“Prima di magnifiche lotterie degli scontrini suggerisco al nostro Governo di risolvere i problemi di connettività del paese. In Lunigiana non funziona ancora internet”. E’ il commento di Paolo Bedini, presidente di Cna Massa-Carrara, in merito all’avvio della lotteria degli scontrini.

“Se vuoi eliminare coni d’ombra e tracciare i pagamenti hai un solo modo: rendere detraibile tutto. Personalmente non mi piace l’approccio del gioco. Ciò nonostante i tempi sono sbagliati. Il paese ha bisogno di una politica fiscale attualizzata. Prima metti in condizione le imprese, anche quelle che vivono nei piccoli paesi e borghi, di poter avere internet e far effettuare i pagamenti elettronici, poi fai la lotteria. La soluzione visti anche i problemi di sopravvivenza delle imprese, era rimandare il sistema della lotteria di un anno. Ma come sempre si parte dalla fine e non dall’inizio”.

Polemiche anche nel Bresciano. Secondo Carlo Massoletti, presidente provinciale di Confcommercio: “Le imprese che aggiornano i registratori di cassa rendendo possibile questa operazione sono oberate di lavoro. E le difficoltà economiche del periodo non invogliano certo i negozianti a sostenere ulteriori esborsi”.

“Abbiamo fatto tanti rinvii, in oltre un anno. Cambiato le regole più volte. Tanto valeva partire ad aprile, quando gli esercenti saranno finalmente pronti” ha detto Tatiana Oneta di Altroconsumo.

“Ci hanno comunicato la data venerdì, per il lunedì successivo: serviva più tempo”, spiega Albino Russo, responsabile dell’ufficio Studi Coop. “La grande distribuzione è tutta pronta”, aggiunge. Critiche poi alla scelta di escludere dalla lotteria gli acquisti misti, con buoni sconto o buoni pasto. “Il risultato è che il consumatore dovrà scegliere se rinunciare al buono o alla lotteria; oppure chiederà di farsi fare doppio scontrino, uno con il buono e l’altro senza”, dice Russo.

“In un momento ancora delicatissimo per il commercio, con la pandemia che non molla la propria morsa, gli imprenditori avrebbero voluto nuovi e immediati ristori invece della lotteria degli scontrini che nei fatti porta solo aggravi burocratici e soprattutto economici” commenta Alessio Lucarotti, presidente dell’associazione di categoria Confesercenti Toscana Nord. “Aver spostato questo passaggio dal 1° gennaio al 1° febbraio cambia davvero poco – insiste Lucarotti – in un mese, purtroppo, niente è cambiato per i nostri imprenditori a livello economico. Abbiamo ricevuto tante chiamate di nostri soci che dichiarano di non voler aderire all’iniziativa; crediamo che ad oggi solo il 30% dei registratori di cassa saranno pronti e di conseguenza circa un acquisto su quattro effettuato nei negozi delle nostre aree non sarà valido ai fini del conteggio degli scontrini. La conseguenza è quella di dare un’ulteriore spinta al declino dei piccoli negozi, creando un nuovo grave squilibrio concorrenziale: ad essere pronti a partecipare, adesso, sono soprattutto le catene e la grande distribuzione”.

Lucarotti entra più nello specifico parlando di “ennesima tegola sul sistema del commercio, che ha pagato il prezzo più caro della crisi economica causata dalla pandemia. Non siamo contrari al piano cashless di per sé, ma questo è il momento più sbagliato per introdurre la novità, specialmente perché molte attività nel resto del Paese stentano a ripartire. E aggiornare un registratore di cassa costa fra le 50 e le 2-300 euro che l’imprenditore deve pagare di tasca propria, e chi ha un registratore che non può essere aggiornato deve per forza comprarne uno nuovo. Entro giugno andrà fatto anche l’adeguamento al nuovo formato Xml7 per la fattura elettronica, il che vuol dire nuove spese. La legge poi prevede – conclude il presidente Confesercenti Toscana Nord – che l’acquirente possa segnalare il commerciante che non aderisce alla lotteria; in tal modo l’esercente, oltre a perdere il cliente, può incorrere in una verifica, la norma parla di un generico accertamento, poi bisognerà vedere in che cosa consiste, da parte di Agenzia delle Entrate. Attraverso le nostre sedi territoriali continueremo a fornire supporto ai nostri associati, mentre a livello nazionale insisteremo nel chiedere al governo incentivi diretti o crediti d’imposta per gli esercenti”.

Il presidente dei ristoratori trentini di Confcommercio, Marco Fontanari: “Per il momento l’unico effetto della lotteria degli scontrini è quello di mortificare le attività che si trovano già in difficoltà. Non c’è infatti da stupirsi se solo il 30% dei pubblici esercizi abbia già adeguato il proprio registratore di cassa a questo nuovo gioco: per chi è stato costretto a rimanere chiuso 160 giorni nel 2020, senza nemmeno vedersi cancellare i costi fissi, 300 euro per aggiornare il software sono una spesa insostenibile. Come se non bastasse, si deve fare i conti con i ritardi degli installatori, che sono letteralmente oberati di lavoro. Eppure, lo Stato ha convinto gli italiani che l’unica occasione di riscatto sociale, al momento, è legata alla fortuna e infatti le persone stanno già cominciando a scegliere un negozio o un locale in base alla possibilità di partecipare o meno alla lotteria.  Questa è una follia. Ecco perché avevamo chiesto al governo di posticiparne l’avvio a giugno, quando tutti fossero stati pronti. Invece si è preferito privilegiare ancora una volta le realtà più grandi e strutturate, che si sono già adeguate. Ora oltre al danno, la beffa. Il trend che stiamo riscontrando in queste prime ore, infatti, è che le persone, prima ancora di ordinare un caffè, chiedono se possono partecipare o meno alla lotteria. In caso di risposta negativa, cambiano locale. Un corto circuito che si poteva e doveva evitare”.

“La lotteria degli scontrini? E’ un’istigazione di Stato al gioco d’azzardo, che potrebbe diventare per qualcuno una patologia, peraltro già diffusa. Oltre a questo, ogni utilizzo del pos è un costo aggiuntivo per le attività commerciali, che pagano una commissione bancaria. Avrebbero almeno dovuto cancellare quest’ultima prima di varare il provvedimento”. Così Gaetano Callà, presidente provinciale dei ristoratori di Fipe Confcommercio a Rimini. “Non credo che chi si è già aggiornato abbia un vantaggio commerciale rispetto alle altre attività; la gente va nei ristoranti per l’offerta di qualità e servizi degli stessi, non per giocare alla lotteria”. “Un vantaggio a chi offre sin d’ora gli scontrini elettronici? Potrebbe anche essere, almeno nel nostro settore”, il parere di Giammaria Zanzini, neo rieletto presidente provinciale Federmoda a Rimini.

“Bar, ristoranti e negozi sono in ginocchio, il settore è allo stremo, i commercianti hanno i magazzini pieni, non abbiamo avuto tempo di pensare alle lotterie e spendere soldi per i nuovi registratori di cassa – tuona Gianni Indino, presidente provinciale Confcommercio a Rimini –. Quanto alle lotterie, ci basta la nostra, quella di ogni operatore che non sa se domani riuscirà ad aprire di nuovo e a pagare tasse, affitti e bollette che arrivano puntuali, anche se si resta chiusi”. Indino spiega “i consumatori possono segnalare gli esercenti che si rifiutano di acquisitre il codice lotteria solo a partire dal 1° marzo, come previsto dal Milleproroghe”. “Non sappiamo come arrivare a domani – insiste Indino –, non possiamo anche pensare alla lotteria. Comercio e turismo sono allo stremo. Non riteniamo fosse così urgente ripartire con il cashback e la lotteria degli scontrini. Che implica per commercianti ed esercenti un’organizzazione per la quale molti esercizi non sono ancora pronti”.

“Ci mancava solo questa – esordisce Daniele Tarantino, vice presidente nazionale di Confimprese Italia e presidente di Confimpresa Massa Carrara –. Ho sentito i miei associati e certo, in questo momento di crisi economica, non hanno bisogno di questa novità. Lotteria degli scontrini significa mettersi in regola con nuovi contatori e lettori di cassa, e questo comporta una ulteriore spesa per gli esercenti, colpiti dalla crisi pandemica. Chiediamo che sia il Governo a farsi carico dei costi di questa operazione. Non possiamo farla pagare sempre ai negozianti”.

Francesco Bennati, presidente della Fiepet di Massa Carrara federazione dei pubblici esercizi bar, ristoranti di Confimpresa. “Tecnicamente non abbiamo ancora idea di come possa funzionare nel nostro settore perchè i tecnici non riescono a evadere le richieste. Quindi la maggior parte non è pronta. Per il settore bar sarà un grosso problema perchè l’operazione richiede tempo, soprattutto per chi fa alto volume di scontrini a poco prezzo. Pagamento con pos e lettura dell’apposito codice allungherà i tempi per l’emissione tecnica dello scontrino. Inoltre, siamo sotto personale perchè il lavoro è calato per motivi pandemici e abbiamo un carico di lavoro maggiore. Non era il momento idoneo per questa operazione. Sarebbe stato meglio investire risorse nei ristori, perchè le aziende stanno rischiando la chiusura”.

“Abbiamo fatto aggiornamento del software una decina di giorni fa – spiega Christian Lazzarelli, presidente del Ccn Massa da Vivere – ma non tutte le case sono pronte e probabilmente ci sarà un ulteriore slittamento, proprio dal governo centrale. Tutto da vedere se si partirà. Io ho fatto l’aggiornamento così come alcuni dei miei colleghi. Comunque non tutti sono pronti proprio perchè non sono pronte le case produttrici. Non so a cosa possa servire, se effettivamente darà un impulso al commercio e ai consumi”.

Stefano Agnesini, presidente nazionale della Confederazione Imprese unite per l’Italia commenta così: “Credo che la maggior parte degli esercenti ad oggi non sia adeguata ma proprio per un problema tecnico legato alle casse. Le spese sono tante, ci sono persone che non riescono a lavorare e devono adeguarsi. Non è un buon periodo ma tanto non si capisce. La normativa è partita da oggi (ieri) con 60 giorni di tempo per adeguarsi. Dal 1° aprile scatteranno le sanzioni per chi non è in regola. Secondo me, è una cosa aberrante, non possono mettere una lotteria degli scontrini per combattere il sommerso, da affrontare con altri metodi. L’esempio lo abbiamo avuto con il cash back. Ho parlato con molti esercenti e la gente nemmeno lo chiedeva. Chi lo ha fatto ancora non ha ricevuto il denaro. E’ vero che c’è voglia di tornare alla normalità ma molti non hanno più soldi”.

“Per capire se sta funzionando – spiega la direttrice di Confesercenti Rovigo, Antonella Savogin – bisogna attendere almeno un paio di settimane. Difficile dare, a un giorno dal via, un numero preciso sulle adesioni”. Non nasconde le perplessità il presidente dell’Ascom Confcommercio Rovigo Stefano Pattaro. “Questa lotteria porterà a nulla, è destinata al fallimento. Per aggiornare i registratori telematici e acquistare il lettore ottico per il codice lotteria, i negozianti devono spendere in media 300 euro. Un costo che in questo momento di crisi doveva essere evitato”.

“Quasi tutte le farmacie della provincia mi risulta si siano adeguate – evidenzia la numero uno di Federfarma Rovigo, Claudia Pietropoli – si sono susseguiti diversi rinvii, ma c’è stato un anno di tempo per predisporre registratori e lettori. C’è da ricordare, però, che le spese per i farmaci con cui si partecipa alla lotteria non potranno poi essere detratte. Dunque il cliente, per quanto riguarda lo scontrino della farmacia, prima di partecipare alla lotteria, deve fare opportune valutazioni”.

“Contrariamente a questo Governo, il commercio è una cosa seria, e la trovata della lotteria degli scontrini, in questo preciso momento storico, è una vera e propria indecenza”. E’ chiaro il direttore di Confcommercio Provincia di Pisa Federico Pieragnoli nel giudicare la nuova iniziativa del Governo sulla Lotteria degli scontrini: “L’evasione fiscale, che in realtà si muove soprattutto con l’elusione e la moneta virtuale, è solo un pretesto per imbastire tutto questo baraccone in piena pandemia. I commercianti stanno lavorando in condizioni difficilissime, alla prese con chiusure, restrizioni, protocolli, consumi in picchiata, e invece di semplificare loro la vita, si decide di aggravare ulteriormente le loro condizioni di lavoro. Ripeto, tutto questo è indecente”.

“Intanto c’è un ulteriore aggravio di costi per i commercianti costretti loro malgrado a spendere centinaia e centinaia di euro per adeguare i loro software e registratori di cassa al sistema lotteria” sottolinea Pieragnoli: “Proprio a causa della lotteria, si genera un inevitabile rallentamento delle operazioni di pagamento e di smaltimento della clientela, in evidente contrasto con le norme anti-pandemiche, che invitano invitano i clienti ad uscire velocemente dagli esercizi commerciali. Inoltre, contrariamente a quanto avviene con il contante, le commissioni bancarie in ogni transazione vanno ad erodere quanto è stato incassato, generando una ulteriore perdita economica per il venditore. Insomma, questa lotteria è un nuovo affronto al commercio, agli imprenditori e persino ad alcune categorie sociali, come gli anziani, per i quali il contante è un metodo di pagamento imprescindibile”.

“D’altronde, è la stessa BCE ad aver ricordato come il contante è sempre disponibile, rapido e agevola il controllo della spesa e rappresenta l’unico mezzo di pagamento che non consente legalmente di imporre tariffe per il suo utilizzo” aggiunge e conclude il direttore di Confcommercio: “Non c’è niente di buono da aspettarsi da questa politica senza vergogna che gioca con il lavoro, la dignità e il futuro di milioni di imprenditori, arrivando ad autorizzare persino la delazione all’Agenzia delle Entrate e la messa all’indice di quei commercianti che liberamente volessero non aderire”.

“Non sappiamo da un giorno all’altro cosa succederà, non pensavamo andasse avanti. Abbiamo necessità impellenti prima di investire su questo”. “E’ un costo, vedremo nei prossimi giorni, ma potevano pensare ad altre cose invece che metterci in difficoltà”. Sono unanimi le critiche della presidente di Ascom Savona Laura Chiara Filippi e di Pasquale Tripodoro, presidente Fiva Confcommercio Savona nei confronti della lotteria degli scontrini. “Il primo impatto è stato traumatico, la situazione è già piuttosto drammatica nella città di Savona a causa delle diverse chiusure delle attività e questo aggrava la situazione economica – ha continuato Laura Chiara -. L’operatività avrà una funzione debole e attualmente la domanda è poca, anche perché si lavora poco. Per ora è un fulmine a cielo sereno e non è una questione di non volerlo fare ma l’operazione comunque richiede del tempo e a prescindere da questo c’è un costo iniziale per dover partire”.

“In tanti non sono ancora pronti, hanno preso appuntamento con i tecnici e ci vorrà tempo. Confcommercio nazionale ha chiesto più volte di prorogare, pensavamo si partisse post pandemia” spiega la rappresentante savonese di Ascom.

“Non tutti hanno adeguato il registratore di cassa, qualcuno si è attrezzato ma non c’è stato un grande afflusso. Non è il momento giusto per far partire un’iniziativa del genere, siamo in difficoltà sia economiche che di mancanza di clienti. Sarà una rottura di scatole per l’esercente, se non c’è nessuno ci si può mettere a digitare ma se i clienti sono tanti diventerà difficile. Cosa dobbiamo fare, assumere una persona in più? non mi sembra una cosa giusta” dice Pasquale Tripodoro.