Il premier Conte nel corso della diretta televisiva ha anticipato lo stop per tutte le attività non strategiche da lunedì 23 marzo e sino al 3 aprile.

La decisione è stata concordata con gli esponenti del mondo lavorativo e produttivo: “Abbiamo lavorato tutto il pomeriggio con i sindacati, con le associazioni di categoria -ha spiegato Conte- per stilare una lista dettagliata in cui sono indicate le filiere produttive, delle attività, dei servizi di pubblica utilità, quelli che sono più necessari per il funzionamento dello Stato in questa fase di emergenza”.

“Chiuderemo tutte le attività produttive non cruciali. Ma restaranno aperti supermercati, alimentari, farmacie e parafarmacie. Saranno garantiti i servizi essenziali: bancari, postali, assicurativi e finanziari”.

“Mai come ora la nostra comunità deve stringersi forte come una catena a protezione del bene più importante, la vita. Se dovesse cedere un solo anello di questa catena saremmo esposti a pericoli più grandi, per tutti. Quelle rinunce che oggi ci sembrano un passo indietro domani ci consentiranno di prendere la rincorsa”. E conclude: “Uniti ce la faremo”.

Citati tutti i servizi essenziali meno che le rivendite di generi di Monopolio che pur restano al servizio del Paese con i titolari in prima linea e ad alto rischio contagio.

“Non vorremo che il sacrificio chiesto, anche se in modo silente, non venga ripagato” ha sottolineato il presidente UIT Pasquale Genovese. “Come UIT attendiamo un segnale già chiesto a più riprese. Il Governo deve farci capire se siamo semplicemente un bancomat dello Stato o siamo veramente indispensabili al Paese. Se così è, come ne siamo convinti, allora si inizi, appena terminata la bufera a dare a Cesare quel che è di Cesare nella indispensabile programmazione di ripresa del Paese“.