L’emergenza coronavirus contagia il mondo del lavoro. Il dato odierno sull’occupazione nel mese di aprile fotografa, purtroppo, il netto peggioramento della situazione rispetto a marzo e nei primi due mesi di lockdown emerge un calo di occupati di 400 mila unità. Così Confesercenti commenta i dati diffusi oggi da Istat.

Advertisement

Tutte le componenti sono coinvolte ma in percentuale la caduta coinvolge maggiormente i lavoratori indipendenti, che registrano un -1,3% e che hanno perduto 110mila occupati da gennaio: per questa tipologia di lavoratori il virus ha avuto un effetto acceleratore rispetto ad una tendenza che si manifesta da diversi anni.

Diminuisce anche il numero di persone in cerca di lavoro, scoraggiate dal momento di forte crisi: l’interruzione di molte attività di ricerca di lavoro ha fatto registrare molti come inattivi, fuori cioè dall’offerta di lavoro per cui, paradossalmente, il tasso di disoccupazione nel mese di marzo è sceso dal 9,1 all’8% e ad aprile al 6,3%. Le persone in cerca di occupazione ad aprile 2020 sono state oltre 1 milione in meno rispetto allo stesso periodo del 2019.

Nel primo mese di lockdown, inoltre, la reazione dei livelli occupazionali è stata ancora modesta, probabilmente perché i rapporti di lavoro non si sono interrotti immediatamente con le chiusure, mantenuti dall’annuncio delle misure di potenziamento degli ammortizzatori sociali. Ma già ad aprile i dati si mostrano più critici: le famiglie italiane hanno avuto immediata percezione delle difficoltà a cui il mercato del lavoro andrà incontro nei prossimi mesi, come già emerso dal clima di fiducia.

In questo quadro, è assolutamente necessario intervenire per tutelare le imprese e l’occupazione indipendente, rendendo immediatamente disponibili i ristori a fondo perduto, la liquidità agevolata e le risorse per la cassa integrazione, che stentano ad arrivare. Bisogna intervenire, però, anche per semplificare e rendere più flessibile il lavoro. Sulla Fis, ad esempio, il DL Rilancio reintroduce la procedura di consultazione sindacale, che genererà ritardi e conflittualità. La deroga alle causali è apprezzabile, ma non dovrebbe essere limitata al solo periodo emergenziale: la ripresa sarà graduale, alle imprese occorrono strumenti flessibili. Vanno eliminati anche i costi dei contratti a termine e reintrodotti i voucher, almeno per i settori maggiormente colpiti. In generale, occorre prevedere sgravi contributivi per tutte le imprese che riorganizzano il lavoro aziendale attraverso nuove modalità, non solo in lavoro agile. E’ auspicabile, infine, anche una misura generalizzata di detassazione temporanea per ogni forma di flessibilità interna adottata e per tutta la formazione in materia di sicurezza.