“La categoria dei rivenditori di generi di monopolio è composta complessivamente da circa 54.000 micro imprese che gestiscono l’attività per lo più con l’ausilio dei componenti di una medesima famiglia per un totale di oltre 150.000 addetti. In questo periodo di gravissima difficoltà per il nostro Paese, i tabaccai sono stati chiamati a offrire il proprio contributo alla collettività vendendo i generi di monopolio e continuando ad erogare ai cittadini servizi di pubblica utilità. Lo hanno fatto pur nella consapevolezza di mettere a repentaglio la propria salute e quella delle proprie famiglie”. E’ quanto si legge nella memoria rilasciata dalla Federazione Italiana Tabaccai nel corso delle audizioni sui Decreti Ristori nelle Commissioni riunite Bilancio e Finanze del Senato.

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“Il bilancio negativo della nostra categoria in termini di vite umane potrà farsi solo a emergenza finita perché al momento annotiamo giorno dopo giorno i tabaccai che ci hanno lasciato, specie nel nord Italia. Siamo consapevoli di essere tutti in prima linea, così come siamo consapevoli che l’emergenza ha una portata nazionale e senza precedenti. Non vorremmo però che l’aver lasciato i tabaccai aperti generi in qualcuno la convinzione che i fatturati siano quelli ante crisi sanitaria. Ed in effetti, pur riconoscendo l’enorme sforzo economico che è stato fatto con le misure finora previste non possiamo non sottolineare l’assenza sia di misure specifiche in favore di chi sta servendo il Paese, sia di misure di ristoro per quelle attività che pur rimanendo aperte hanno visto azzerarsi i loro incassi essendo inseriti in strutture funzionali a servizi di fatto sospesi. Disposizioni in favore di una categoria che dalle Istituzioni è da sempre riconosciuta come un’estensione dello Stato, in virtù dell’attività di esattore di tributi su base volontaria per la vendita dei tabacchi, dei giochi o per la riscossione di tributi locali e servizi per la collettività, ma che dallo Stato non riceve alcun aiuto specifico, neanche per tutelare quegli incassi che affluiscono direttamente all’Erario e per i quali solo lo Stato può disporre uno slittamento dei termini.

Per tale ragione, in questa fase, di grosse difficoltà e di rimessione per tutti gli imprenditori, riteniamo indifferibile un sostegno a favore di tutte le imprese, tra le quali sono comprese le nostre, che siano in grado di dimostrare la perdita di redditività che ha comportato e sta comportando la crisi in atto. E ciò a prescindere dal fatto che le disposizioni nazionali le abbiano lasciato aperte anche perché in taluni casi la chiusura è stata decretata a livello locale almeno per parte rilevante dell’attività. Un segnale che possa tradursi per le tabaccherie come vicinanza dello Stato anche alla “sua rete di vendita” affinchè le imprese che la compongono possano continuare a lavorare con lo Stato e per lo Stato.

Attività che sono riconosciute anche dalla collettività come presidi dello Stato, soprattutto nei piccoli Comuni. Presidi che per rimanere aperti e garantire i servizi alla collettività sostengono dei costi troppo elevati che non trovano copertura negli introiti esigui di questo periodo, anche in considerazione delle restrizioni alle attività dei giochi.

Evidenziamo quindi che:

1. Le tabaccherie ubicate in Tribunali, aeroporti e stazioni ferroviarie in virtù dell’azzeramento dell’abituale utenza, causa restrizioni e limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria da Covid-19 al fine di cercare di contenere i costi gestione fissi sono state comunque, pur non essendo costrette, a chiudere l’attività o a ridurne l’orario di apertura.

2. Le tabaccherie caratterizzate da elevati volumi di pedonabilità, specialmente se ubicate in zone ad alta concentrazione di uffici, hanno anch’esse subito una contrazione dei ricavi in virtù dell’incentivazione dello smart-working e delle limitazioni alla libera circolazione delle persone.

3. Insoluti o tardivi versamenti anche di pochi giorni proprio per la loro natura tributaria comportano pesanti sanzioni amministrative fino alla revoca della concessione. Alla luce di quanto esposto, si chiede che in sede di conversione in legge del D. L. 137/2020 trovino accoglimento alcune integrazioni alle misure già previste al fine di rendere le stesse maggiormente fruibili per le tabaccherie in considerazione della circostanza che tali imprese pur non essendo state direttamente pregiudicate dalle misure restrittive introdotte dai Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri del 24 ottobre 2020 e 3 novembre 2020, ne subiscono comunque gli effetti.

Si propone in particolare quanto segue:

– estensione a tutte le imprese della misura prevista dall’1 del D.L. 137/2020 a condizione che siano rispettate le condizioni previste dall’art. 25 del D.L. 34/2020. In particolare, si richiede che tutte le imprese per le quali è riscontrabile una riduzione di fatturato rispetto al medesimo periodo dell’anno 2019 e già beneficiarie del contributo previsto dall’art. 25 del D.L.34 citato possano accedere anche alla misura da ultimo prevista dall’art. 1 D.L.137/2020.

All’ART. 1. D.L.137/2020 (Contributo a fondo perduto da destinare agli operatori IVA dei settori economici interessati dalle nuove misure restrittive) apportare le seguenti modifiche << comma 4. Dopo il primo periodo aggiungere il seguente: “Il contributo di cui al comma 1 spetta a tutte le imprese non ricomprese nei codici Ateco di cui all’Allegato 1, a condizione che sia rispettato il requisito della riduzione del fatturato, di cui al comma 3.>

– riconoscimento di un contributo specifico per le tabaccherie ubicate in aeroporti, stazioni ferroviarie e tribunali. In particolare, si chiede che possa essere esteso al codice 47.26.00 identificativo delle tabaccherie la misura prevista dall’art. 1 D.L. 137/2020, riconoscendo una percentuale del 200% al contributo già determinato ai sensi dell’art.25 D.L. 34/2020.

All’ART. 1. D.L. 137/2020 (Contributo a fondo perduto da destinare agli operatori IVA dei settori economici interessati dalle nuove misure restrittive) dopo il comma 1 aggiungere il seguente << 1bis. Il contributo di cui al comma 1 è riconosciuto anche in favore delle rivendite di generi di monopolio, contraddistinte dal Codice Ateco 47.26.00, ubicate in aeroporti, stazioni ferroviarie e tribunali, nel rispetto delle condizioni previste dal presente articolo, fatta eccezione per il Codice Ateco di cui al comma 1.>”.