Ecco le proposte che As.tro ha inviato all’Agenzia delle Dogane e dei monopoli come suggerimento per una riforma del gioco retail.

1) La lotta all’illegalità. Un tale obiettivo non può che passare attraverso un consolidamento del comparto del gioco pubblico legale che, operativamente, si possa tradurre in un sistema distributivo equilibrato e non espulsivo come quello a cui stiamo assistendo per effetto delle normative regionali. Ai fini della salvaguardia della legalità, riteniamo fondamentale la conservazione della capillarità sul territorio della rete distributiva garantita dall’offerta di gioco legale all’interno degli esercizi generalisti presso cui è attualmente consentita. La “ghettizzazione” dell’offerta di gioco sul territorio, attuata attraverso l’eliminazione di una gran parte degli esercizi ad essa attualmente autorizzati (come, ad esempio i bar), comporterebbe, come acclarato da un’ampia letteratura scientifica riguardante altri prodotti (sigarette ed alcolici), la sostituzione dell’offerta legale sul territorio con quella gestita dalle organizzazioni criminali, senza peraltro arrecare alcun beneficio in termini di lotta alle dipendenze da gioco. Nell’ambito delle suddette considerazioni va ad inserirsi anche la nostra richiesta di attenzione alle regolamentazione e al controllo dei PVR. Tenendo conto che questa forma distributiva del gioco a distanza rappresenta un baluardo nei confronti della diffusione del gioco illegale (“.com”), andrebbe salvaguardata la presenza capillare dei PVR sul territorio ed esercitata una forma di controllo totale da remoto, attraverso l’inserimento dei riferimenti del PVR nel protocollo di comunicazione delle giocate, per identificare tempestivamente e reprimere fenomeni di intermediazione del gioco. Altri due fondamentali aspetti di cui bisogna tener conto, con riguardo alla eventuale esclusione di determinati esercizi generalisti attualmente autorizzati all’offerta di gioco, attengono alla salvaguardia delle imprese di gestione delle AWP, la cui platea è costituita in gran parte da piccole e medie imprese che verrebbero completamente messe fuori gioco dall’attuazione di un tale progetto e quello delle conseguenze occupazionali che coinvolgerebbero non solo le stesse imprese di gestione ma anche gli esercizi a cui verrebbe inibita l’offerta di gioco. Come difatti stimato dalla CGIA Mestre nello studio presentato nel 2019, la reddittività delle AWP presenti negli esercizi generalisti consente di coprire per intero la retribuzione di un numero di dipendenti (calcolato per difetto) pari a circa 28mila unità.

2) La tutela della salute degli utenti attraverso strategie di prevenzione al GAP che non si traducano in interventi afflittivi delle attività operanti nel contesto del gioco pubblico legale ma che, al contrario, le veda coinvolti in prima linea. Tali strategie dovrebbero quindi concentrarsi sulla fase educativa e preventiva e sull’utilizzo della tecnologia. Di fondamentale importanza è anche la formazione obbligatoria del personale abbinata ad una legge che consenta di allontanare dall’esercizio un soggetto che manifesta evidenti segnali di rischio (proprio come avviene per i baristi che non possono somministrare alcolici a chi manifesta segni di ubriachezza). Il coinvolgimento degli operatori del gioco nella lotta alla ludopatia, oltre che attraverso percorsi di formazione obbligatoria che comprendano, tra le materie trattate, anche gli aspetti riguardanti la prevenzione di tale patologia (con particolare attenzione alle modalità di approccio dissuasivo verso i giocatori che manifestano atteggiamenti sintomatici di dipendenza), dovrebbe spingersi, a nostro avviso, nel riconoscimento di un loro ruolo sinergico con le strutture sanitarie preposte allo studio, prevenzione e cura dei fenomeni di dipendenza. E’ difatti innegabile che gli operatori del gioco (titolari e personale di esercizi e sale da gioco) sono gli unici soggetti che hanno un contatto diretto con i giocatori e quindi un grado di conoscenza dei loro comportamenti da cui non si dovrebbe prescindere nell’ambito di una seria politica di analisi e prevenzione del fenomeno.

3) Una riqualificazione complessiva di tutta l’offerta di gioco che comprenda sia le location (in termini di dimensioni e distribuzione spazi) che gli operatori. Con riguardo agli esercenti abbiamo già sottolineato l’importanza della formazione obbligatoria. Per ciò che invece attiene i “gestori” di apparecchi, la riforma dovrebbe condurre ad un riconoscimento più ampio di questa figura che ne definisca con precisione ruolo e responsabilità, anche sotto il profilo fiscale, sia nei confronti dell’amministrazione statale che degli altri soggetti della filiera.

4) Una fiscalità sostenibile e prevedibile ovvero che consenta di poter pianificare gli investimenti senza essere ostaggio di continui correttivi dettati da opportunistiche esigenze di cassa (come è accaduto con tutti i governi che si sono succeduti). E’ doveroso notare che la paventata drastica riduzione degli esercizi generalisti presso cui potranno essere collocate le AWP comporterebbe una rilevante riduzione di gettito fiscale: la CGIA Mestre ha calcolato che dei circa 6 miliardi di gettito garantiti dal settore apparecchi, circa 4miliardi provengono dalle AWP (che sono per la gran parte collocate presso gli esercizi generalisti). E’ evidente che una così ampia riduzione di gettito potrebbe pregiudicare anche la fattibilità della condivisibile proposta di una compartecipazione delle Regioni e dei Comuni alle entrate erariali derivanti dal gioco.