“Le scriventi associazioni rivolgono un accorato appello alle istituzioni regionali piemontesi affinché si proceda alla riforma della Legge Regionale 9/2016, abrogando la norma che estende l’applicabilità della disciplina delle distanze minime dai luoghi sensibili anche alle imprese preesistenti alla sua entrata in vigore, nate ed avviate sulla base di una Legge dello Stato che ne sancirebbe tuttora la piena legittimità”.

E’ l’appello delle associazioni degli imprenditori del gioco legale al Consiglio Regionale del Piemonte. Si tratta di Acadi, Astro, Sapar, Acmi, Fismic – Filcom – Confsal,  Confesercenti Fielg.

“Le scriventi associazioni hanno l’onere e l’onore di rappresentare un comparto, le aziende a vario titolo autorizzate dallo Stato alla raccolta del gioco pubblico, una rete a presidio della legalità a contrasto del business delle mafie, che, ci riferiamo al perimetro imprenditoriale piemontese, a partire dagli anni ’50, è stato l’eccellenza e la locomotiva dell’intrattenimento in Italia e che, fino alla data dell’attuale Legge, annoverava questi numeri occupazionali:

• 300 piccole e medie imprese di gestione di apparecchi da intrattenimento con circa 1.800 addetti alle funzioni di manutenzione e di raccolta del prelievo erariale per l’Erario, 350 agenti di commercio e 600 impiegati.

• 10 imprese di costruzione e di commercializzazione di apparati elettronici, componentistica ed apparecchi con 35 progettisti, 150 operai, 90 impiegati e 60 agenti

• 6.300 esercizi pubblici che fra dedicati e generalisti che creano occupazione a migliaia di persone.

La legge 9/2016, nella parte in cui è prevista la sua applicazione retroattiva, è quindi intervenuta con un “colpo di accetta” sferrato nei confronti di queste imprese determinandone la chiusura e quindi l’azzeramento, ex legge, degli investimenti precedentemente sostenuti, proprio confidando in un contesto normativo oramai consolidato.

L’Eurispes ha stimato una disoccupazione, provocata dagli effetti retroattivi della legge, nella misura complessiva di 5.200 addetti (Gioco pubblico e dipendenze in Piemonte-maggio 2019).

Il quadro che si delineerebbe, qualora non fosse approvata la modifica richiesta, presenterebbe contorni occupazionali pesantissimi”, prosegue la nota che può essere letta in versione integrale a questo link.
(foto di repertorio)