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Quella dell’Eurispes sulla situazione delle attività di gioco autorizzato dallo Stato è una ricerca non proprio ‘attendibile’. E’ il giudizio del dottor Paolo Jarre, membro della Società Italiana Tossicodipendenze – Piemonte e Valle d’Aosta e di ALEA, Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio, che a Jamma spiega le ragioni delle sue critiche allo studio in questione.

“E’ disponibile da 2 giorni la cosiddetta ricerca sul gioco d’azzardo in Piemonte della società di ricerca Eurispes. La legislazione piemontese ha come finalità principale la prevenzione del gioco problematico e patologico; la sua efficacia in termini complessivi non potrà quindi che misurarsi in un lasso di tempo dell’ordine di lustri e non di anni, figuriamoci di mesi. Ma ci sono alcuni “exit–poll” che sono già parecchio indicativi; il principale di essi è dato dal trend delle giocate e delle perdite nel corso del tempo e nel confronto con altre Regioni che non abbiano adottato le misure di contenimento del Piemonte. Ovviamente – lo capirebbe anche un bambino – non può esserci prevenzione se non con una riduzione dell’investimento economico che ne costituisce il primo imprescindibile indicatore. Da questo punto di vista i risultati sono estremamente suggestivi per una robusta efficacia della Legge; il Piemonte è l’unica Regione italiana in controtendenza rispetto sia a spesa (perdite) che raccolta nel biennio 2016–2018 nel gioco cosiddetto offline. Le giocate con apparecchi automatici di gioco scendono in 2 anni di quasi 800 milioni (769 milioni) mentre quelle con altri giochi fisici salgono di meno di 300 milioni (266, un trend di crescita, in particolare per scommesse sportive e lotterie istantanee, però sovrapponibile a quel che succede nel resto d’Italia e non interpretabile quindi come effetto “di rimbalzo”); il gioco online cresce sì in Piemonte dal 2015 al 2018, del 75%, ma nel resto d’Italia la crescita è dell’81%”.

“La “ricerca” Eurispes – evidenzia Jarre- non fa alcun confronto temporale (così non si vede che quel che accade in Piemonte dal 2016 è una totale inversione di tendenza rispetto al decennio precedente), né geografico (così non si vede che in Piemonte sta accadendo qualcosa che non succede in nessun’altra Regione italiana)”.

“E’ singolare che nello stesso rapporto si parli di un disastroso impatto occupazionale (“oltre 5000 posti di lavoro in meno”, cifre che non risultano da nessuna fonte ufficiale…) e contemporaneamente di una totale inefficacia della Legge – sottolinea -.  Se riduce di molto l’occupazione è perché i piemontesi giocano molto di meno, di qui non si scappa. E se giocano molto di meno tra quelli che giocano molto meno ci saranno forse soprattutto giocatori cosiddetti “sociali”, ma anche qualche giocatore problematico/patologico: peraltro tutti i giocatori patologici all’inizio della propria “carriera” di gioco sono stati giocatori sociali.

Ma vediamo qualche “chicca” della “ricerca”: a) i giocatori d’azzardo in trattamento in Italia sarebbero “solo” 13.000 contro 1,5 milioni di problematici stimati dall’Istituto Superiore di Sanità: quindi il problema gioco patologico sarebbe quantitativamente marginale e sarebbe raro il passaggio dal problema alla patologia… Quel che non dice EURISPES è che questa è la stessa cosa che succede con gli altri 2 più importanti comportamenti addittivi con oggetti legali; fumo di tabacco (13 milioni di fumatori, poche decine di migliaia in trattamento) e con il consumo problematico di alcol (2,5 milioni di bevitori problematici secondo le stime più prudenti, 50.000 in trattamento). La legalità, la scarsa consapevolezza di malattia, il peso di una devastante pubblicità che per anni ha fatto passare i “non giocatori” come degli sfigati che non facevano ciò che era “facile” per vincere, la ancora incompleta offerta trattamentale sono tutti fattori che spiegano abbondantemente il grande divario. I dati del CNR dicono che dal 2007 al 2017 i giocatori problematici in Italia sono quadruplicati; e, all’interno dei problematici, in proporzione, i patologici; b) viene citata la ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità secondo la quale l’11,3% dei giocatori problematici preferirebbe giocare in luoghi lontani da casa contro il 2,5% di quelli sociali come la “prova regina” della inefficacia del cosiddetto “distanziometro”; si tratta di una grossolana manipolazione della matematica. Il modo giusto di presentare il dato era “quasi il 90% dei giocatori problematici non va a giocare lontano da casa, contro il 97,5 % di quelli sociali”; la differenza è MARGINALE; oltre la metà dei giocatori in carico nei SerD piemontesi nel 2018, in una ricerca dell’Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze presentata a Collegno il 30 ottobre 2018, dichiara di aver tratto vantaggio dal non trovarsi più la slot accesa nel bar sotto casa; nella stessa ricerca si dimostra che i soggetti patologici che chiedono aiuto in oltre il 75% dei casi lo fanno perché si sono inguaiati con gli apparecchi automatici di gioco (67,4% slot, 9,9 % VLT); c)l’affermazione che la letteratura internazionale darebbe come unica misura efficace di contenimento l’autoesclusione dai luoghi di gioco e non le strategie di autolimitazione né il confinamento geografico e temporale è semplicemente FALSA. Ci sono decine di rapporti di ricerca (quella vera) che dimostrano (cito ad esempio il recente volume “Setting limits” di Pekka Sulkunen, edito da Oxford Press) l’efficacia del confinamento geografico e della riduzione oraria e delle cosiddette strategie di self – committment, particolarmente sviluppate in Australia e Canada;
d) sui dati economici Eurispes fa una quadrupla manipolazione: – non separa offline e online (questo lo fa per “mascherare” la forte riduzione della raccolta dell’offline con il forte aumento di quella dell’online); ma non dice che l’aumento piemontese dell’online, seppure molto consistente, NON E’ DOVUTO alla restrizione dell’offline, tant’è che è inferiore a quello del resto d’Italia, laddove non c’è stata alcuna restrizione del gioco fisico; – si limita a presentare i dati della raccolta complessiva e non della spesa (perdite); il presentare il dato della spesa è importante, perché oltre a costituire l’effettivo saldo economico negativo al netto delle cosiddette “vincite”, permetterebbe di capire che, a causa del fatto che il gioco online ha un pay-out molto più elevato (le cosiddette “vincite”, il 95% contro il 75% medio del gioco fisico) di fronte ad una raccolta complessiva (offline + online) stazionaria (6,6 miliardi, ma nel resto d’Italia cresce da 101 a 106 miliardi….) nel solo lasso di tempo di 1 anno 2017-2018, per effetto del “distanziometro” le perdite del gioco fisico diminuiscono di 163 milioni, quelle del gioco online aumentano di soli 15 milioni, con quasi 150 milioni in più che restano nelle tasche dei giocatori piemontesi; – non confronta con le altre Regioni; questa è la mistificazione più grossolana:

* dal 2015 al 2017 per il solo effetto della riduzione oraria dei maggiori Comuni in Piemonte la raccolta per gioco offline scende del 4,1 % nel resto d’Italia sale del 5,6%;

* dal 2016 al 2018 la raccolta dei giochi offline in Piemonte scende di 503 milioni, nel resto d’Italia sale di 546 milioni;

* relativamente ai soli apparecchi di gioco dal 2015 al 2017 in Piemonte la raccolta scende del 10,1 %, nel resto d’Italia sale del 2,5%;

* dal 2015 al 2017 in Piemonte i “gratta e vinci” sono stazionari (+0,4%) come nel resto d’Italia (+0,04%); il Lotto cresce poco sia in Piemonte (+4,4%) che nel resto d’Italia (+5,2%), le scommesse sportive crescono parecchio sia in Piemonte (+ 55,8%) che nel resto d’Italia (+58,8%); d) ciò che nasconde del tutto il rapporto Eurispes è che sia il CNR che ISS dicono che a praticare giochi in denaro con apparecchi automatici di gioco ( Slot e VLT) è una piccola minoranza dei giocatori (6-8%); ciò significa che circa 1,5 milioni di persone si gioca annualmente più di 30.000 €, perdendone mediamente 8.000.

Questo non è né intrattenimento né divertimento, è SEMPRE problema, se non franca patologia; e) sul gioco illegale, checchè ne dica Eurispes, NON c’è alcun dato quantitativo che possa permettere di affermare alcunché;

e) sui presunti licenziamenti il rapporto Eurispes non chiarisce una questione fondamentale: l’investimento nell’azzardo è esso stesso un investimento azzardato come quello nei fondi d’investimento azionari ad alto rendimento; l’azzardo non è come il pane, la sua commercializzazione è soggetta ad assai più mutevoli umori ed orientamenti della politica e delle conseguenti policies; permette grossi guadagni a breve termine, ma effimeri e sempre a rischio, come spesso accade con gli investimenti in beni non tangibili (e non edibili); ed è responsabilità della filiera commerciale non aver fatto nulla per proteggere i lavoratori a rischio, essendo che era informata della “stretta”, con un anno e mezzo di anticipo per bar e tabacchi e 3 anni per chi dell’azzardo ha fatto la propria unica fonte di guadagno. Nulla di concreto si è visto ma solo gazzarre, lamentele, strepiti, minacce, blandizie e promesse di sostegno elettorale (quelle le vediamo soprattutto ora)” conclude Jarre.

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