“Parliamo di consumo di gambling, ossia giocate interamente aleatorie. Il termine azzardo non mi sembra corretto, nel codice penale viene infatti utilizzato per riferirsi al gioco non regolamentato. Le patologie nel consumo di gioco ci sono sicuramente, però ci sono anche molti milioni di persone che con il gambling semplicemennte si intrattengono. Nel dibattito pubblico c’è anche un rilevante numero di persone che parla della cancellazione dell’offerta legale, questa è una concezione a nostro avviso non nell’interesse della collettività. Non si può annullare la domanda di gambling. La materia è complessa”.

Lo ha detto Emmanuele Cangianelli (nella foto), presidente Esercenti Giochi Pubblici-Fipe, intervenendo al convegno – organizzato dall’associazione Konsumer Italia – che si è tenuto oggi a Roma, presso il CNEL, dal titolo “Giochi e scommesse in Italia, la multidisciplinarietà normativa, il ruolo del consumatore e le prospettive di innovazione digitale”.

“Quello che è avvenuto in Campania in ambito legislativo ha evidenziato un approccio positivo che può portare vantaggi per tutte le parti chiamate in causa. Quello dei giochi pubblici è un tema di enorme interesse, serve efficienza delle politiche pubbliche. L’offerta regolamentata è un servizio pubblico essenziale, limitare l’attività dei concessionari è una concezione errata dal punto di vista giuridico. La necessità di organizzazione e limitazione non è data dalla natura del servizio, nessuno pensa che scommettere sia un servizio essenziale, l’essenzialità è data dal controllo del settore, che serve ad evitare le infiltrazioni della malavita e a tutelare i consumatori, con in prima fila i soggetti deboli. Negli ultimi 20 anni non si è intervenuti nel liberalizzare ma nel regolamentare fenomeni di mercato già esistenti, che erano senza regole. Si è guidata una forte emersione, portando nuove tutele ai consumatori, ma anche un grande gettito per l’erario. Questa emersione è continuata anche negli ultimi anni, così come l’incremento della fiscalità. Ad essere rallentate rispetto a 20 anni fa sono sia l’innovazione dei prodotti tecnologici di gioco che la ricerca efficace di soluzioni di prevenzione del consumo non consapevole. Si sono introdotte delle soluzioni, penso ai distanziometri, ai limiti orari e alla tessera sanitaria, realizzando dei fenomeni di fatto contrari allo scopo per cui le misure erano state intraprese.

Con la pandemia – ha aggiunto Cangianelli – il retail ha potuto continuare a offrire gioco per 12 mesi negli ultimi 24, questo ha indebolito ulteriormente i luoghi di gioco a diretto contatto con il consumatore, portando una contrazione delle reti del retail, ad oggi infatti ci sono più punti vendita di lotterie che di apparecchi ed è esploso l’online. I giochi a distanza nell’ultimo anno sono il 60% di tutte le puntate fatte. Sono dinamiche che probabilmente rientreranno ma hanno affermato una tendenza e indebolito il retail, che è invece proprio l’ambito nel quale è necessario fare più investimenti, difficili da fare perchè c’è un orizzonte concessorio quasi imbarazzante. Le concessioni scommesse e apparecchi di gioco scadono tra quattro mesi, quelle del bingo tra poco più di un anno. Non sono queste le condizioni in cui gli operatori, soprattutto del retail, sono in grado di fare investimenti per la maggiore tutela del consumatore, devono infatti soprattuto cercare di continuare a mantenere in vita la propria attività. La necessità di questi investimenti è importante, così come l’organizzazione degli spazi di gioco, la formazione di tutti gli operatori, anche di quelli dei servizi di prevenzione del terziario sociale. L’innovazione tecnologica è la più importante. Stiamo lavorando da un paio di anni per l’introduzione del registro di autoesclusione anche nel retail, che è già attivo nel gioco online e nel 2020 – dai dati dell’Amministrazione dei Monopoli e della Sogei – aveva più di 87mila persone iscritte in Italia. Sono dati su cui occorrerebbe indagare meglio per comprendere cosa è questo strumento e pensare come introdurlo nel retail. I dati sul consumo di gioco devono essere il più possibile disponibili, non ne abbiamo timore, con l’anailsi concreta dei dati anche sul consumo ci renderemmo probabilmente conto che le soluzioni più efficaci non sono quelle portate da molte delle attuali normative regionali”, ha concluso Cangianelli.