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(Jamma) – “Distruggere la filiera legale del gioco pubblico, colpire aziende e lavoratori onesti che producono reddito e gettito erariale, non farebbe altro che riportarci all’epoca delle bische clandestine”. Così Raffaele Curcio, Presidente di SAPAR, l’Associazione Nazionale Servizi Apparecchi per le Pubbliche Attrazioni Ricreative aderente a Confesercenti, in un articolo pubblicato oggi su La Verità, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, con riferimento a quanto detto da Fabio Fazio nell’ultima puntata di Che Tempo Che Fa.

“Va bene parlare di gioco in TV – scrive Curcio – ma senza giocare con i numeri. È stato detto che non bastano 300 metri di distanza dalle scuole per tenere alla larga i più giovani dalle slot”. “Qual è la distanza giusta? 500 metri, 1 chilometro?” – si domanda il Presidente Sapar che aggiunge: “Premesso che il gioco è sempre vietato ai minori, ha senso parlare di distanze da luoghi sensibili, come appunto le scuole, quando i giovani sono i meno interessati alle macchine da intrattenimento? A confermarlo è la recente indagine Nomisma Young Millennials. Certo, ci sono altri giochi e altri luoghi sensibili. Ma davvero vogliamo combattere fenomeni patologici illudendoci che la soluzione consista nell’introduzione di distanze fisiche quando, basta uno smartphone o un PC per collegarsi alle multinazionali delle scommesse e del poker on line?”.

“Serve un approccio nuovo, cultura e formazione. Ma soprattutto, si punti sull’innovazione” aggiunge Curcio. “Esistono meccanismi automatici di riconoscimento della maggiore età e sistemi di blocco dopo una certa quantità di tempo e denaro giocato. Le istituzioni ci consentano di introdurle. Siamo pronti a discuterne con il Sottosegretario Pier Paolo Baretta e il Ministro Enrico Costa”. Infine, l’invito ad affrontare i temi del gioco e delle degenerazioni patologiche basandosi su dati e numeri certi: “Dire che c’è un’Italia malata di gioco, senza dati precisi non è serio. Eppure si continua a dare numeri, come quelli secondo cui sarebbero almeno un milione le persone affette dalla patologia. Questo è un approccio utile a vincere la sfida degli ascolti in prima serata, non quella della riorganizzazione di un settore e della tutela delle persone più esposte” conclude Curcio.

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