franzoso
Print Friendly, PDF & Email

(Jamma) – “Quando un potere viene sancito dalla giurisprudenza, il Legislatore è a un bivio: accettare l’ampliamento interpretativo della norma, (ritenendolo ancora conforme alla ratio della disposizione normativa), oppure riformulare la Legge chiarendone il perimetro e quindi inibendone, in tutto o in parte, l’estensione giurisprudenziale” scrive in una nota l’avvocato Michele Franzoso (AsTro).

“Questa è la “storia” dell’articolo 50 T.U.E.L. rigorosamente “circoscritto” dalla giurisprudenza quando poteva generare i fenomeni dei sindaci “alla Clint Eastwood”, generosamente ampliato, invece, quando si è trattato di legittimare “il distanziometro orario” (leggasi restrizione di accensione degli apparecchi) ai congegni per il gioco lecito, disposto dai sindaci “no-slot”.

La dottrina è unanime nel ritenere dubbio che il contemplato (dall’articolo 50 TUEL) potere sindacale di “traduzione degli indirizzi del Consiglio Comunale in materia di regolamentazione dei pubblici esercizi” possa arrivare sino a configurare la facoltà di accendere e spegnere (con ordinanza non contingibile, e quindi non limitata nel tempo) gli apparecchi da gioco lecito.
L’anomalia deriverebbe dal fatto che ciò venga realizzato mediante ordinanze “spurie”, ovvero “un po’ sanitarie” (se fossero solo sanitarie dovrebbero essere sempre contingibili), “un po’ di tutela sociale”(se fossero solo di tutela sociale sarebbero al di fuori del raggio della norma), “un po’ di regolamentazione del commercio” (se fossero solo di regolamentazione del commercio non sarebbero legittime contrazioni consistenti agli interessi economici privati, senza attenta istruttoria dimostrante la “continenza” delle compressione rispetto agli scopi).

Il carattere “a-tipico” dell’ordinanza è stato tipizzato e cristallizzato dalla giurisprudenza amministrativa attraverso un ragionamento giustificabile solo dallo “sfavor” in materia di gioco, grazie al quale la “pluralità/prevalenza di interessi pubblici” rende sempre soccombente l’interesse privato dell’impresa, la “predominanza in re ipsa” della salute su ogni altro bene costituzionale, rende “secondaria” l’anomalia segnalata dalla dottrina rispetto alla priorità di fornire al Sindaco uno strumento per prevenire il gioco eccessivo (ovvero arginare situazione di gioco eccessivo asseritamente già dedotte dal provvedimento amministrativo, ovvero un “po’ dell’una e un po’ dell’altra”).

Ovviamente i T.A.R. non hanno un orientamento univoco (Toscana, Lazio, Marche, Molise si distaccano, in parte, dall’interpretazione descritta), ma il Consiglio di Stato, sino ad oggi, ha mantenuto ferma la sua posizione di avvallo all’estensione di un potere che “in fondo, pare che faccia il bene della collettività”. Il rimedio può pertanto essere solo “normativo” e “chirurgicamente” individuato nell’ampliamento del testo dell’articolo 50 T.U.E.L. attraverso la previsione delle “specifiche” modalità di esercizio del potere sindacale in materia di gioco lecito. Si può fare ? Con questo assetto costituzionale, No. Il T.U.E.L. è un decreto legislativo recepente una apposita delega parlamentare, ed è stato emanato a seguito di procedure “concertate in Conferenza Unificata” con gli Enti Locali stessi, ed è pertanto modificabile solo attraverso il medesimo procedimento.

Il comma 936 della legge n. 208/ 2016 dispone che “Entro il 30 aprile 2016, in sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono definite le caratteristiche dei punti di vendita ove si raccoglie gioco pubblico, nonche’ i criteri per la loro distribuzione e concentrazione territoriale, al fine di garantire i migliori livelli di sicurezza per la tutela della salute, dell’ordine pubblico e della pubblica fede dei giocatori e di prevenire il rischio di accesso dei minori di eta’. Le intese raggiunte in sede di Conferenza unificata sono recepite con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le Commissioni parlamentari competenti”.

La questione “orari” pertanto non è “transabile” attraverso la Conferenza Unificata attualmente in corso “sulle AWP”, stante la sua estraneità rispetto al tema “del riordino distributivo terrestre” devoluto dalla legge n. 208/ 2016. Nessun Comune, pertanto, potrà mai sentirsi vincolato ad una “intesa” sugli orari, e qualsiasi decreto ministeriale eventualmente recepente questa parte di intesa sarebbe impugnabile dai Sindaci (con verosimile successo) al T.A.R. Lazio, in quanto l’articolo 50 TUEL (con la relativa interpretazione giurisprudenziale) resterebbe comunque intatto.

Parimenti sarebbe impugnabile qualsiasi “intesa” che limitasse l’oggetto dell’eventuale intesa alle sole AWP, sminuendo la mission legislativa del confronto Governo-Enti Locali – “l’offerta terrestre di gioco pubblico” – alle sole “awp” installate nella rete generalista. La complessità del quadro è pertanto evidente, e l’individuazione di processi di semplificazione che possano sortire scorciatoie giuridico-normative è molto ardua, persino per lo stesso Legislatore.

Sarà un paradosso, ma come la scommessa non autorizzata ha trovato una sorta di diritto di cittadinanza in Italia tramite un’imposizione della Corte di Giustizia Europea, così il gioco autorizzato dallo Stato (ma abolito localmente) dovrà affidarsi all’arbitro europeo dell’economia, per supplire all’incapacità Legislativa interna” conclude Franzoso.

Commenta su Facebook