“Con questo decreto siamo 3 volte penalizzati non una: oltre al pesante ulteriore incremento dell’aliquota del prelievo sul AWP e VLT, a noi del Bingo si chiede di accettare una proroga molto onerosa (90mila euro) e di pagare inoltre 10.000 euro annui per l’iscrizione ad un registro che dovrebbe già esistere!”.

Così commenta il decreto Fiscale il presidente dell’ASCOB, Salvatore Barbieri, che puntualizza: “Questo Esecutivo dichiara guerra al gioco illegale e, invece, colpisce pesantemente le aziende che garantiscono il servizio del gioco pubblico.

Il messaggio chiaro che giunge agli operatori è che lo Stato non vuole più collaborare con i suoi partner, non riconosce la dignità di aziende che lo Stato stesso ha selezionato attraverso gare ad evidenza pubblica tanto che le obbliga all’iscrizione ad un Elenco, previa presentazione di dettagliati requisiti. Quali requisiti? Non bastano ancora le fideiussioni di 500 mila euro e le garanzie che le nostre realtà imprenditoriali hanno già presentato?

Lo Stato conosce perfettamente i concessionari con i quali è in ‘società’ da anni nelle attività di distribuzione dei giochi.

Una follia che non si può percepire come una disposizione di contrasto al disturbo del gioco, è un vero e proprio taglieggiamento nei confronti degli operatori.

I nostri politici non si rendono conto che dietro una sala Bingo ci sono almeno 30 unità lavorative, non hanno considerato la fitta e diversificata rete di regolamentazioni regionali e comunali che hanno imposto distanze dai luoghi sensibili e hanno ridotto gli orari di esercizio e minano l’esistenza stessa delle sale come nulla fosse avvenuto in questi anni, continuano a chiedere 90.000 euro per la proroga onerosa di cosa?

Quanto vale un diritto concessorio in questa situazione normativa?

L’attività nei Bingo non è più quella dei primi anni 2000, basti pensare che dal 2014 ad oggi si è passati da 211 sale attive a 195 sale.

Rinunciando al Bingo e trasformando le stesse location in sale con AWP e VLT, non avremmo bisogno più di una fideiussione di 500 mila euro, non pagheremo più i 90.000 euro per la proroga, non necessiteremo più di 30 dipendenti ma faremo la raccolta, anche se ridotta, con appena tre unità lavorative e un investimento minore, non pagheremo inoltre i 10.000 euro, per l’ iscrizione al nuovo Registro degli operatori del gioco Pubblico, (addirittura le sale bingo sono paragonate alle società di rete telematica, alle società di giochi al totalizzatore, alle società dell’online), credo che qualcuno non abbia ben chiaro cosa sia una sala Bingo.

Perché, dunque, un imprenditore dovrebbe continuare ad accettare la concessione dello Stato?

Immagino che considerazioni simili possano essere fatte dai concessionari di altri settori del gioco, credo pertanto che queste nostre perplessità debbano essere portate sul tavolo del Governo in modo unitario dalla nostra categoria.

Occorre mettere in chiaro che la prosecuzione di questa politica per i giochi non porterà ulteriori entrate dal gioco e successi nel contrasto al gioco patologico ma solo disoccupazione e crisi aziendali.

Non si sta contrastando il gioco illegale, si stanno favorendo le attività clandestine spazzando via dal mercato gli operatori riconosciuti e distruggendo quel presidio dello Stato sul territorio costituito dalla rete dei concessionari”.


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