“L’Italia è concentrata sulle riaperture ed il comparto del gioco pubblico chiede a gran voce di non essere discriminato avendo caratteristiche strutturali e protocolli di sicurezza a prova di virus (e sta provando a dirlo a tutte le istituzioni, CTS compreso). Ma il comparto sa che una volta superata la prova pandemia dovrà confrontarsi di nuovo con temi radicali e strutturali come quello della cosiddetta “questione territoriale” che riguarda molte regioni italiane ed i relativi distanziometri che per i parametri urbanistici che presentano (numero di metri di interdizione, tipologie di luoghi sensibili) anziché razionalizzare e ridurre l’offerta di gioco di Stato di fatto ne impediscono l’esistenza sulla sostanziale totalità dei territori, chiedendo anche alle realtà preesistenti di fare le valige. Ciò riguarda la Regione Lazio, ma anche la Regione Piemonte, come si vede dal dibattito di questi giorni ma anche l’Emilia Romagna o ancora la Provincia di Bolzano”. E’ quanto dichiara il presidente di Acadi, Geronimo Cardia (nella foto), al webinar organizzatod all’associaizone dal titolo “Analisi dell’impatto sociale del settore del Gioco Pubblico nella Regione Lazio e delle conseguenze dell’entrata in vigore della L.R. 5/2013”.

“Sono però anche tante le regioni, 10, che in questi anni, preso atto del riflesso concretamente espulsivo dei parametri urbanistici sono tornate sui loro passi o hanno concepito distanziometri “sostenibili”, attenzione, puntando tutto sull’effettivo contrasto al disturbo da gioco d‘azzardo, nella consapevolezza maturata che un proibizionismo, anche involontario, anche meramente di fatto, anche solo marginalizzante determina effetti collaterali non voluti. Quali sono gli effetti indiretti non voluti? C’è il tema della perdita di livelli occupazionale dai territori, della chiusura delle imprese, della perdita di gettito e di assicurare alle città anche nelle periferie il decoro che meritano senza concentrazioni per proibizionismo di fatto o marginalizzazione che sia (oggi è impensabile aggiungere disoccupazione, chiusure di imprese, perdita di gettito al dramma della pandemia). C’è il tema della perdita del presidio della legalità dai territori (altrettanto impensabile aggiungere motivi di espansione dell’illegalità a quelli offerti dal disagio provocato dalla pandemia). C’è il tema del proibizionismo e della marginalizzazione che non rispondono allo scopo di tutelare le persone sotto il profilo sanitario. A fronte di tutto questo non solo a livello nazionale ma anche a livello locale si registra grande consapevolezza ma serve l’ultimo sforzo per rendere efficace quell’Intesa Stato/Regioni portata a termine con une enorme lavoro delle istituzioni coinvolte. Serve chiudere con il Riordino. Ma oggi la Regione Piemonte, come la Regione Lazio anche seguendo l’esempio virtuoso di altre regioni possono intanto rimandare l’entrata in vigore dell’espulsione della sostanziale totalità realtà esistenti dalla sostanziale totalità dei territori per valutare gli aspetti urbanistici, come gli effetti indesiderati e concentrare ogni misura sull’effettivo contrasto al disturbo da gioco d’azzardo così come sul decoro di tutti i territori, periferie comprese. Per questo ringrazio i relatori di oggi e le loro testimonianze”.