“Esprimiamo tutta la nostra vicinanza e pieno sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori del settore gioco che saranno in piazza il prossimo 18 marzo a Torino. Il comparto è fermo da ormai 9 mesi e ancora non c’è un percorso di prospettiva funzionale alle riaperture. Auspichiamo che il Governo fornisca risposte a breve, anche in considerazione del fatto che già esistono protocolli sanitari in grado di garantire la sicurezza di utenti e operatori. Sono in ginocchio 75mila imprese e 150mila lavoratori, più l’indotto. Allo stesso tempo stanno proliferando le attività illegali, come evidenziato anche dal direttore dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli, Marcello Minenna, e dal Procuratore Nazionale Antimafia Cafiero De Raho. Tutto ciò a danno di un settore che ogni anno assicura allo Stato un gettito erariale di oltre 11 mld”. Lo sottolinea in una nota l’Associazione Concessionari di Giochi Pubblici (Acadi-Confcommercio),

“La manifestazione di Torino porrà anche il tema degli effetti distorsivi della normativa regionale sul gioco, per chiederne la modifica. La Legge regionale n. 9/2016 si proponeva di contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo patologico, ma dopo tre anni dall’entrata in vigore ha provocato uno spostamento della domanda di gioco senza far registrare nessun calo della stessa. Lavoratrici e lavoratori chiedono di abrogare la retroattività delle norme contenute nella Legge Regionale che prevede la chiusura entro il 20 maggio della vasta maggioranza di sale giochi e scommesse. Una dinamica che si aggiunge a un vero e proprio effetto espulsivo sulla quasi totalità del territorio, determinato dall’errore tecnico che vizia il distanziometro nella sua attuale formulazione, non corretta neanche in autotutela come avvenuto per esempio in Campania, Puglia e Liguria”, conclude la nota.