«Di tutte le idee balzane, partorite dallo “scombinato” concerto tra governo, regioni, scienziati e pseudo tali, l’ultima, sulla messa agli “arresti domiciliari” degli ultrasettantenni, uscita dal senno del governatore della Liguria Toti e condivisa da altri suoi colleghi, appare peggio di una barzelletta da osteria. Quasi che gli anziani siano i principali untori e non le fragili vittime delle irresponsabilità altrui. Un’altra conferma, comunque, dell’anarchia istituzionale e, ancor più, dell’anarchia comunicazionale, che hanno caratterizzato, fin da marzo scorso, l’operato dell’esecutivo e delle regioni. Con gli effetti devastanti che stiamo subendo. Una notizia di questo genere, che ha seminato panico e sconcerto, quasi che gli anziani fossero cittadini di serie C, che non pagano le tasse e non hanno contribuito (o contribuiscono tuttora) alla crescita del nostro Paese, doveva essere smentita dal governo a strettissimo giro. Invece continua a circolare».

Lo dichiara il segretario generale di Unimpresa, Raffaele Lauro. «In poche parole, gli anziani trattati come “carne da macello” e “alibi osceno” di poteri incapaci di gestire l’emergenza. Se il governo vuole salvare gli anziani da potenziali contagi e dagli assembramenti, chiuda, per almeno un semestre, tutte le sale da gioco, disattivi tutte le slot machine et similia, vieti la vendita nei bar di giochi e giochini pseudo-miliardari, che servono solo ad illudere gli anziani e a deprivarli delle loro già modeste risorse economiche. Al contrario, il governo, nel decreto-Ristori, ha previsto di erogare contributi a fondo perduto del 200% alle sale gioco e affini, alimentando così la dipendenza dal gioco di migliaia di anziani. Altro che contrasto alla ludopatia e alla pandemia, è un’autentica vergogna» aggiunge il segretario generale di Unimpresa.