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“Leggendo le dichiarazioni dell’on.Butti (FdI) rimango esterrefatto sulla scarna conoscenza che si ha del settore del gioco nel suo complesso soprattutto perché parla di miliardi come fossero noccioline”. Così in una nota sul suo profilo Facebook, Luca Pasquini (Sapar).

“Il settore dell’online è quello che produce meno indotto di quanto lo faccia il solo settore degli apparecchi da intrattenimento, circa 30mila addetti e che solo dalle slot porta allo stato il 50% del prelievo erariale complessivo più la tassazione sulle aziende.

Da un lato un colpo di spugna sugli apparecchi da bar senza preoccuparsi né dell’occupazione né degli investimenti fatti dalle aziende di gestione (ricambio completo del parco macchine nel 2016) né delle ripercussioni economiche subite dagli esercenti che con la recente riduzione si sono visti togliere risorse spesso necessarie.

Dall’altro la ricerca di tutela e garanzia di continuità per i prodotti “nascosti”, scommesse e casinò online, fruibili h24 in barba alle distanze ed ai controlli sui minori.

È addirittura inammissibile che parli di limitazione della libertà di impresa causata dal proibizionismo pubblicitario. Tutta la pubblicità che ci viene riversata sui media fa passare per normalità ciò che lui stesso vorrebbe disciplinare.

L’on.Butti – prosegue Pasquini – dovrebbe anche riflettere sulla negazione della libertà di impresa subita dai gestori di slot, a partire dallo scellerato aumento di PREU alla riduzione numerica imposta e gestita dai concessionari con il tacito assenso dell’amministrazione che doveva vigilare sull’applicazione della legge proprio per non generare derive nel mercato.

Su una cosa ha ragione: la dipendenza da gioco (ludopatia) va combattuta con intelligenza, senza proibizionismo, ma fino ad ora mi sembra che tutto questo sia stato disatteso con le slot e si cerchi per le altre offerte di gioco solamente di agire come nascondere la polvere sotto al tappeto” conclude Pasquini.

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