Di seguito l’intervista al presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli (nella foto), realizzata da Claudia Marin e pubblicata sul Quotidiano Nazionale. Con le sue parole lancia un segnale ai sindacati: “Il vaccino è una scelta di responsabilità. Solo così l’Italia può ripartire. Necessaria la certificazione per gli autisti e chi lavora a contatto con il pubblico”.

Presidente Sangalli, alla vigilia dell’incontro tra associazioni imprenditoriali e sindacati qual è la vostra posizione sul Green pass?

«Siamo pronti a confrontarci con i sindacati sull’opportunità offerta dalla certificazione vaccinale per una maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro – spiega Carlo Sangalli, numero uno di Confcommercio -. Ma dico subito che, per parte nostra, siamo convinti che vada introdotta l’estensione dell’obbligo di green pass anche per categorie di lavoratori come quelle degli autisti e degli addetti ad attività di contatto con il pubblico».

Quindi sosterrete il Green pass come carta da giocare al massimo per impedire restrizioni che farebbero morire in culla la ripresa?

«È un confronto che gioverebbe alla coesione sociale. Ed è un passaggio che va affrontato con adeguata programmazione, promuovendo informazione e consapevolezza, ma anche sottolineando il dovere civile della vaccinazione come concreta scelta di responsabilità. È infatti di tutta evidenza il collegamento tra contrasto della pandemia, sviluppi della campagna di vaccinazione e progressiva normalizzazione e ripartenza delle attività economiche».

La ripresa italiana è già realtà, secondo alcuni indicatori.

«I dati confermano che le imprese, soprattutto nelle località turistiche, hanno avuto una netta ripresa, e gli imprenditori hanno dimostrato la volontà di tornare alla normalità e a investire. Mancano ancora all’appello i turisti stranieri, soprattutto nelle città d’arte, ma già i primi segnali per l’autunno sono confortanti. Ma la ripresa non tocca tutti i settori e tutti i territori. Ci sono molte imprese ancora a rischio. Mi riferisco, in particolare, al settore dell’intrattenimento, con le discoteche ancora chiuse, e alle altre attività legate al tempo libero e alla cultura che stanno ripartendo lentamente».

Che cosa si può fare per i settori ancora in affanno?

«In questa situazione bisogna spingere su fiducia e consumi per fare in modo che il terziario di mercato, il settore che ha pagato più di tutti il prezzo della pandemia, possa continuare a crescere e a creare occupazione. Insomma, quello che le imprese non potrebbero più sostenere è il ritorno ad una nuova stagione di chiusure e restrizioni. C’è la consapevolezza che da questa terribile stagione se ne esce solo tutti insieme».

Le riforme del fisco e degli ammortizzatori sociali in che direzione dovrebbero andare?

«Per quanto riguarda il fisco, occorrono determinazione e realismo con l’obiettivo di semplificare finalmente il sistema e dare certezze al mondo imprenditoriale. Ma soprattutto va ridotta la pressione fiscale a carico dei contribuenti in regola, attraverso l’avanzamento sia della qualità del controllo della spesa pubblica, sia del contrasto e recupero di evasione ed elusione. Su versante degli ammortizzatori sociali, occorre chiarire in che modo l’inclusività delle prestazioni dei nuovi ammortizzatori si concilierebbe con la sostenibilità contributiva da parte delle imprese, e quale sarebbe l’effettivo concorso della finanza pubblica».