“L’obiettivo del tavolo Anci è quello di avanzare proposte in tema di riordino del settore del gioco pubblico. E’ una necessità ormai ampiamente riconosciuta da tutte le parti. Credo che le forze politiche ne siano ben coscienti. Tutti i partiti hanno presentato proposte in materia di gioco”.

Lo ha detto Domenico Faggiani, coordinatore tavolo Anci per le problematiche del gioco, intervenendo all’Assemblea Pubblica “Gioco legale: una riforma condivisa nell’interesse del Paese”. Incontro organizzato per permettere alle rappresentanze di confrontarsi con le istituzioni sullo stato del settore del gioco legale e sul suo necessario riordino nell’interesse dei consumatori, delle istituzioni, degli operatori e delle imprese.

“Siamo convinti della necessità di giungere ad un riordino dell’intero settore e diciamo ad una riqualificazione dell’offerta di gioco. Sono convinto che non ci sia bisogno di ripartire da zero. Bisognerebbe ripartire dall’accordo in Conferenza Unificata, accordo che andrebbe rivisitato, ma lo vedo come punto di equilibrio molto importante che era stato raggiunto. In assenza di una chiara e precisa normativa nazionale le regioni hanno legiferato, purtroppo anche con normative molto diverse tra loro, alcune hanno dovuto rivedere le proprie scelte per evitare conseguenze disastrose sul gioco legale. I Comuni si sono trovati spesso da soli, di fronte a problematiche che non possono essere affrontate dal singolo comune, chi ci ha provato ha portato in alcuni casi a provvedimenti inefficaci e addirittura dannosi. Serve una legge quadro a livello nazionale all’interno della quale vadano a collocarsi le leggi regionali e i regolamenti comunali. Queste norme dovrebbero intanto consentire di definire bene il ruoro dell’ente locale e attrezzare i comuni degli strumenti necessari ad esempio per programmare la distribuzione sul territorio dei punti di offerta di gioco. Più che un semplice e a mio avviso poco efficace distanziometro, bisognerebbe ripartire da idea contingentamento dei punti di gioco per regione e poi lasciare che sia il comune a programmare una distribuzione omogena sull’intero territorio comunale dei punti di offerta di gioco. Anche sugli orari servono accordi a livello territoriale che coinvolgano Adm e le forze di polizia. Poi servono norme che consentano ai comuni di avere le risorse necessarie. Questo non vuol dire dare ai comuni la delega affinchè le polizie locali facciano i controlli e poi lasciamo ai comuni una percentuale delle sanzioni, io mi riferisco ad una forma di compartecipazione degli enti locali alle risorse che provengono dal settore. A me non convincono le scelte proibizionistiche, non portano ad una riduzione della domanda, ma ad una riduzione dell’offerta di gioco legale e ad un aumento dell’illegale, dell’online illegale. Tuttavia c’è la necessità di affrontare il problema del Gap, tema probabilmente per troppo tempo sottovalutato. Qualche cosa pare si sia iniziato a fare, come la ricerca dell’ISS, che ha fornito dati e informazioni molto utili e interessanti. Importante anche il fondo nazionale Gap, 50 milioni per il 2018 e 50 per il 2019, somme ripartite tra le regioni che se ben utilizzate possono portare a buoni risultati. Auspichiamo che tutte le regioni coinvolgano in questo i comuni. Quasi tutte le regioni si sono dotate di organismi, chiamati osservatori regionali, per monitorare l’attuazione dei piani gap, e quindi l’utilizzo di queste risorse, ma alcune regioni non hanno previsto al loro interno la presenza dei rappresentati dei comuni, auspichiamo che tutte le regioni vogliano coinvolgere a pieno i comuni nell’utilizzo delle risorse per il gap. Va affrontato seriamente il problema facendo prevenzione, educando i giovani, facendo formazione obbligatoria per il personale”.

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