“La produzione è crollata al livello del 1978. Il nostro Centro Studi così come il tedesco Ifo certificano che, se il blocco si allenterà a maggio, andremo incontro a una caduta del Pil tra il 6 e il 10 per cento.

L’impatto del coronavirus sulla produzione e il lavoro è da economia di guerra.

Diversi fenomeni, stesse conseguenze. Del Dopoguerra dobbiamo mutuare lo spirito se vogliamo combattere il virus, difendere e ricostruire i fondamentali economici del Paese”.

Così il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia in un’intervista a La Stampa.

“Gli Stati usciranno tutti con più debito pubblico. E la parte incrementale del maggior debito dovrà essere pagata con scadenze lunghe, fino a 50 anni. Questo ne permetterà, per ciascuno Stato, la sostenibilità.

Anche le imprese usciranno da questa fase con più debito che pagheranno. Ma grazie alle garanzie pubbliche, che non comportano immediate immissioni di denaro, le banche potranno fornire loro le risorse necessarie a superare la fase critica dell’emergenza, governare la fase di transizione e poter ripartire.

La tenuta dei conti è possibile grazie all’allungamento della parte incrementale del debito. Confindustria è stata sempre contraria a un appesantimento del debito pubblico ma farlo per questo nobile fine della salute dei cittadini e della salvaguardia dei fondamentali del Paese diventa un elemento essenziale.

Il punto è un patto tra Stati e imprese, in Italia e in Europa, nel quale le imprese si accolleranno il loro debito a 30 anni e gli Stati, a partire dal nostro, si accolleranno il debito incrementale da pagare in 50 anni. Allungando il pagamento del debito incrementale a 50 anni ci sarebbero tutte le condizioni per evitare provvedimenti non auspicabili e né coerenti per l’effetto pro ciclico che avrebbero in una fase di recessione dovuta al calo della domanda privata. Quest’ultima incrementerà gradualmente nella fase 2 e quindi occorre una compensazione a partire da investimenti pubblici rilevanti che dovrebbero essere finanziati in Eurobond.

Alle imprese servono due fasi. La prima è avere la cosiddetta liquidità di breve per la loro sopravvivenza economica in modo tale da poter ripartire. La seconda è trasformare questa liquidità di breve in un debito a 30 anni.

Il punto essenziale è la tempestività nell’azione, non solo nell’individuazione di provvedimenti e strumenti. Quanto alle risorse la loro quantificazione è in funzione della durata dell’emergenza.

Le condizioni della ripartenza vanno discusse e adottate fin da ora.

Guido Carli diceva che la speranza è un rischio da correre. Oggi dobbiamo chiarirci sulle priorità del Paese e dell’Europa. Questo è il momento del primato della politica che deve saper guardare lontano avendo chiare le priorità”.