“Il prolungato blocco del settore del gioco sta provocando una proliferazione delle attività illecite. La dinamica è stata fotografata nitidamente dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha evidenziato come tra Lazio e Abruzzo l’illegalità stia esplodendo pesantemente. Basti pensare che gli interventi sulla rete degli operatori ha prodotto un riscontro di irregolarità nel 10% su circa 3mila verifiche effettuate nel corso del 2020. Un dato che si inserisce all’interno del trend nazionale, caratterizzato da forti criticità che rischiano di mettere seriamente in ginocchio un comparto che nel 2019 ha assicurato alle casse dello Stato un gettito erariale da circa 11,5 miliardi. Una cifra che, invece, nel 2020 è scesa tra i 6,5 e i 7 miliardi, segnando una contrazione tra 4,5 e 5 miliardi. Soldi che, in buona parte, sono finiti nelle tasche delle organizzazioni criminali”, sottolinea Geronimo Cardia (nella foto), Presidente dell’Associazione Concessionari Giochi Pubblici (Acadi – Confcommercio)

“Allo stesso tempo gli effetti sui livelli occupazionali diventano ogni giorno più pesanti. Si tratta di un settore che coinvolge oltre 100mila persone. Per molti quasi 10 mesi di chiusura sono di fatto insostenibili e si stanno traducendo in difficoltà economiche che si riflettono concretamente sulla vita quotidiana. Il rischio reale è che tante di queste attività non ripartano più. Tutto ciò è surreale, poiché il comparto potrebbe riaprire in totale sicurezza, sulla base di protocolli sanitari già esistenti che sono in grado di tutelare pienamente sia i lavoratori che gli utenti. Non a caso, nelle settimane in cui le attività hanno riaperto non si sono mai registrati focolai. Nel complesso la situazione è diventata insostenibile e oggi le lavoratrici e le imprenditrici del settore scenderanno in piazza a Montecitorio per chiedere lo stesso trattamento riservato agli altri settori e l’erogazione di adeguati ristori economici, poiché quelli stanziati sino a oggi sono davvero irrisori. E’ impensabile andare avanti ad oltranza con le chiusure come metodo di contrasto alla diffusione del virus. La strategia già adottata per la maggior parte dei comparti non è più quella del lockdown, ma è quella di riaperture controllate tramite protocolli validati anche dai sindacati che consentano lo svolgimento in sicurezza delle attività. E ciò perché è tecnicamente impossibile che i ristori vadano a compensare le perdite ormai mostruose generate da quelli che a febbraio saranno 10 mesi di chiusura su 12. In tutto il periodo in cui siamo e saremo costretti a convivere con il virus e che abbiamo davanti il comparto del gioco pubblico deve, al pari degli altri, proseguire le proprie attività responsabilmente ed in sicurezza”, conclude.