“I ristori sbandierati a suo tempo dal governo sono stati pressoché irrisori, soprattutto per quelle realtà – e sono molte, in questo comparto – con fatturati superiori ai dieci milioni di euro”. Lo ha detto a Mixer Planet Emmanuele Cangianelli (nella foto), presidente dell’Associazione Italiana Esercenti Giochi Pubblici (Egp-Fipe). “Gli effetti di undici mesi di chiusura totale sugli ultimi quindici sono stati, per certi versi inaspettatamente, più pesanti sulle aziende più strutturate che non su quelle più piccole: se fra queste ultime la percentuale di cessazioni è contenuta fra il 5 e il 10 per cento, fra le sale più grandi – dove pesano maggiormente i costi relativi a dipendenti e affitti – si arriva al 10-20 per cento, vale a dire qualche centinaio di attività in tutta Italia. Alle quali in molti casi, non dimentichiamolo, sono subentrate attività illegali, pronte a intercettare la clientela rimasta ‘orfana’ delle sale legali”.

E ancora: “Il nostro è un settore sottoposto a regime di concessione, fortemente regolamentato e tassato. Il minimo che possiamo chiedere è un rinvio della scadenza delle concessioni stesse, che tenga conto dei mesi in cui non abbiamo potuto usufruirne e del danno legato ai mancati ricavi a fronte di spese che in molti casi sono rimaste invariate durante i mesi di chiusura. La concessione relativa al settore delle scommesse, tra l’altro, è in scadenza fra meno di una ventina di giorni, e ad oggi dal governo non è giunto alcun provvedimento di proroga. In alternativa, chiediamo quantomeno un taglio delle spettanze da corrispondere allo Stato. In assenza di segnali di disponibilità in una di queste direzioni, siamo pronti a far valere le nostre ragioni di fronte ai Tar”.

Infine: “E’ più che mai necessario che il governo, di fronte a una eventuale ripresa della pandemia, abbandoni l’approccio basato sulle chiusure generalizzate, la cui efficacia si è dimostrata peraltro scarsa, e riconosca invece la professionalità di aziende che sono in grado di gestire le proprie attiività in piena sicurezza, rispettando i protocolli fino al punto di negare l’ingresso a una parte della clientela laddove non ci fossero le condizioni di sicurezza richieste dalle normative. Voglio ricordare a questo proposito che Fipe, i sindacati di categoria e altre aziende del settore hanno sottoscritto già lo scorso gennaio un protocollo che prevede misure ancora più rigide di quelle imposte dalle normative, a tutela di clienti e lavoratori”.