“Arriva dalla Puglia un segnale di equilibrio. Le modifiche alla Legge regionale sul contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico, approvate il 5 giugno scorso dal Consiglio Regionale, introducono elementi di razionalità nella regolamentazione della materia, pur senza fare sconti sui temi della tutela della salute dei cittadini, legati al gioco con vincita in denaro”.

Così in una nota Armando Iaccarino, Presidente del Centro Studi As.Tro.

“Contro ogni precedente tentazione demagogica, il fenomeno viene affrontato tenendo conto dei diversi punti di vista e di un sano bilanciamento degli interessi in ballo e degli obiettivi da raggiungere.

Le dipendenze patologiche, il gioco pubblico come presidio contro l’illegalità, la tutela del lavoro trovano cittadinanza paritaria nelle analisi propedeutiche alla scelta di regolamentazione ed allo studio delle iniziative di prevenzione sono chiamati anche i protagonisti del settore, vale a dire i rappresentanti degli operatori di gioco.

Tutto questo in un contesto che mantiene comunque alta l’attenzione sull’offerta di gioco, attraverso previsioni di aree di rispetto nei confronti di alcune tipologie di luoghi sensibili che non coprono, peraltro, la quasi totalità dei territori comunali.

Un ripensamento, quello che ha portato alla nuova regolamentazione, dettato dal convincimento dell’inefficacia degli strumenti precedentemente adottati e della inutilità, storicamente dimostrata, di politiche proibizioniste.

Ma nella settimana passata si è registrato anche un altro segnale di razionalità importante.

Il TAR Toscana, accogliendo il ricorso di una sala, afferma l’equivalenza dei “distanziometri” per i punti di gioco ed i luoghi sensibili. Vale a dire che, se non si può aprire un punto di gioco al di sotto della distanza prevista da un luogo sensibile, non si può nemmeno dar vita d un luogo sensibile al di sotto di tale distanza, rispetto ad un preesistente punto di gioco.

Finalmente una pronuncia che fa giustizia di uno dei punti di maggior incoerenza giuridica, presenti in molte regolamentazioni locali, secondo cui, in barba a qualsiasi precedente affidamento, sarebbe bastato aprire, ad esempio, un bancomat per provocare lo sfratto di un punto gioco, senza alcuna certezza di trovare una collocazione stabile.

Sono questi segnali di un approccio diverso al tema del gioco pubblico, in cui, finita la ‘sbornia elettoralistica’ (che peraltro in Italia dura ormai da gran tempo senza interruzione) si passi dalla demagogia allo studio ed all’analisi dei fenomeni?

Mi sembra utile infine tracciare, con riferimento al caso Puglia, un piccolo e parzialissimo ‘bestiario’ di come la demagogia non porti da nessuna parte.

Che senso ha, se non quello di alzare i toni e trasformare la discussione in una disputa da bar, affermare che si modifica una legge colpevole di essere stata troppo efficace, senza produrre alcun elemento a supporto e senza confronto con chi propone un’altra lettura della realtà?

È possibile che ogni decisione non condivisa sia sempre determinata dal potere di qualche non meglio precisata lobby?

Se così fosse, nel caso Puglia, a quale lobby dovremmo iscrivere quel procuratore della Repubblica che, a più riprese, ha sostenuto le necessità di un gioco pubblico regolato, per arginare l’illegalità?

Ma certo, è più facile ragionare per preconcetti e rifiutare il confronto”.

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