“Il concetto di distanziometro viene introdotto circa dieci anni fa. Da allora né il Parlamento né il Governo vi hanno dato seguito. Si trattava di ridurre l’offerta di gioco, per questo ci pensarono Enti locali e Regioni, mentre il Parlamento provò ad intervenire con misure repressive. Parliamo di iniziative che fallirono e oggi i Comuni che non si oppongono potrebbero vedersi riconosciuto un incentivo in termini di percentuale delle entrate. La Legge Delega di riordino di cui si parla non fa riferimento ad alcun ministero, ma è affidata al Mef. Noi abbiamo decine di sentenze del Tar e di altri Tribunali che hanno stabilito che la tutela della salute ha priorità sulla libertà di impresa e sulle esigenze erariali statali”. Lo ha detto il senatore del Movimento 5 Stelle, Giovanni Endrizzi (nella foto), durante il webinar “Legge sul gioco d’azzardo: occasione o trappola?” organizzato da Avviso Pubblico e Fondazione Adventum nell’ambito del progetto Se questo è un gioco.

“Oggi dovremmo sapere cosa è una dipendenza, ossia una patologia alla quale contribuisce la diffusione dell’offerta. Non è possibile intervenire se non agiamo prima sulla riduzione dell’offerta. La Regione Piemonte e il suo esempio dimostrano che la normativa ha ridotto l’offerta e così anche la patologia correlata. Anche l’ISS dice che questi strumenti normativi sono efficaci. Sappiamo anche che le famiglie con minor reddito giocano di più, al Sud più che al Nord. Dobbiamo tener conto di questi fattori. Un gioco d’azzardo non ha lo stesso potenziale additivo se si svolge in un territorio a bassa o ad alta disoccupazione. Sono fenomeni che vedono una interazione tra individui e ambienti in cui vivono”, ha spiegato Endrizzi.

Sull’accordo Stato Regioni del 2017 il senatore M5S ha ricordato che “prevedeva che venissero fatte salve le norme locali e che si sarebbero potute applicare misure più restrittive. Credo che serva una normativa nazionale che stabilisca una misura minima di tutela, è inammissibile pensare a bandi di gara con offerta di migliaia di punti. Va bene regole uniche, ma senza togliere o ridurre il potere delle Regioni che dovranno dire da che parte voglio stare. Da punto di vista costituzionale e giuridico ci deve essere questo doppio binario regolamentare. La libertà d’impresa e il gettito erariale devono venire dopo la tutela della salute. O si riconosce ai soggetti delle filiera il ruolo di incaricato di pubblico servizio, con una giusta e minima retribuzione, o liberi tutti, con le attività che devono assumersi i rischi d’impresa”, ha aggiunto Endrizzi.

“Le verifiche antimafia e le attività di trasparenza che il comparto offre non sono sufficienti, negli ultimi 6 anni abbiamo avuto un’infiltrazione mafiosa che ha raggiunto addirittura l’ambito delle concessioni, quindi è evidente che c’è un problema. Forse dovrebbe essere direttamente lo Stato a gestire il settore. Il sistema concessorio, che io non contesto sul piano del principio, all’atto pratico deve blindarsi. C’è un grosso problema di illegale dentro il legale. L’interesse comune è che le mafie siano combattute, lo strumento deve però essere il migliore nella tutela della salute. Sull’invarianza di gettito concordo sul fatto che sia una contraddizione, in generale il nostro obiettivo deve essere quello di togliere le macchine da gioco dagli esercizi generalisti, questo intendo per ‘exit strategy’ dal settore. Parliamo di macchine concepite per i casinò e solo in questi ambiti possono stare. Mettere distanza tra l’offerta di gioco d’azzardo e determinati luoghi sensibili serve a prevenire certi comportamenti che possono diventare patologici e ad aiutare le persone che si curano a non dover affrontare un calvario, incontrando in ogni momento questo tipo di stimolazione nei locali che frequentano. Io ho chiesto agli amministratori che venga fatta una norma che sia di tutela della salute. Allontanare dai luoghi del quotidiano questo tipo di offerta io credo sia protettivo e tutelante. E’ chiaro che se poi si eccede in queste misure, e si vanno a individuare come luoghi sensibili anche altri che di sensibile non hanno nulla, si crea una distorsione. Il problema è evitare che ci sia un’eccessiva vicinanza tra i luoghi di vita sociale e l’offerta di gioco d’azzardo. E’ chiaro che a Roma c’è un problema particolare, ci sono tante chiese. Il punto non può essere quello di garantire libertà di stabilimento all’offerta, ma deve essere quello di garantire la tutela della salute. Ovviamente se si ritiene che il criterio possa essere migliorato lo accetto, non ho intenzione di essere additato come proibizionista. Limitiamo la raccolta e facciamolo come volete, lancio a voi la palla”, ha affermato l’esponente del Movimento 5 Stelle.

Endrizzi ha poi chiarito: “Oggi non abbiamo riscontri di un aumento dell’illegalità né in relazione al distanziometro piemontese, né in relazione al lockdown. Poi può essere che con la pandemia ci siano stati dei fenomeni di transizione, c’è sicuramente stato un aumento del gioco online, ma dire che 30 miliardi sono passati tout court alle consorterie mafiose significa offendere gli agenti delle forze dell’ordine, dei Monopoli e anche gli italiani. Durante la pandemia i giocatori patologici hanno in parte aumentato il gioco online, ma alcuni hanno smesso, in generale si è avuto un vantaggio per i consumi familiari. E’ utile avere un’offerta pubblica per contenere i fenomeni di illegalità, ma su questa base dobbiamo essere alleati e non minimizzare i fenomeni distorsivi che ci sono, inoltre dobbiamo farci carico della massima pressione sociale che possiamo esercitare su famiglie, imprese e cittadini”.

“Il settore va riconvertito almeno in parte. Bene videogiochi e sport, dove non ci sono vincite in denaro, tutto questo settore è stato lasciato in mano ad altri imprenditori, invece può essere un tipo di offerta con cui sostituire almeno in parte il gioco d’azzardo nei locali generalisti. In questa riforma bisogna stipulare un’alleanza intellettualmente onesta, altimenti un domani si rischia di ritrovarsi davanti problemi sociali che non si potranno più nascondere. Sono disponibile a interloquire con voi in tutte le sedi se il clima si rasserena e si sviluppa un reciproco riconoscimento. Oggi il problema dell’online è forse la nuova frontiera che insieme tutti dovremo affrontare per la tutela della legalità e della salute”, ha concluso il senatore M5S.