L’associazione: bene superamento ATECO, ma con allargamento della platea di beneficiari ancora più evidente la scarsità di risorse. Alle imprese familiari pochi spiccioli, serve un correttivo: qualche migliaio di euro non può compensare oltre un anno di crisi

“Ennesima, grave delusione per gli imprenditori. Complessivamente – e ancora una volta – le risorse assegnate dal DL Sostegni per le imprese sono assolutamente insufficienti: anche considerando le tranche di contributi a fondo perduto arrivati lo scorso anno, si copre meno del 7% del fatturato perso dalle attività economiche nel solo 2020. Non solo: non arriveranno prima di fine e aprile, e non c’è assolutamente niente per il primo trimestre del 2021, che invece di portare la pronosticata ripresa, ha visto aggravarsi ulteriormente l’emergenza delle imprese, ormai esasperate”.

Così Confesercenti commenta le bozze del DL Sostegni. 

“Lo scorso anno la pandemia ha causato la perdita di oltre 300 miliardi di fatturato, come accertato dall’Agenzia delle Entrate. Sommando le risorse stanziate dal Decreto Sostegni a quelle distribuite precedentemente, si arriva appena 22 miliardi. Una cifra insufficiente a coprire pure i costi fissi: secondo le nostre stime servirebbero ancora altri 18 miliardi di euro anche solo per recuperare una soglia minima del 10% delle spese.

Una scarsità di risorse inaccettabile e che è evidente soprattutto per le imprese familiari, in media di minori dimensioni: sommando tutti i ristori, un’attività che fatturava 100mila euro nel 2019 e ne ha persi 80mila nel 2020 otterrà in tutto tra i 6 e i 7mila euro. E se per caso non avesse ricevuto le prime tranche, perché esclusa dal codice ATECO, riceverebbe in tutto appena 4mila euro: il 5% delle perdite.

Alcuni progressi, nel provvedimento, ci sono. Ad esempio, l’inclusione delle attività nate nel 2019 e nel 2020, così come l’abbandono del codice ATECO come criterio per l’erogazione di contributi a fondo perduto – ora assegnati a tutte le imprese che abbiano perso almeno il 30% del fatturato. Ma l’allargamento della platea di beneficiari rende ancora più evidente quanto la dotazione del decreto sia esigua.

I codici ATECO sono spariti, ma per le imprese anziché di sostegni possiamo parlare di sostegni placebo. Serve un vero cambio passo: è quello che ci aspettavamo. E purtroppo siamo stati delusi.

Anche il sistema dell’autocertificazione – in piena rivoluzione digitale – ci fa capire quanto siamo ancora lontani dal potere utilizzare con efficacia le banche dati di cui disponiamo: pare che la tracciabilità, su cui negli ultimi anni, funzioni solo in un senso. Si proceda ad un’ulteriore manovra di scostamento di bilancio e per il 2021 si dia energia alle imprese con sostegni adeguati. Si potrebbero recuperare risorse anche dall’insieme di Cashback e Lotteria dello scontrino (4,7 miliardi in due anni), dal Bonus Vacanze (un flop, con 2 miliardi non spesi) e dagli altri Bonus che non hanno avuto successo, come quello per PC e Tablet. Intanto, serve subito un correttivo per le imprese di minore dimensione”.

Decreto Sostegni e la necessità di fare presto per salvare le imprese italiane colpite dalla crisi economica legata alla pandemia al centro dell’intervento della presidente di Confesercenti Patrizia De Luise, ospite della trasmissione di RaiTre Titolo V.

Non abbiamo avvertito questo cambio di passo. Le nostre imprese aspettavano questo decreto Ristori già da dicembre scorso e siamo qui che stiamo sempre aspettando questi interventi. Arriveranno presto ha detto il Presidente, ma ha parlato di aprile. Rendiamoci conto che le imprese sono da un anno in sofferenza, sono ferme e quindi il cambio di passo vorrebbe dire fare presto e dare immediatamente i ristori“, le parole della presidente De Luise.

Quando è scoppiata la pandemia un anno fa – ha continuato la presidente – non eravamo attrezzati. Quindi anche i ritardi dovuti alla burocrazia ci hanno fatto male ma potevano essere comprensibili, un anno dopo no. Non si deve sottovalutare l’esasperazione, la sofferenza delle imprese. Non solo per loro ma per il bene del nostro Paese perché quando finirà il Covid dobbiamo averle vive, integre, sane“.

Confesercenti Arezzo, emergenza Covid e decreto sostegni: “Servono soldi subito alle imprese”

Il Direttore Checcaglini: “Oltre alle parole servono i fatti”

Arezzo resta in zona rossa con le restrizioni che pesano sulle aziende fermate a casa dall’emergenza Covid impossibilitate a lavorare e a portare a casa uno stipendio per mandare avanti le attività e far fede alle necessità delle famiglie. La Confesercenti ha ascoltato le parole del Premier Draghi. “Quelle che abbiamo maggiormente apprezzato nella conferenza stampa dell’altra sera” commenta il direttore di Confesercenti Arezzo, Mario Checcaglini “sono state: ‘più soldi a tutti e velocemente’. E ancora: ‘quest’anno i soldi non si chiedono, si danno’.

Frasi che condividiamo perché è di questo che c’è necessità ma che tutt’oggi non vediamo concretizzare. C’è infatti necessità di maggiori risorse alle imprese chiuse per decreto e soprattutto che le risorse arrivino velocemente nelle tasche delle persone, degli imprenditori e dei lavoratori. Ebbene, tutto questo non c’è nel cosiddetto decreto ‘sostegni’, approvato dal Consiglio dei Ministri”. “Si discute di sostegni” puntualizza il direttore di Confesercenti “perché le attività sono state costrette alla chiusura è hanno subito una riduzione di fatturato, ma è sempre bene ricordare che invece di essere ristorate preferirebbero tornare a poter lavorare anche in questa situazione di necessaria cautela. Non dimentichiamo che lavorare in sicurezza, rispettando prevenzione e protocolli, è possibile. In questo caso le aziende non graverebbero sul bilancio dello Stato e tornerebbe la fiducia nel futuro. Invece si continua a scegliere la chiusura delle attività, prevalentemente del commercio del turismo e dei servizi, ed è per questo che continuiamo a chiedere ristori adeguati”.

Per Confesercenti servono sostegni sostanziosi e capaci di dare ossigeno alle aziende e reali aiuti in modo che riescano a superare la crisi e possano essere traghettate oltre la pandemia. “Solo qualche migliaio di euro al massimo” spiega Checcaglini “sono riconosciuti a fronte di significative perdite di fatturato. Per fare un esempio, ad una azienda ha perso 500 mila euro di fatturato andrebbero 15 mila euro. Poche migliaia di euro, 2 o 3, a chi ha subito perdite meno consistenti”. “Vogliamo credere, perciò” auspica il direttore di Confesercenti “che questo decreto, legato allo scostamento di bilancio di 32 miliardi di inizio gennaio, sia la prima parte di altri provvedimenti in arrivo. Ma il loro arrivo non potrà che essere collocato nelle prossime settimane; le aziende potranno attendere massimo due o tre settimane. C’è la necessità di fare presto. Occorre perciò un nuovo scostamento di bilancio, significativo, che il Parlamento approvi rapidamente, un nuovo decreto che allora le risorse alle imprese, alle Partite Iva e a tutte le persone in difficoltà”. “Abbiamo l’esempio degli Stati Uniti” conclude Checcaglini “che insegnano, a noi e all’Europa, come salvare l’economia in difficoltà. 1900 miliardi per un paese di 300 milioni di abitanti, seguendo questa strada avremmo dovuto stanziare 400 miliardi, tra tutti i provvedimenti il nostro ha destinato non arriva a 150. Perciò al Presidente Draghi dobbiamo dare una prova di appello affinché le sue parole siano suffragate da fatti. Occorre fare presto”.

Confesercenti Torino, ecco i numeri: simulazione sui contributi del nuovo provvedimento

L’Associazione: “Decreto Sostegni, alle imprese del commercio e del turismo ristorato in media meno del 5% della perdita 2020. Nulla per il 2021, nonostante la zona rossa. Ma a forza di mancette le aziende muoiono”

In media, meno del 5% della perdita subita: questo riceveranno le imprese del commercio e del turismo dal decreto Sostegni approvato dal governo: il dato emerge da una simulazione (vedi allegato) condotta da Confesercenti sulla base di quanto previsto dal provvedimento. Si sono ipotizzate un perdita del 30% e una del 60% e due fatturati per ciascuna fascia di beneficio stabilita dal decreto. Nel caso della prima fascia (100mila euro di fatturato con il 60% di contributo) si va dal 7% di copertura della perdita al 5%. Nella seconda fascia (fatturato dal 100mila a 400mila con il 50% di contributo) il beneficio è del 4,2%. Nelle fasce superiori il beneficio si abbassa ulteriormente. Poiché gran parte delle aziende del commercio e del turismo si trova nelle prime due fasce, ne consegue che per loro il beneficio medio è appunto inferiore al 5%.

In ogni caso, qualsiasi sia il contributo per un anno di perdita, esso risulta sempre inferiore alla perdita di un mese (salvo in un’unica, isolata ipotesi). Da notare, infine, che i pochissimi casi in cui il beneficio è percentualmente superiore al 5% ciò dipende dal fatto che il decreto prevede l’integrazione a mille euro (duemila per le società) per tutte quelle aziende il cui contributo calcolato con i parametri previsti risultasse inferiore a quella soglia.

“Purtroppo – dice Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti – eravamo stati buoni profeti, ad anticipare questa situazione: i numeri sono impietosi e configurano l’ennesimo provvedimento incapace di venire incontro alle esigenze di imprese ormai allo stremo. Le poche migliaia di euro che ognuna di loro riceverà basteranno a malapena a pagare una mensilità di affitto o a far fronte a qualche bolletta.

Eppure qualche risorsa in più si sarebbe potuta trovare abolendo provvedimenti come il cashback o la lotteria dello scontrino. E fa male constatare che molti di coloro che potranno aderire al condono fiscale avranno un beneficio superiore a quanti riceveranno il sostegno.

A questo si aggiunga che l’emergenza non è finita: di per sé insufficiente, il provvedimento lascia fuori il 2021, nonostante le nostre aziende continuino a essere chiuse e non si veda all’orizzonte alcun serio piano per la riapertura. Purtroppo – conclude Banchieri – l’auspicato cambio di passo non c’è stato e si continua con la linea delle ridicole mancette: ma a forza di mancette le aziende muoiono”.

DL Sostegni: Assoturismo, nessun cambio di passo, imprese allo stremo

“Le attività del turismo sono ferme ormai da un anno, senza sostegni adeguati non potremo più riaprire”

“Ci aspettavamo molto di più. Il DL Sostegni approvato dal Governo non segna alcun cambio di passo rispetto al passato. Le risorse restano esigue e chiaramente insufficienti per dare respiro ad imprese ferme ormai da oltre un anno”.

Così Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti.

“Le restrizioni imposte dall’emergenza Covid hanno segnato la chiusura definitiva di migliaia di imprese del turismo, mettendo in ginocchio un’intera filiera, fatta di fatta di agenzie di viaggio, alberghi, stabilimenti balneari, guide turistiche, animatori, ecc”.

“Il nuovo governo ha detto tante parole in favore del turismo ma i fatti tardano ad arrivare ed anche i pochi aiuti previsti dal DL Sostegni non saranno disponibili prima di qualche settimana. Se gli interventi a favore delle imprese non saranno maggiormente adeguati, e ci auguriamo davvero che lo siano con il prossimo scostamento di bilancio, molti di noi non saranno presenti al momento della ripartenza”.

“Il turismo, più di altri comparti, può dare un contributo decisivo alla ripresa dell’economia italiana. L’unico obiettivo di governo e istituzioni deve essere quello di sostenere le imprese in questa fase, accelerando sulla campagna di vaccinazione e garantendo liquidità e indennizzi ad un settore che vale il 13% del PIL italiano”, conclude Messina.

Confesercenti Campania, decreto sostegni: ” Draghi prende in giro le aziende, con questi ridicoli ristori, in Campania il 70% delle imprese fallirà. Intervenga Mattarella”

Il Presidente Schiavo: “Il premier sta asfaltando la nostra economia, i sostegni alle imprese sono briciole. Non è aiuto ma ennesima mortificazione: 38 i miliardi di fatturato in fumo in Campania, non c’è futuro e avanza l’ombra della malavita. Intervenga il Presidente Mattarella”

Confesercenti Campania boccia senza riserve il Decreto Sostegni varato dal Governo Draghi perché inadeguato sia ad aiutare le aziende campane e del Meridione che a rilanciare l’economia dei territori. Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania e delegato per le politiche del mezzogiorno di Confesercenti, fa suo il grido di dolore e rabbia che arriva da migliaia di attività imprenditoriali. «Il nostro è un SOS prima di morire. Da un lato ci sono 50mila imprese e 150mila lavoratori che saranno costretti a elemosinare per sopravvivere e dall’altro c’è una politica che non è capace di interpretare le aspettative e i bisogni degli imprenditori. Con questo Decreto Sostegni il premier Draghi prende in giro le nostre aziende, il cui 70% sarà destinato a chiudere per sempre di questo passo. Il sostegno che promette il nuovo decreto è ridicolo e inappropriato. La cifra destinata ai ristori per le aziende campane è una miseria: significa non dare ossigeno ma continuare a toglierlo, uno sfregio alle nostre attività chiuse o semichiuse da 11mesi. Con l’effetto che le aziende moriranno nel silenzio. Confesercenti Campania non consentirà tutto questo, e vale anche per il resto del Sud. Difenderemo tutte le nostre categorie».

Il grido d’allarme, imponente e disperato, e il dissenso assoluto per il DS del Governo Draghi provengono da tutte le attività, sia quelle rimaste completamente ferme e ormai in ginocchio, fallite o sul punto di esserlo (alberghi, villaggi, compagnie aeree, autonoleggio, agenzie di viaggio e l’intera filiera del turismo, il wedding e la filiera dell’indotto, il settore delle fiere e delle sagre, le palestre e i centri sportivi, le attività dei teatri e dei cinema e quelle a loro collaterali) che quelle che hanno aperto a singhiozzo (ristorazione, bar e simili, parrucchieri e benessere- che lunedì scenderanno in piazza dinanzi alla Prefettura di Napoli-, abbigliamento e moda, ecc…).

«Il tracollo è in atto da mesi per le attività ferme, ma anche quelle aperte a metà sono vicine al baratro, avendo perso sino al 50% del fatturato. Difenderemo le nostre imprese – prosegue Schiavo – perché non vogliamo che, ad esempio, i ristoratori o gli albergatori cadano nella trappola della malavita per avere liquidità per restare a galla. Non vogliamo mortificare tante aziende che saranno citate in giudizio perché non riescono a pagare i mutui e le cambiali. Gli imprenditori stanno vendendo i propri beni personali perdendo la propria dignità. Chiediamo l’intervento del Presidente della Repubblica Mattarella che ha dato fiducia a Draghi. E non dimentichiamo che anche il Governo precedente aveva commesso scempi inutili, come finanziare il chasback e la lotteria degli scontrini con 5 miliardi che hanno peraltro drogato il sistema di pagamento: queste risorse siano subito destinate ai ristori per le aziende».

Il momento è decisivo: o si cambia decisamente marcia o, per Confesercenti, sarà crisi epocale: «Vedo piangere ogni giorno decine di imprenditori perché sono allo stremo. Hanno perso la fiducia nella politica- afferma il presidente Vincenzo Schiavo – , specie in quest’ultimo Premier che tutti avevano dipinto come il Messia che avrebbe risolto i problemi. Questo Governo potrà pure costruire ospedali, ponti e varare le migliori tecnologie, ma se le imprese saranno costrette a chiudere e migliaia di lavoratori saranno per strada, come pensa di sfamare tutte queste famiglie? Era corretto continuare con il processo elaborato, con fatica, con il Governo Conte, ovvero assicurare almeno il 20-30% di perdite sul fatturato del 2020. Non vogliamo paragonarci ai nostri cugini europei (francesi, tedeschi e inglesi) che hanno avuto risarcite sino al 70% delle perdite. Conosciamo le difficoltà economiche italiane degli ultimi anni, ma gli imprenditori ora non hanno futuro, neanche per i loro figli. Li stanno mettendo con le spalle al muro, e noi qui al sud non abbiamo la velocità e le opportunità delle imprese del Nord. In Campania e nel Mezzogiorno è già un miracolo che un imprenditore abbia difeso con le unghie la propria azienda negli ultimi 20-30 anni, impegnando i propri risparmi e firmando cambiali, ipotecando i propri beni, producendo ogni sforzo possibile per tirare avanti. Ma questo peso non può e non deve cadere sulle loro spalle ma su quelle di una politica troppo spesso miope e sorda. Le nostre imprese hanno bisogno di ristori più ampi e di far ripartire l’economia. Se l’attuale Governo ha deciso di asfaltare tutti, si assumesse la responsabilità del fallimento di migliaia di imprese».