Associazione Astro gioco

“La pandemia da Coronavirus ha creato in Italia una situazione di estrema difficoltà per l’intera popolazione e per il tessuto produttivo di una nazione che ha sempre saputo fare dell’ingegno e dell’inventiva la sua arma migliore, senza però brillare nella percezione del bene comune e, ahimè, spesso privilegiando l’interesse individuale a quello collettivo.

Trovo però che questa terribile disgrazia, oltre a provocarci un’immensa sofferenza, ci stia anche migliorando: il sacrificio di medici, infermieri, forze dell’ordine, volontari (fino al ragazzo della porta accanto che ti aiuta a portare a casa la spesa o ti tiene compagnia dal balcone di casa), dimostra infatti l’insorgenza di un rinnovato senso di comunità”. Lo scrive Beppe Iori, consigliere AsTro.

Beppe Iori

“Leggo “Ce la faremo” o “Grazie, eroi”, scritto con mano incerta su pezzi di cartone o vecchie lenzuola appese ai balconi di palazzi dove sono stipate famiglie che fanno fatica a gestire la quotidianità, o, per dirla a modo nostro, “a mettere un piatto a tavola”, ma che, ciononostante, continuano a pensare positivo e a sentire l’obbligo morale di ringraziare chi si batte per loro e i loro figli.

Difronte a tutto questo, chi è più fortunato non può più restare indifferente. Noi abbiamo il dovere di fare qualcosa per i meno fortunati, qualcosa che non sia solo apparenza e gestione del momento contingente ma speranza reale per un domani fatto di vita, dignità e lavoro. Per farlo dobbiamo salvare le aziende e tutto il tessuto produttivo. Occorre perciò un grande patto tra la classe imprenditoriale sana e lo Stato.

Proporre un Fondo di integrazione salariale che porta mille euro al mese nelle famiglie, da incassare tra svariati mesi, non è sufficiente: ci paghi l’affitto di casa ma nel frattempo ti carichi di debiti perché le scadenza del mutuo, delle bollette etc., si spostano solo nel tempo ma restano. Se percepisci che, finita l’emergenza, l’azienda non riaprirà i battenti, c’è poco da essere fiduciosi.

Un grande patto imprenditoriale è però possibile ed è a tal fine necessario aprire subito un tavolo tra il comparto del gioco ed il ministero del lavoro, in cui le aziende del comparto gioco potrebbero mettere in campo il loro impegno a mantenere tutti i lavoratori in forza, senza nessuna eccezione, e a riconoscere loro l’80% dello stipendio, utilizzando anche, laddove possibile, la modalità di smart working.

A fronte di ciò, lo Stato dovrebbe mettere in atto quanto necessario per consentire alle imprese del gioco di ripristinare, almeno in parte, l’ingente liquidità andata perduta in seguito alla prolungata chiusura delle attività. Su questo fronte si potrebbe agire mediante un congelamento del PREU oppure attraverso una rimodulazione delle sue aliquote che dovrebbe consistere nel ripristino di quelle antecedenti l’innalzamento disposto con l’ultima legge di stabilità.

Il Governo dovrebbe infatti tener conto che gli ultimi aumenti delle aliquote erano stati in parte compensati con la riduzione del pay out, la cui operatività è però condizionata ad un aggiornamento degli apparecchi che non si è potuto completare a causa dell’insorgenza dello stato emergenziale tuttora in corso. Pertano l’incidenza degli aumenti delle aliquote sulle imprese del settore è andata ben oltre la misura preventivata dallo stesso legislatore.

In mancanza di interventi di tale natura, le imprese del settore saranno costrette a chiudere, con le evidenti conseguenze sul piano occupazionale ma anche su quello delle entrate erariali provenienti dal settore del gioco pubblico, già fortemente compromesse dal protrarsi di questa situazione di totale cessazione delle attività. In chiusura non possiamo esimerci dal rivolgere la nostra più totale solidarietà e vicinanza a tutti i dipendenti delle nostre aziende, i quali, nonostante le difficoltà che stanno attraversando (ben maggiori delle nostre), si stanno distinguendo per dignità ed equilibrio.

La nostra speranza è quella di poter ricominciare tutti insieme con più forza e determinazione di prima. Vi assicuriamo che ce la stiamo mettendo tutta”.