Una vera e propria beffa. I 20 milioni di euro stanziati per il settore dei parchi da divertimento per le perdite legate al COVID nel 2022 prima sono stati inclusi della disciplina degli aiuti di Stato a causa dei ritardi del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), creando residui importanti che saranno distribuiti senza criterio ad altre categorie. Queste risorse sono ancora nelle casse della maggior parte delle Regioni, alcune delle quali non hanno neanche erogato i sostegni del 2021. Un sistema inefficiente, reso tale dalla assegnazione alle regioni, in alcune delle quali non c’è neanche un parco di divertimento. “Una vergogna nazionale- commenta Maurizio Crisanti, segretario nazionale Associazione Parchi Permanenti Italiani, “il tipico corto circuito tra Stato e Regioni. E’ stato vanificato l’intervento pubblico a sostegno del parchi da divertimento , faticosamente ottenuto dal settore. Fondi assegnati a Regioni che non ospitano alcun parco tematico o acquatico, Regioni in ritardo con la messa a bando dei fondi 2021 e 2022… contributi inefficaci, fondi distribuiti in modo caotico e ad altri settori, amministrazioni inadeguate.”

«Chiediamo al Governo un intervento immediato» esordisce Luciano Pareschi, presidente Associazione Parchi Permanenti Italiani che spiega a La Stampa: «I ritardi che si sono accumulati in questi mesi hanno generato una vera e propria emergenza. Superato il 30 giugno, la misura tecnicamente non sarà più gestita attraverso il Temporary Framework, ma con il regime “de minimis”, che impone un tetto massimo di 200mila euro complessivo per poter beneficiare degli aiuti senza violare le regole comunitarie. In mancanza di un correttivo, il provvedimento da 20 milioni dedicato al comparto sarà, di fatto, vanificato e molte imprese che si sono sobbarcate ingenti costi fissi tenendo chiuse le strutture nei momenti peggiori della pandemia, non potranno ricevere i sostegni a cui hanno diritto, con inevitabili conseguenze».

Maurizio Crisanti precisa: «I progetti non mancano e porteranno innegabili vantaggi per il turismo, l’economia e l’occupazione sul territorio, ma sulla continuità e sulle prospettive di crescita del settore pesano diverse incognite, a cominciare dall’aumento esponenziale dei costi fissi. Il costo dell’energia è raddoppiato, ci sono parchi che spendevano un milione di euro e adesso ne spenderanno due, ma anche i costi delle attrazioni realizzate in metallo scontano la carenza di materie prime, che si traduce in prezzi più elevati e date di consegna differite rispetto al passato. Aggiungo anche la necessità di prevedere incentivi economici per sostenere le assunzioni, a causa delle difficoltà a reperire il personale».

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