“Ancora una volta ci ritroviamo qui, davanti ad un Governo ed a parlamentari che continuano a non ascoltare i lavoratori esistenti in questo settore che è il gioco pubblico dello Stato, con imprese regolari. Non ascoltano nulla, si parte con un ulteriore aumento del Preu senza ascoltare categoria, imprese e dipendenti. Tutto questo nel completo silenzio. Non parlo solo dell’aumento Preu, che è insostenibile, ma anche della riduzione delle percentuali di vincita, a danno dei giocatori. Su questo ultimo aspetto anche un bambino sa che gli apparecchi non potranno essere pronti a partire da gennaio, bisogna dare il tempo all’industria, non possono essere pronti prima di 70/80 giorni. Ci sono colleghi che non hanno ancora finito di cambiare il parco macchine precedente”.

Lo ha detto in conferenza stampa alla Camera il presidente Sapar, Domenico Distante.

“Avere un po’ di buon senso servirebbe, è voler dire proprio fare male. Poi il senatore Endrizzi fa un emendamento con cui ancora una volta dice e si vanta di aver dato spazio alle piccole e medie imprese su un bando di cui non ha capito ancora nulla. Un bando che diminuisce il parco macchine e aumenta il costo del diritto degli apparecchi. Così non fai altro che ucciderle, a pensar male a volte ci si azzecca. O state agevolando qualche grosso gruppo per poter togliere 30/40 anni di lavoro che abbiamo fatto con tanti sacrifici altrimenti oppure io non trovo una spiegazione con un bando di questo tipo. Addirittura si cancella un comma facendo in modo che se si vuole investire bisognerà farlo senza sapere cosa legifererà il Comune di riferimento il giorno dopo. La Conferenza Stato-Regioni è valida, c’era il riordino nazionale dei giochi, che fine ha fatto? C’era un bando con cui doveva essere chiara su tutto il territorio nazionale la norma e tutto questo si cancella. C’è un disegno criminoso dietro a tutto questo? Se il settore dà problema aboliamolo. Non si può fare distinzione, o siamo tutti cattivi o tutti buoni. Perchè continuate ad insistere solo su una categoria? Io veramente non so più cosa pensare. Diamo spazio all’illegalità, forse qualcuno sarà contento. Io non sono contento di licenziare i miei dipendenti. Stiamo rischiano di fare debiti su debiti per poi fallire, se ci fossimo fermati prima forse sarebbe stato meglio. A cosa dobbiamo arrivare per farci sentire? Alle cose estreme? Noi non siamo capaci, ma a tutto c’è un limite. Forse abbiamo sbagliato ad avere fiducia nello Stato”.