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(Jamma) – “Quattro questioni macroscopiche e irrinunziabili concernenti la riduzione delle macchine, la distribuzione delle sale, le fasce orarie, le attrazioni pubblicitarie degli esercizi e i casinò”.

Sono state poste in evidenza dal Presidente della Consulta Nazionale Antiusura Giovanni Paolo II, Mons. Alberto D’Urso, riguardo all’ennesima “bozza” non approvata sul riordino dell’offerta di azzardo presentata dal Governo alla Conferenza Unificata, in un documento inviato al Presidente Regione Puglia, Michele Emiliano, e al Presidente dell’ANCI Nazionale e Sindaco di Bari, Antonio Decaro.

“Siamo disponibili – scrive Mons. Alberto D’Urso – a studiare una proposta congiunta con (o per) la Conferenza Unificata (compresa l’ANCI) in cui la voce della società civile sia veramente ascoltata. Mi auguro che prossimamente non ci sia alcuna ratifica della proposta del Governo e in generale di nessuna proposta che non sia stata condivisa dalle organizzazioni maggiormente rappresentative”.

I QUATTRO PUNTI IRRINUNCIABILI DELLA CONSULTA NAZIONALE ANTIUSURA

1. Alla riduzione delle “macchine” deve corrispondere un’effettiva riduzione del “consumo”:

a) Facendo funzionare più lentamente le slot machine (ogni partita non può durare meno di 10 secondi).

b) Vietando esplicitamente il consumo di alcolici ovunque e impedendo l’istallazione di aspiratori per il fumo (espediente per eludere il “decreto Sirchia” nei locali pubblici).

c) Allontanando le sale dai luoghi più densamente abitati.

2. Il criterio della distribuzione delle sale “in proporzione al numero, alla densità e alla composizione anagrafica della popolazione di ciascuna Regione e/o aree omogenee” è inaccettabile. Per i seguenti motivi:

a) è un criterio commerciale e di marketing, mentre – a prendere per buona l’intenzione governativa di “riduzione” – la distribuzione deve essere improntata alla riduzione della nocività. Ovvero, si potrebbero autorizzare solo quegli esercizi commerciali che non impattano sulla popolazione “a rischio”. Spetta ai Comuni fissare i luoghi off limits.

b) Va introdotto anche come criterio limitativo l’indice di disoccupazione della popolazione e l’indice di criminalità (meno slot dove c’è più delinquenza e più disoccupazione).

3. Fasce orarie.

a) Eliminare qualsiasi contingentamento del numero di ore: ogni Comune è in grado di valutare – e quindi è obbligato a motivare i criteri – quanto deve durare la franchigia oraria e come va distribuita nell’arco della giornata. Sentenze del TAR lo hanno già più volte riconosciuto.

b) È inaccettabile che le interruzioni orarie siano le stesse per ogni luogo. Ovvero c’è una differenza tra gli orari di una sala slot in un centro commerciale lontano dall’abitato e una sala slot collocata in un quartiere popolare, vicino a una scuola, a un centro anziani, a un ospedale ecc.

3. Attrazioni pubblicitarie degli esercizi.

La bozza Baretta parla di “eliminazione di immagini eccessive che inducano al gioco”. Cosa significa? Correttamente va scritto così:

a) Divieto di pubblicità e di richiami attrattivi di qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo (manifesti, insegne, clip video, avvisi ecc.).

b) Divieto di esposizione, dentro e fuori i locali, di notizie o richiami su vincite avvenute nell’esercizio.

4. Casinò

Nella bozza c’è un “dettaglio” molto pericoloso e non mai finora commentato: il rilancio dei casinò e l’aumento (implicito) del loro numero. Si capisce molto bene che l’estensore della bozza ha ricevuto ben finalizzate pressioni. Ecco gli aspetti invece da riaffermare:

a) Nessun ripianamento dei debiti. I quattro casinò in funzione (Sanremo, Saint Vincent, Campione e Venezia) sono tutti società partecipate pubbliche. Valga per esse il criterio che dopo un certo numero di esercizi in rosso si procede alla liquidazione. E’ inaccettabile – nella crisi drammatica del Paese – che i contribuenti versino denaro per salvare proprio i casinò! E perché non l’Alitalia, allora?

b) Cosa significa “razionale distribuzione” dei casinò? Delle due, l’una: o si trasferisce qualcuno dei quattro (sono tutti al nord) verso il centro e verso il sud; oppure se ne aprono dei nuovi (quanti? uno per regione, per provincia ecc.). In questo caso, altro che riduzione dell’offerta! Ritorna una proposta che varie cordate sostengono da vent’anni!.

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