“Come associazione di rappresentanza degli operatori del gioco lecito, avevamo già denunciato la sperequazione messa in atto dalla Regione Emilia-Romagna nei confronti delle imprese del gioco, escluse dai finanziamenti erogati alle attività penalizzate dalle misure di contenimento della pandemia.

D’altronde, una simile scelta si inserisce nel solco di una precisa strategia già da tempo percorsa dalla regione per espellere dal suo territorio il gioco legale: ne è prova l’applicazione retroattiva delle norme regionali che prevedono distanze minime dai luoghi c.d. “sensibili” e la conseguente chiusura di attività già esistenti prima della loro entrata in vigore, a cui si accompagna la totale chiusura delle istituzioni regionali verso qualsiasi confronto, sul tema, con le associazioni di categoria.

L’esclusione delle attività di gioco dagli aventi diritto ai finanziamenti è stata perpetrata dalle istituzioni regionali nonostante tali attività, rimaste chiuse nell’ultimo anno solare per circa 300 giorni (e tuttora chiuse), risultino tra quelle più penalizzate dalle norme di contenimento della pandemia.

Ma non ci aspettavamo di trovare conferma del sospetto che si fosse trattata di una scelta discriminatoria, proprio dalle parole dello stesso assessore al commercio, il quale, rispondendo ad un’interrogazione del consigliere regionale Marco Mastacchi, ha candidamente dichiarato che ‘non disponendo di risorse non sufficientemente capienti, non si sono potute attivare misure di sostegno per tutte le tipologie di attività’ e che quindi ‘a oggi non sono previsti ristori regionali per il settore giochi’. (…)”. E’ quanto scrive AsTro in una nota.

Per leggere la lettera completa inviata alla Presidenza della Regione E-R e all’assessore al commercio, SCARICALA QUI.