“Giochi di Stato: no all’ipocrisia e alla discriminazione. Le imprese incontrano la politica”. Si è svolto sulla pagina Facebook di Jamma l’incontro con Mario Conca, consigliere della Regione Puglia, Giuseppe Falcone, presidente di A.GI.Le – Associazione Gioco Legale, Domenico Distante, presidente Sapar – Associazione Nazionale Servizi Apparecchi per Pubbliche Attrazioni Ricreative ed Elisabetta Cesi, responsabile progetti di Ricerca Osservatorio Internazionale sul Gioco. Il dibattito si è concentrato sulla sospensione delle attività di gioco e la crisi di migliaia di imprese del comparto.

Conca: “Ho voluto evidenziare al presidente della Regione Puglia la schizofrenia italiana che ha portato la categoria dei giochi di Stato, gioco legale, a una differenziazione che sta nuocendo a decine di migliaia di imprese in tutta Italia. Non è possibile che ci sia differenza tra i vari giochi. Io credo che il gioco legale debba esistere, dove non esiste lo Stato la mafia e la delinquenza si appropriano degli spazi. Il proibizionismo non porta da nessuna parte. Nel decreto rilancio hanno deciso di prelevare lo 0,5% della raccolta delle scommesse per salvare lo sport, ma se non si fa ripartire il settore che senso ha? Stanno trattando come delinquenti persone normali, anzi, iper controllate. Quando si accosta il gioco patologico a quello legale si fa una declinazione assolutamente fuori luogo. Se vediamo i dati delle Asl sono risibili rispetto ai numeri dei giocatori. Esiste il giocatore patologico, ma come esistono tantissime altre patologie. Lo Stato sta condannando cittadini che in questo settore credono. Il gioco esiste da sempre, se non esiste quello legale ci sarà quello illegale, con la conseguenza che lo Stato avrà anche ammanchi economici sostanziali. Stanno escludendo dai finanziamenti post Covid chi lavora in questo settore in base ai Codici Ateco, mi tieni chiuso e non mi permetti neppure di indebitarmi. Questo vuol dire accanimento. Allora avete il coraggio di rinunciare a quel gettito? Chiudete il comparto, abolite il gioco per legge, così ognuno si mette l’anima in pace. Gli imprenditori diversificheranno le attività. Questa è ipocrisia, i tweet di Crimi sono sconcertanti. Una persona che ho conosciuto per la sua pavidità, non ha avuto neanche il coraggio di dirmi il perchè sono stato cacciato dal movimento. E io sono uno che non gioca. Ritengo che il gioco e l’alcol, come il fumo, vadano usati con parsimonia. Però andiamo a vedere tutti i morti di cancro e cirrosi epatica che fanno fumo e alcol. Io dico che non bisogna pubblicizzare il gioco, però misure come il distanziometro sono inutili e dannose. Io penso che più sono centrali i locali di gioco è meglio è, almeno le persone sono controllate socialmente. Se li metti in periferia c’è meno controllo. Le Regioni non possono allargare le maglie che lo Stato ha fissato, ma sicuramente le Regioni possono essre vincolanti per il Governo. Se si fa pressing si può ottenere qualcosa. Il gioco esisterà comunque. Se sparisce la slot o la sala giochi, ci sarà l’online. I delinquenti ci sono come in ogni settore, andiamo a togliere le mele marce, ma non facciamo di tutta l’erba un fascio. Sottolineo poi che la frammentazione delle associazioni è un problema. Il primo biscazziere rimane lo Stato, basti pensare a quello che fa con il payout. Speriamo si riparta al più presto e si possano concedere mutui a ragazzi che lavorano in modo serio. Chi crede che chiudendo il gioco terrestre si risolve il problema sappia che le persone giocheranno online sull’illegale. Lo Stato si preoccupa di tutto tranne che della nostra salute”.

Falcone: “Noi non siamo gioco d’azzardo, ma gioco pubblico. Questa definizione ci offende. Noi non siamo attività illegali, siamo legali e rispettiamo la legge. Non dimentichiamo che noi per avvere accesso alla licenza Tulps 88 veniamo messi dalle Questure ai raggi x. Non possiamo avere la fedina penale macchiata, carichi pendenti, una multa non pagata, tasse non pagate. E’ assurdo che la nostra categoria sia vittima di questa doppia ipocrisia da parte dello Stato, che da un lato ci demonizza, perchè porta consensi e dall’altra non ha il coraggio di spegnere il settore, perchè prendono 10 miliardi dai giochi. Lo Stato poi funge anche da biscazziere, noi siamo quelli che prendono i soldi dal giocatore e li mettiamo nelle mani dello Stato, ma perchè siamo noi i demoni? 20 anni per togliere al crimine il settore, i procuratori antimafia hanno lanciato tutti un grido di allarme per fermare questa situazione, anche il capo della polizia ha fatto di recente una nota e nessuno fa niente. Io con un telefonino posso fare tutto quello che voglio, giocare su siti stranieri senza licenza e poi se la prendono con me. Perchè? Lo sappiamo che il gioco legale è all’ottavo posto delle dipendenze italiane? Non riusciamo a capire quindi tanto accanimento verso un settore che poi non si ha il coraggio di cancellare. Noi siamo prontissimi a riaprire, abbiamo presentato dei protocolli, possiamo farlo anche domani stesso. Il problema è che siamo l’unica attività tassata in questo momento, come si sa con la raccolta sulle scommesse. Lo Stato va bene che deve fare cassa, ci ha tassato lo 0,5%, noi ci sacrifichiamo, va bene, ma metteteci in condizioni di operare. Oltretutto lo Stato ha richiesto lo 0,5% della raccolta, non del guadagno. Infine lo Stato dovrebbe smettere di abbassare il payout, altrimenti è lui il primo biscazziere, perchè questo spinge il giocatore a volersi rifare. Abbiamo la videosorveglianza, possiamo contingentare gli ingressi, non capisco perchè dobbiamo restare chiusi. Tantissime persone non hanno ottenuto neppure la cassa integrazione, stanno mettendo il comparto in mano all’illegalità, siamo in ginocchio. Fateci aprire perchè ogni minuto di nostra chiusura è un minuto che regalate alla criminalità organizzata. Fateci aprire, con tutti i protocolli che volete, ma serve una riapertura immediata”.

Distante: “Tutti dopo l’8 marzo abbiamo fatto quello che c’era da fare, aspettando tempi migliori, che per noi non sono ancora arrivati. Noi facciamo gioco pubblico di Stato. Tantissimi parlamentari quando parlano del nostro settore purtroppo non sanno neppure cosa dicono, non conoscono di cosa stanno parlando. Le nostre attività lavorano 365 giorni all’anno. A tutto c’è un limite, spero che si possa riaprire quanto prima. Spero già nel 3 giugno. Noi non siamo una categoria a rischio medio alto. Fateci aprire. I nostri dipendenti stanno gravando sulle casse dello Stato e non era mai successo. Insieme a noi c’è tutto un indotto che lavora. Da notizie che ho spero che il Comitato Tecnico Scientifico ci faccia riaprire il 3 giugno. I nostri dipendenti sono come tutti gli altri, hanno le buste paga come gli altri. Non parliamo delle banche, abbiamo denunciato tutti i comportamenti scorretti verso i nostri dipendenti. Spesso le banche stesse non sanno come lavoriamo, fanno segnalazioni di operazioni sospette immotivate. Come si fa a dire che il gioco pubblico deve aprire per ultimo o non aprire più? Allora fate una legge e chiudetelo, tutto, compreso l’online. Poi vediamo quello che succede. Abbiamo visto quello che è successo in Piemonte. Io non mi devo nascondere nel fare questo lavoro, lo faccio a testa alta. Siamo tra i maggiori contribuenti dello Stato. Il termine ultimo è scaduto, non c’è più tempo, sono passati 3 mesi. Non dimentichiamo le ultime due leggi di bilancio, con la sostituzione ripetuta del parco macchine. Fateci lavorare, siamo al collasso. Vogliamo una legge unica, nazionale, e basta con queste distanze, che non servono a nulla, sono solo ipocrisie. Serve un osservatorio parlamentare sul gioco pubblico”.

Cesi: “Bisogna considerare che il gioco pubblico con vincita in denaro da in automatico un senso di diffidenza verso questo settore, perchè è un qualcosa di border line. Nel 2002 si è cercato di regolamentare un comparto che non era regolamentato, per trarne beneficio dal punto di vista delle entrate erariali, la maggior parte di queste vengono proprio da questo settore, nessuno lo dice, ne beneficia tutta la comunità. Se lo Stato decide di legalizzare un settore se ne deve assumere la responsabilità. Noi lo abbiamo detto tante volte, solo chi ci opera capisce quanto è complesso operare nel settore. Il problema è uno solo, da questo scaturisce tutto il resto, manca legittimazione come comparto. La legittimità non deve essere solo formale, ma sostanziale, da parte dello Stato che ci ha affidato questo lavoro. Non vogliamo essere da meno degli altri lavori. Lo Stato lo vuole il gioco? Allora legittimi sostanzialmente gli operatori della filiera, altrimenti rinunci alle tasse e al comparto gioco e ci faccia andare ognuno per la sua strada. La domanda di gioco è sempre esistita e ci sarà sempre, oltretutto è in continua crescita. Negli ultimi 20 anni abbiamo fatto molti sacrifici, nel nostro settore non si può fare il nero. E’ stato un percorso molto difficile. Siamo un settore molto frammentato, anche per la diversificazione che c’è. Stiamo cercando, ognuno nel suo piccolo, anche con le associazioni di categoria, di formare un unico fronte unito, in modo da poter parlare con una sola voce alla politica. L’unico nostro vero nemico oggi non è l’opinione pubblica, ma lo Stato, lo stesso che ci ha voluto e ci scarta appena possibile”.

Mario Conca, consiglio regionale Puglia, e gli operatori del gioco legale

Mario Conca, consiglio regionale della Puglia, Elisabetta Cesi, Osservatorio Internazionale del Gioco Università di SalernoGiuseppe Falcone, presidente di A.Gi.leDomenico Distante, presidente di Sapar

Gepostet von Jamma – Il Quotidiano del Gioco am Freitag, 29. Mai 2020