“Dopo la Lombardia, anche la Regione Umbria ha deciso di bloccare le attività di gioco sul proprio territorio attraverso l’ordinanza regionale n.65/2020 nonostante sia il DPCM del 13 ottobre che quello del 18 ottobre abbiano consentito la prosecuzione delle attività di gioco compatibilmente con l’andamento della situazione epidemiologica del territorio di riferimento.

Come per la Lombardia, anche in Umbria non risulta essere stata compiuta alcuna valutazione preliminare (e adeguatamente motivata) sulla compatibilità tra attività di gioco e andamento dell’epidemia nel territorio interessato, né tantomeno è stato fornito alcun elemento istruttorio per supportare la diversità di trattamento riservato alle attività di gioco rispetto alle altre consentite”. Così in una nota AsTro.

“Anche questa volta, ci troviamo di fronte a vere e proprie discriminazioni per il settore del gioco pubblico. Lo ribadiamo: eventuali scelte “etiche” non possono trovare spazio nell’elaborazione di provvedimenti amministrativi legati all’emergenza epidemiologica ma, semmai, dovrebbero essere oggetto di discussione nelle aule del Parlamento.

In ragione di ciò, As.tro ha deciso di intervenire immediatamente, inoltrando un’istanza in autotutela alla Regione Umbria per chiedere, con urgenza, l’annullamento dell’ordinanza regionale nella parte in cui prevede la sospensione delle attività di gioco”.