Associazione Astro gioco
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(Jamma) – Una delle tipiche reazioni del soggetto che accede ad un percorso formativo è quella di sentirsi “sottoposto” a delle lezioni (più o meno teoriche, più o meno pratiche, non importa) destinate a incidere poco sul futuro. Nell’esperienza formativa dei preposti di sala dedicata, poi, la consolidata convinzione che “in pochi” sappiano come funziona veramente un locale di gioco, rende la formazione un momento in cui è proprio il formatore il primo ad essere sottoposto ad una verifica sulla conoscenza delle mille criticità quotidiane a cui il preposto deve far fronte con strumenti aziendali non sempre adeguati.

Tuttavia, quando si fa capire che “si sa” (come nel caso dello staff di AS.TRO che visiona decine di ambienti tutte le settimane, soffermandosi su quelli più problematici), allora muta la percezione del formatore. Da insegnanti ci si trasforma in “spalle”, in opportunità di sfogo, in entità a cui chiedere -prima di tutto- “perché il gioco legale è trattato in questo modo in Italia” e a cui domandare “cosa si può fare per cambiare questa situazione”.

Instaurato un rapporto di ‘affinità’, la formazione diventa subito utile, sia per il preposto che beneficia di una full immersion su questioni a cui poteva dedicare solo qualche istante del proprio tempo, sia per l’azienda che si ritrova un personale motivato in modo innovativo rispetto a prima.

L’aspetto motivazionale è, infatti, essenziale nell’approcciarsi a lavoratori del settore del gioco lecito, in quanto l’attuale contesto mediatico, sociale e politico sottopone a grave stress il job profile del preposto che, in alcune situazioni locali, vive persino con imbarazzo la propria vita lavorativa “dedicata al gioco”. Ciò è estremamente pericoloso “in assoluto” ma, soprattutto, a livello di ottimizzazione aziendale della risorsa umana.

Per questo motivo, dopo il primario percorso di ‘conquista’ della stima, il formatore deve attuare una mirata azione di motivazione e di recupero dell’autostima del preposto che prescinda, ovviamente, dagli aspetti della remunerazione e che faccia comprendere allo stesso di possedere requisiti morali – giuridici – sociali annoverati e disciplinati da severissime Leggi (T.U.L.P.S.), ben superiori, spesso, a quelli che possono vantare coloro che moralmente li valutano negativamente e, comunque, statisticamente non scontati per la generalità della popolazione.

Se si leggono in parallelo le severe disposizioni di cui all’articolo 11 e 92 del T.U.L.P.S. (ovvero i requisiti giuridico-morali che devono possedere e mantenere i preposti), ci si accorge che l’ottenimento del nulla osta da parte della Questura rappresenta uno spessore complessivo davvero notevole, sicuramente idoneo a formare una base solida per una “difesa reputazionale”.

In conclusione, il percorso motivazionale da includere e “diluire” nel corso formativo è, quindi, essenziale per 3 ragioni: attiva una modalità di apprendimento più coinvolgente e, quindi, ottimale per lo scopo; coinvolge il lavoratore in un processo di inversione della ‘percezione mediatica negativa’ che attanaglia il gioco verso una dimensione diversa da quella reale (dove non è il gioco la priorità -o la piaga che dir si voglia- del Paese); sensibilizza il lavoratore sul fatto che è responsabile “in proprio” del mantenimento del suo posto di lavoro in quanto, “mal attuando” le procedure e le mansioni che gli competono, contribuisce al processo espulsivo del gioco lecito dal Paese.

Avv. Isabella Rusciano (AsTro)

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