Riapertura senza rimbalzo. Piuttosto un avvio lento, con qualche difficoltà in più soprattutto nelle località turistiche, dove la mancanza di viaggiatori si fa sentire, con l’eccezione dei servizi alla persona che mostrano segnali di recupero più decisi.

Il “primo giorno” di negozi, bar e ristoranti non permette di registrare risultati brillanti, con vendite che rimangono ben al di sotto della normalità pre-lockdown. A pesare un movimento della clientela ancora molto ristretto, su cui incide lo stop al turismo, la chiusura delle scuole e la ripresa ancora modesta delle attività negli uffici. Mancanze particolarmente evidenti nei centri storici delle grandi città, nei quartieri direzionali e, ovviamente, nelle località ad alto interesse turistico. Meglio vanno invece le attività di vicinato nei quartieri, le cui vendite rimangono fiacche ma che vedono un primo risveglio della domanda dei residenti.

Tra le imprese si rileva determinazione e voglia di ripartire, rispettando in pieno le regole per dare certezze ai clienti e accoglierli nella massima sicurezza. Per dare una spinta alla domanda, alcune imprese hanno introdotto anche promozioni in occasione della riapertura.

Complessivamente, però, le vendite sono rimaste deboli nei negozi, con l’eccezione degli alimentari che invece registrano risultati in linea con i giorni precedenti. Meglio vanno i servizi alla persona, in particolare acconciatori e parrucchieri, davanti ai quali si vede formarsi qualche fila. Interesse ancora modesto per i bar, su cui incidono le nuove regole di distanziamento ma anche la mancata ripresa del lavoro negli uffici, mentre molti ristoranti – in particolare quelli specializzati nel pranzo per i dipendenti – hanno scelto di rimandare l’apertura.

“La Fase 2, come era prevedibile, sta partendo molto gradualmente: circa 6 negozi e pubblici esercizi su 10 hanno già riaperto, ma il movimento di clienti rimane ancora sotto la media del periodo antecedente al lockdown”, spiega la Presidente di Confesercenti Patrizia De Luise (nella foto). “L’auspicio è che durante la settimana la spesa delle famiglie segni un recupero: per le imprese, riaprire significa aumentare immediatamente i costi, tra sanificazione, adeguamento dei locali e riorganizzazione degli orari di lavoro. Risorse che devono anticipare le attività, che si trovano schiacciate tra l’incremento delle spese di gestione e il prevedibile rallentamento dei consumi. Non è scontato che le imprese che si troveranno a lavorare in perdita vogliano continuare a rimanere aperte: per questo è necessario assicurare a chi riparte che i sostegni proseguiranno anche per tutta la fase di ripartenza”.