dati di Confcommercio Toscana – su un 1,4 milioni di registratori telematici installati per la trasmissione telematica dei corrispettivi, solo 700 mila erano stati aggiornati per poter far partecipare i consumatori alla lotteria. In sostanza, dunque, la metà. “C’è poi il problema dei costi – prosegue la Cavazzini – per aggiornare i registratori telematici e acquistare il lettore ottico, necessario per la lettura del codice lotteria, un esercente spende in media 300 euro. Una cifra esagerata e inopportuna, in una fase estremamente difficile in cui molti commercianti hanno notevoli difficoltà finanziarie a causa della crisi. Ben vengano iniziative mirate a incentivare la ripresa dei consumi, ma non devono e non possono avere ulteriori ricadute sulle spalle degli imprenditori, già costretti a fronteggiare ogni giorno una situazione senza precedenti che mette a repentaglio la sopravvivenza delle aziende”.

“Prima di magnifiche lotterie degli scontrini suggerisco al nostro Governo di risolvere i problemi di connettività del paese. In Lunigiana non funziona ancora internet”, è il commento di Paolo Bedini, presidente di Cna Massa Carrara. “Se vuoi eliminare coni d’ombra e tracciare i pagamenti – continua Bedini – hai un solo modo: rendere detraibile tutto. Personalmente non mi piace l’approccio del gioco. Ciò nonostante i tempi sono sbagliati. Il paese ha bisogno di una politica fiscale attualizzata. Prima metti in condizione le imprese, anche quelle che vivono nei piccoli paesi, di poter avere internet e far effettuare i pagamenti elettronici, poi fai la lotteria. La soluzione era di rimandare. Ma come sempre si parte dalla fine e non dall’inizio”.

“Non siamo contrari alle novità – afferma in una nota la Confartigianato toscana – soprattutto se nell’ottica di combattere l’evasione e rilanciare i consumi. Ma devono essere introdotte al momento e nei modi opportuni, altrimenti finiscono per costituire l’ennesimo balzello a carico delle imprese in un momento come questo, in cui si fa fatica ad arrivare in fondo alla giornata”.

La Confcommercio di Fano – come racconta il segretario Marco Arzeni – interviene sul tema della lotteria degli scontrini: “La strada è ancora lunga, dai nostri dati infatti ci risulta che neppure la metà dei registratori di cassa è stata aggiornata vuoi per motivi tecnici dovuti a impossibilità delle aziende fornitrici, vuoi perché gli operatori commerciali non digeriscono bene questa iniziativa che comporta costi e perdite di tempo e vuoi anche per il periodo di difficoltà che il settore sta vivendo in cui, invece di aiuti concreti, arrivano queste non certo brillanti soluzioni”.

“E’ chiaro che la clientela – dice Barbara Marcolini, Presidente di Confcommercio Fano – è interessata a partecipare alla lotteria (ogni settimana 15 premi da 25.000 euro per chi compra e 15 premi da 5.000 euro per chi vende più una estrazione annuale da 5 milioni per il cliente e 1 milione per l’esercente ndr) e pertanto, volenti o nolenti, gli esercenti si dovranno adeguare, purtroppo però penso che, come per il cashback, anche la lotteria degli scontrini, non ha nessun utilità per un mercato che soffre di liquidità e di prospettive in un momento di incertezza per le aziende che non sanno se restare aperte o chiuse”.

“Il settore in questo momento sta galleggiando a malapena – conclude Arzeni – come Confcommercio avevamo quantomeno chiesto una proroga perché questa iniziativa nasce già zoppa e poi a dirla tutta se pensiamo di combattere l’evasione fiscale o incoraggiare l’uso della moneta elettronica con simili metodi cadiamo davvero nella più grande ingenuità se pensiamo che nella vendita al dettaglio si registra un 10% di evasione fiscale, forse bisognerebbe occuparsi anche dell’altro 90% così come bisognerebbe abbassare i costi delle commissioni e smetterla di aiutare gli istituti di credito”.

“Tra i 200 e i 400 euro di spese obbligate in piena crisi pandemica per l’adeguamento delle casse. Nessun credito d’imposta per recuperarli. A questo aggiungi il tempo che va dedicato ad ogni operazione, e poi la sensazione che chi introduce questi meccanismi non si renda conto di cosa siano. Con tutto questo, come si può accogliere bene la lotteria degli scontrini?”. Così Leonardo Nannizzi, presidente provinciale di Confesercenti Siena.

“Per ogni richiesta sono 6 tasti aggiuntivi da battere sul registratore di cassa – spiega Nannizzi – ma se ad esempio il cliente non ha un lettore di QR code sul telefono c’è un’ulteriore trafila da fare al posto suo. Immaginatevi come può sentirsi di questi tempi chi sta dall’altra parte del banco e si vede costretto a ripetere tutto questo anche per un semplice caffè da un euro”.

“I provvedimenti degli ultimi mesi hanno previsto bonus e crediti d’imposta di vario tipo – denuncia il presidente di Confesercenti – ma nessuno di questi è stato pensato per alleggerire la spesa, anche fino a 400 euro, che ogni esercente si trova costretto a sostenere per la lotteria. In più c’è la diffusa impressione che chi ha elaborato tutto questo meccanismo non abbia mai nemmeno simulato il suo funzionamento in un esercizio commerciale, e tantomeno abbia ritenuto utile ascoltare il parere di chi invece in negozio o al bar ci sta tutti i giorni. In pratica, per ogni vendita effettuata, viene chiesto ad ogni esercente di fare quello che fino ad oggi era un ruolo specifico di un profilo commerciale ben preciso, quello delle ricevitorie; una beffa per loro quanto per tutti gli altri esercizi, che preferirebbero impiegare il loro tempo per servire al meglio il cliente con la propria specifica offerta. Se proprio c’è chi vuole farci fare il banditore, che ci indennizzi per farlo; non ci basta certo la prospettiva di poter partecipare all’assegnazione dei premi, che è di fatto una chimera: per un semplice calcolo di probabilità è facile capire che toccherà soprattutto a chi fa una grossa mole di scontrini, ovvero alla grande distribuzione. Una trafila aggiuntiva e milioni di soldi pubblici spesi per attivarla, anziché una sinergia tra Entrate e Servizi Interbancari, che già dispongono dei dati sulle transazioni: a chi giova? Con quel risparmio si poteva favorire un calo della pressione fiscale, che aiuterebbe – quello sì – a contenere l’evasione”.