“Il nostro comparto direttamente interessa circa 9mila famiglie e indirettamente arriviamo a decine di migliaia di persone. Questo comparto assicura il rispetto della piena legalità sul territorio. Siamo il braccio armato a disposizione dello Stato, non un soggetto con cui negoziare chissà quale tipo di valutazione sugli aspetti centrali. In questo decreto in cui il Governo esercita la sua politica economica con due misure importantissime il finanziamento viene con un aumento di tassazione. Questa non è una semplice lamentela di un comparto perchè gli sono state aumentate le imposte”.

Lo ha detto il presidente di Acadi, Geronimo Cardia, intervenendo in audizione presso le Commissioni riunite Lavoro e Affari sociali della Camera, nell’ambito dell’esame del disegno di legge recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni.

“Il comparto ha paura di non riuscire ad arrivare a fine mese ed a gestire la raccolta delle risorse che servono per attuare le azioni di politica economica di questo Governo e degli altri. C’è un’instabilità causata dai continui aumenti di tassazione. Il comparto non è in grado di sostenere questi aumenti di tassazione, al punto da mettere in discussione la tenuta della finanza pubblica prospettata dai vari provvedimenti in cui gli aumenti sono previsti. Lo dice l’Ufficio Parlamentare di Bilancio. Questa osservazione è di maggio 2018, cioè prima degli aumenti di tassazione successivi. C’è poi un’altra ragione, i provvedimenti territoriali limitativi della distribuzione della rete fisica del gioco. Ci sono provvedimenti che riguardano distanze ed orari. Sulle distanze c’è un errore tecnico che le vizia. Si parla del fatto che non può esserci gioco vicino a luoghi ritenuti sensibili. Abbiamo fatto delle perizie per capire dove è possibile distribuire legittimamente il gioco pubblico regolamentato, ebbene è stato dimostrato che ci sono territori dove è completamente vietato. Questo fa sì che il gettito erariale venga distrutto, le risorse non vengono trovate e si lascia il campo all’offerta illegale, con prodotti che fanno veramente male. La soluzione è quella del riordino. Bisogna mettere distanza tra il problema e la persona che può avere un problema, il rischio dal prodotto. Non il prodotto pubblico da tutto il territorio”.