«“Un serio passo contro la ludopatia” è forse la citazione più ridicola utilizzata da questo governicchio nel quale il Movimento 5 Stelle predica bene ma razzola molto male insieme al Pd alleato di circostanza, dunque corresponsabile di quanto è accaduto nell’assordante silenzio dei ministri e di un governo incapace di ascoltare i bisogni della gente.

Abbiamo oggi, in chiusura di questo difficile 2019, – comunica l’associazione Sapar – la certezza che con questa manovra qualcuno abbia deciso di attuare un vero e proprio piano di “distruzione di massa” messo in atto dai ministri e parlamentari pentastellati i quali attraverso provvedimenti nefasti hanno bruciato attività ultra decennali di migliaia di piccole e medie imprese operanti nel settore del gioco di Stato e degli apparecchi da intrattenimento.

La prova è data dall’emendamento Endrizzi e dalla legge di Bilancio. Ma come se non bastasse lo stesso Endrizzi in uno spot di propaganda racconta due perfette menzogne: la prima quando sostiene di aver “messo le tasse agli operatori del gioco d’azzardo” come se il gioco pubblico fosse sempre stato una zona d’ombra nonostante il sistematico aumento della tassazione che tra le altre menzogne di Endrizzi non sfiora minimamente i concessionari che secondo Endrizzi “fino ad ora hanno avuto un trattamento privilegiato”.

Lo spiega a chiare lettere il presidente Sapar, Domenico Distante, commentando la riduzione degli apparecchi da gioco (awp) da 250mila a 200mila unità e tutte le disposizioni che ne conseguono per la sostituzione delle macchine.

“Il paradosso – spiega Distante  – rientra in un sistema perverso creato ad arte per garantire il gettito nelle casse dello Stato. Attraverso l’emendamento, infatti, se da una parte si riduce il numero di awp si aumenta il prezzo del diritto di base d’asta consentendo solo ai grandi gruppi la partecipazione in termini di capacità finanziaria e di investimenti. Si smentisce in questo modo quanto paventanto dal Movimento 5 Stelle che parla di soluzione atta a favorire l’incremento della concorrenza sul mercato. A questo vi è da aggiungere che il Preu (prelievo unico erariale) a partire dal ‪primo gennaio prossimo vola al 23.85 per cento a cui vanno aggiunte altre voci: lo 0,8 % del canone di concessione e il costo rete. Non manca la ciligina sulla torta: si  riduce  il pay out al 65 per cento dall’attuale 68 esclusivamente a danno dei giocatori che avranno meno probabilità di vincita.

Uno dei principali problemi – spiega ancora Distante – è l’aggiornamento degli apparecchi. Intervento che richiede non meno di 60 giorni per l’omologazione da parte delle aziende costruttrici. Ne consegue che le awp non potranno essere approntate ‪prima di marzo e di conseguenza il rinnovo dell’intero parco macchine richiede non meno di dieci mesi.  Se si considera che il precedente cambio del pay out dal 70 % al 68 % non è stato ancora portato a termine a causa dei tempi di adeguamento delle apparecchiature, ci ritroviamo con ricavi a zero per effetto di un prelievo che aumenta improvvisamente penalizzando gestori ed esercenti. E’ il caso di ricordare che la tassazione per un’impresa del settore ha raggiunto la soglia del 75% a cui bisogna aggiungere gli oneri fiscali derivanti da eventuali utili a fine anno.

Tutto questo rientra in un atteggiamento irresponsabile del M5S il quale è consapevole che le tantissime piccole e medie imprese (che stanno giorno per giorno distruggendo e con esse migliaia di posti di lavoro) non potranno mai mettere in campo investimenti così onerosi. Abbiamo il sospetto che tutto questo faccia parte di un disegno ordito ai danni delle imprese e dei piccoli imprenditori del settore in favore delle grandi lobby di potere. Abbiamo purtroppo la certezza  di assistere impotenti ad una operazione di macelleria sociale che si sta consumando alle nostre spalle.

Se “il proibizionismo favorisce realtà illecite” come i pentastellati sostengono,  non riusciamo a comprendere l’irrazionalità di provvedimenti che viaggiano in direzione opposta, col preciso scopo di  sopprimere il gioco legale e sostenere lo sviluppo della illegalità. Ritengo che i 5 Stelle su questo aspetto debbano fare chiarezza poiché le misure fiscali non avranno che ricadute nefaste sull’intera filiera del gioco di Stato, in particolare nel solo settore degli apparecchi da gioco. Qualche esponente del Movimento non perde occasione di manifestare la sua ignoranza sul tema nella erroneo convincimento  che il Preu si applichi ai concessionari.

Non sappiamo più come spiegarlo, ci abbiamo provato anche con i disegnini ma prendiamo atto che il concetto, di una semplicità disarmante, non passa. Ricordiamo ai 5 Stelle che il prelievo erariale unico colpisce gestori, piccoli operatori ed esercenti e non i concessionari. Ma da chiarire ci sono altri aspetti che al momento restano oscuri. La filiera del gioco si divide in beneficiari  intoccabili e figli di un dio minore. La seconda categoria è quella che vede coinvolti 150mila lavoratori trascinati nel baratro della disoccupazione mentre la prima è quella di tutti gli altri giochi con vincite in denaro verso i quali vige una sorta di infungibilità.

Di fatto questo governo sta uccidendo un settore spianando la strada alle grandi lobby in un quadro dissoluto fatto di regolamentazioni mancanti, di controlli carenti sulla diffusione del gioco online e di provvedimenti a contrasto delle ludopatie largamente inefficaci ma fortemente limitativi nell’esercizio dell’attività d’impresa. In assenza di una normativa quadro omogenea è una sfida se non un salto nel buio l’avventura di piccoli imprenditori che decidono di avviare un’attività nel settore.

Se non l’affidarsi all’ignaro destino di andare incontro al complicato ginepraio di leggi regionali e regolamenti comunali il cui effetto e’ quello di produrre mancanza di certezze, caos e l’unica consapevolezza del rischio di dover abbassare le saracinesche il giorno dopo. Con il nuovo bando hanno cancellato 40 anni di lavoro, dovrebbero vergognarsi della loro incapacità nell’affrontare temi che hanno a che fare con il destino e il futuro delle persone».