Misure rigide, ma riaprire per non lasciare il gioco alle mafie

“E’ da settimane ormai che sottolineiamo la gravità che i risvolti dell’emergenza sanitaria in corso avranno nei prossimi mesi sull’economia nazionale, in tutti i comparti economici, seppur in misura diversa le conseguenze di questo periodo saranno epocali e talvolta devastanti. In questa analisi intendiamo soffermarci su un settore economico chiave, economicamente, in termini di gettito erariale ed in termini occupazionali: quello del gioco lecito. Infatti anche l’offerta di gioco pubblico nel Paese è stata sospesa ormai quasi da inizio marzo, la sospensione per un settore così strettamente connesso alle entrate dello Stato è molto preoccupante. Poiché di conseguenza si aggraverà la già pensante crisi per le imprese del settore, provate dalle eccessive restrizioni e tassazioni degli ultimi anni, vale a dire che andranno perduti molti posti di lavoro, nell’ambito di una filiera che occupa circa 150.000 persone, ma anche che la sospensione prima e il calo del gettito erariale poi, ottenuto dal comparto peserà enormemente sulle casse pubbliche, parliamo di quasi un miliardo di entrate in meno al mese, per marzo e aprile. Tutto questo in un momento in cui lo Stato stesso ha sempre più necessità di reperire risorse per poter finanziare le attività e i servizi pubblici essenziali. È ovviamente scontato che nella fase 1, quella dell’emergenza sanitaria, mentre quasi tutte le attività imprenditoriali e commerciali sono rimaste chiuse, anche l’offerta fisica di gioco sui territori fosse interdetta al pubblico. Dobbiamo però tenere presente come in questi ultimi due mesi alcuni giochi abbiano continuato ad essere offerti, vedasi i Gratta e Vinci o il gioco online, legale come illegale. Ebbene a maggio che inizierà la fase 2 è però per noi scontato, anche se non sembra esserlo per il Governo, che l’offerta terrestre di gioco pubblico possa riprendere insieme alle altre attività commerciali, quali negozi, bar e ristoranti. Secondo le prime informazioni le sale dedicate al gioco, i bingo, i casinò e le agenzie scommesse sarebbero invece state inserite tra quelle attività che riaprirebbero a fine anno insieme a cinema e teatri. Scelta del tutto incomprensibile se pensiamo che, giustamente, attività igienicamente molto più precarie quali bar e ristoranti aprirebbero tra circa un mese. È necessario che l’offerta terrestre di gioco pubblico riapra, sia per motivi di natura economica, occupazionali ed erariali, quanto per motivi di legalità. Se infatti l’offerta di gioco lecito restasse interrotta ancora a lungo, sarà cura della criminalità organizzata offrire sui territori il gioco agli avventori, con irrimediabili ma prevedibili gravi conseguenze per lo Stato e l’economia. Il rischio più grave è che il gioco in Italia venga consegnato alle mafie. È da anni infatti che spieghiamo, con analisi avvallate da dati, come quando non vi sia l’offerta di gioco lecito sia quella irregolare a prenderne il posto. Alfine di consentire da subito la riapertura delle attività dedicate al gioco non possiamo che suggerire un modello simile a quello che immaginiamo verrà adottato per bar e ristoranti. Prevedere misure obbligatorie rigide quali: una presenza massima di giocatori basata sui metri del locale (esempio: un cliente ogni 5/6 metri), il distanziamento a 2 metri delle postazioni di gioco, l’obbligo dei dispositivi di protezione individuale per il personale e per i giocatori (mascherine e guanti), l’adozione di sistemi di sanificazione degli ambienti (cloro e ozono), la disinfezione continua di slot machine e sedute (con prodotti a base alcolica), la dotazione obbligatoria di gel igienizzante per addetti e clienti, eventualmente anche la misurazione della temperatura all’ingresso e il divieto di servizio bar al banco. A tal proposito, sempre per evitare assembramenti, così come sarebbe utile prevedere per molte altre attività, consigliamo di sospendere ogni restrizione agli orari d’apertura precedentemente prevista, consentendo che le presenze si diluiscano nell’arco della giornata. Invieremo su questo importante tema le nostre considerazioni anche ai Commissari per l’emergenze Covid-19 e al Sottosegretario Baretta, nell’auspicio il nostro contributo potrà essere utile ed efficace” – Cosi Dario Peirone ed Alessandro Bertoldi, rispettivamente Direttore generale e Direttore esecutivo dell’Istituto Milton Friedman Institute.