“Un nuovo decreto da almeno 25 miliardi, la necessità che l’Ue agisca subito, il tributo alle vittime e a chi è in prima linea a combattere, la promessa che “uniti, ne usciremo preso”. Nel suo primo intervento alla Camera nell’emergenza coronavirus il premier Giuseppe Conte ribadisce l’opportunità delle misure messe in campo dal governo, avverte l’Europa su un coordinamento indispensabile sul piano economico e sanitario e, replicando agli attacchi delle opposizioni di questi giorni, assicura di ritenere “doveroso e necessario” la stretta collaborazione tra governo e Parlamento”. Lo riferisce Confcommercio.

“Conte, nel suo lungo intervento, non risparmia una frecciata alle critiche delle opposizioni, in primis a Matteo Salvini. “Del senno del poi son piene le fosse”, scandisce Conte citando i Promessi Sposi e sottolineando: “ci sarà un tempo per tutto. Ma oggi è il tempo dell’azione, della responsabilità”. Le sue parole però, non placano le tensioni, acuite anche dallo scontro tra Pd e Lega sul servizio del Tgr Leonardo del 2015 su un virus nato in laboratorio in Cina.

“Non ho ancora sentito un appello alla collaborazione della opposizione, protesta il leghista Guido Guidesi. “Nessuna novità. Noi siamo pronti a collaborare, ma il governo?”, twitta l’azzurro Antonio Tajani. “Se è vero che siamo in guerra noi non vogliamo disertare”, è il punto posto in Aula da Giorgia Meloni. Un tavolo permanente con le opposizioni è evocato, con nettezza, dal Pd. E’ Graziano Delrio a citarlo in Aula e, con il passare delle ore, il pressing su Palazzo Chigi potrebbe crescere. Con un’appendice. Che il tavolo di crisi si trasformi nell’ombra del governissimo, si ragiona in ambienti parlamentari. Il nome di Mario Draghi, ormai da giorni circola non solo sui media ma anche nei Palazzi. “Fantapolitica”, tagliano corto dalla maggioranza, anche se i vertici del M5S la prendono un po’ più sul serio, tanto che in una nota ufficiale dicono “no” all’ipotesi di un governissimo Draghi. E avvertono: “Nel caso in cui tra le fila della maggioranza qualcuno dovesse avere idee in linea con quelle del centrodestra, lo dichiari apertamente. E, tra le file della maggioranza resta l’incognita Iv. “La responsabilità pesa meno se condivisa. Noi ci siamo e credo che ci siano anche le opposizioni per evitare altri errori”, sottolinea la Boschi criticando, duramente, la comunicazione del premier e proponendo una commissione parlamentare d’inchiesta per accertare eventuali responsabilità. Conte, davanti a un’Assemblea ridotta di un sesto e segnata dalla mascherina anti-Covid-19, rivendica la “determinazione e la speditezza” dell’azione del governo, difende la scelta dell’utilizzo dei dpcm (“per modulare le misure al meglio”), sottolinea che il coinvolgimento delle Regioni “è stato sempre assicurato”.

Promette, tra gli applausi dell’Aula, che il contributo di medici e infermieri non sarà mai dimenticato. E avverte sul rischio più temuto, “la iattura” del contagio di ritorno. Un rischio possibile, sottolinea Conte, se i Paesi, europei innanzitutto, non ricorreranno alla “soglia massima di precauzione” presa dall’Italia. Sul piano economico il premier dà una prima certezza sul decreto aprile: il provvedimento conterrà l’estensione del golden power a scudo degli asset del Paese. Sarà un provvedimento corposo, per imprese e cittadini, su credito e liquidità, anticipa Conte. “Con il nuovo intervento normativo che confidiamo di pervenire ad uno strumento complessivo altrettanto significativo” rispetto al decreto di marzo, assicura Conte prevedendo “non meno di 25 miliardi” per il provvedimento. Resta il tema di dove reperirli. Il pressing perché una buona parte delle risorse venga dal fondo Salva-Stati europeo – senza condizionalità – è forte. In caso contrario l’Italia rischia di fare almeno un altro punto di deficit. “Lavoriamo a strumenti di debito comune dell’eurozona”, spiega non a caso Conte. Eurobond, insomma. Altrimenti la ricostruzione economica post-virus sarà molto più difficile.

Intesa governo-sindacati, meno fabbriche aperte

Arriva un’ulteriore stretta sulle aperture di fabbriche e imprese. Dopo un lungo confronto, tra diverse videoconferenze e contatti telefonici andati avanti fino a notte, governo e sindacati raggiungono un’intesa per rivedere l’elenco delle attività produttive essenziali, modificando l’allegato dell’ultimo Dpcm firmato domenica scorsa. Alla fine, dunque, la lista delle attività che possono restare aperte fino al 3 aprile viene rivista. Cgil, Cisl e Uil insistevano da giorni per limitare le attività industriali e commerciali alle sole ritenute davvero essenziali e indispensabili in questa fase, ripetendo che l’obiettivo comune è contenere il rischio di contagio da coronavirus e tutelare innanzitutto la salute e la sicurezza dei lavoratori.

E’ lo stesso Dpcm del 22 marzo a prevedere che l’elenco delle attività possa essere modificato con decreto del ministero dello Sviluppo economico, sentito il Ministero dell’Economia e delle finanze. E’ infatti con i ministri Stefano Patuanelli e Roberto Gualtieri che si apre il confronto dei sindacati con i segretari generali Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo e che porta al nuovo elenco. Il numero delle voci resta sostanzialmente lo stesso (80 contro 82) ma escono capitoli più estesi ed entrano voci più circoscritte. Tra le novità, fuori la fabbricazione di macchine per l’agricoltura e l’industria alimentare ma anche degli articoli in gomma, come pneumatici; dentro quelle per imballaggi e batterie, ma entrano anche le agenzie interinali e i servizi di sostegno alle imprese per le consegne a domicilio. Limiti, invece, ai call center (stop per quelli in uscita e ricreativi)”.