“L’ippica non fa parte dello sport, ricade sotto l’agricoltura. Questa è una differenza importante, condividiamo entrambi lo sport ma le manifestazioni ippiche non sono considerate sport. Anche in questo momento di provvedimenti urgenti l’ippica seguiva normative differenti rispetto agli sport equestri”.

Lo ha detto Marco Di Paola (rappresentante Federazione Italiana Sport Equestri) in audizione in Commissione Agricoltura della Camera nell’ambito dell’esame della proposta di legge recante disciplina dell’ippicoltura e delega al Governo per l’adozione di disposizioni volte allo sviluppo del settore.

“Andrebbe trovata una coniugazione in questa diversità normativa di trattamento. Il cavallo è un prodotto agricolo, che viene allevato per diventare sportivo, subendo un’attività di trasformazione che si svolge dai 18 mesi fino agli 8 anni. Con la proposta di legge volete parificare l’allevatore di cavalli all’imprenditore agricolo e questo sarebbe un passaggio veramente importante. In merito all’ippica, soprattutto trotto e galoppo, spesso accade che cavalli nascono all’estero ma vengono addestrati in Italia, consentire a questi addestratori di avere un riconoscimento, uno stato giuridico nell’agricoltura favorirebbe molto il rapporto di questi soggetti nei confronti dell’estero, potrebbero avere un mercato molto più ampio”.

Il rappresentante dell’Associazione italiana Appaloosa, Giuseppe Ficacci ha aggiunto: “Questa proposta di legge va nella direzione giusta, sarebbe opportuno che l’intera filiera dell’ippicoltura venga riconosciuta al pari dell’agricoltura. Speriamo che questa proposta di legge prenda una forma concreta, gli aspetti che potrebbe regolare sono tanti”.