E’ da un anno che la pandemia ha sconvolto le nostre vite e nonostante i vaccini non si trova una via d’uscita. Anzi la situazione peggiora con misure sempre più restrittive. Uno dei comparti in maggior crisi è quello delle sale da gioco. Ilriformista.it ha intervistato Geronimo Cardia (nella foto), presidente dell’Associazione Concessionaria dei Giochi Pubblici (Acadi).

Dottor Cardia, in che condizioni versa il settore di cui si occupa lei?

La prolungata chiusura del settore del gioco pubblico, che ha ormai superato gli otto mesi complessivi, sta diventando un’occasione sempre più ghiotta per le mafie. Un fenomeno gravissimo, dimostrato con drammatica forza dalle notizie di stamattina che raccontano delle pesantissime infiltrazioni nel gioco online. Il dispositivo di indagine parla di esercizio abusivo di gioco e scommesse, evasione fiscale, truffa aggravata e autoriciclaggio. I fatti di cronaca di stamattina sono un pugno nello stomaco e dimostrano come le chiusure abbiano generato un vuoto, colmato senza esitazioni da un’offerta illegale combattuta senza sosta dalle autorità investigative“.

Quale è il danno subito dal vostro comparto?
Non c’è più tempo da perdere, anche perché quello che si sta determinando è a tutti gli effetti un tragico paradosso. Il comparto del gioco garantisce ogni anno, alle casse dello Stato, un gettito erariale di oltre 11 miliardi. Una cifra enorme, che sta migrando invece nelle tasche dell’illegalità che si rafforza, mentre lo Stato si indebolisce. Ma a rimetterci sono anche e soprattutto 150mila lavoratori e 75mila imprese del settore, ridotte ormai in una condizione di pesantissima sofferenza. Basti pensare che i ristori ammontano a circa il 5% del fatturato annuale di ogni azienda, mentre i lavoratori hanno ricevuto una cassa integrazione che copre non oltre il 40% degli stipendi mensili“.

Cosa chiedete al governo?

Siamo davanti un mondo in preda a una sofferenza non più sostenibile, con tante realtà che rischiano di non riaprire mai più e di precipitare nel vortice del fallimento e della disperazione. Il tempo ormai è scaduto e oggi, a partire dalle 15, piazza Montecitorio sarà invasa da tantissime grida di dolore, che non ricevono ascolto da mesi. ‘Le mascherina rosa’ riempiranno pacificamente la piazza, chiedendo alle istituzioni un incontro, un confronto, una interlocuzione. Al contrario queste donne, che sono le protagoniste del settore, si sentiranno definitivamente abbandonate. Bisogna fare attenzione, perché qui non siamo davanti rivendicazioni ideologiche, ma la questione è di pura sopravvivenza. Queste persone non riescono più a fare la spesa e a mettere regolarmente i pasti a tavola per le famiglie. Per questo chiedono che qualcuno disegni una prospettiva per il comparto, sia per quanto riguarda il sostegno economico che in relazione a un percorso certo, magari anche graduale, che porti alla riapertura. Perché scorgono la povertà dietro l’angolo, sentendosi ogni giorno sempre più umiliate“.