Riaprire il dialogo con le parti sociali. Rafforzare il Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) nella parte relativa al terziario. Affrontare insieme il corposo capitolo delle riforme. Carlo Sangalli (nella foto), presidente di Confcommercio, chiede al governo «un salto di qualità» rispetto al rapporto tenuto finora con la sua associazione.

Presidente, finalmente il Pnrr è consultabile nella sua interezza. Che ne pensa?

«Nel discorso di presentazione tenuto alla Camera, il presidente Mario Draghi ha ricordato che il Piano non è “solo questione di investimenti, ma che esso riguarda complessivamente il destino ed i valori civili del Paese”. Lo ha ricordato anche con una bella citazione di De Gasperi sul rapporto necessario tra rinnovamento e perseguimento del bene comune. E questa la portata della sfida che ci attende: una straordinaria opportunità per la ricostruzione del Paese dopo l’impatto drammatico (drammatico da ogni punto di vista) della pandemia. Vale il “vietato sbagliare” perché “forse non vi sarà più il tempo per porvi rimedio”».

 Intravede errori nell’impostazione del Pnrr?

«È stato sempre Draghi a osservare nel discorso di replica che il punto cruciale della governance del Piano è il rapporto tra governo ed enti locali. Aggiungo, per parte mia, che altrettanto cruciale è il rapporto con le parti sociali. Con chi rappresenta il mondo delle imprese e del lavoro. Perché occorre condivisione di obiettivi e mobilitazione».

Il dialogo non la soddisfa?

«Occorre un salto di qualità rispetto all’episodicità del confronto che si è sviluppato lungo il percorso di messa a punto del Piano e mi auguro che anche il coinvolgimento del Parlamento sia più impegnativo».

In che senso?

«II ministro dell’Economia, Daniele Franco, all’inizio del mese di aprile, aveva dato importanza al lavoro svolto dal Parlamento sul Pnrr: ci sembrava un punto importante. Anche perché le risoluzioni della Camera e del Senato avevano largamente segnalato l’esigenza di rafforzare l’attenzione, in termini di politiche, di progetti e certo anche di risorse, dedicata dal Piano alla ripresa del terziario di mercato per rafforzare quella complessiva del sistema Paese. Ecco, su questo, l’impostazione della versione definitiva del Piano resta carente».

Dove precisamente?

«Sul versante del turismo registriamo qualche miglioramento in termini di inserimento del settore nei processi di trasformazione digitale e di miglioramento dell’efficienza energetica del Paese, ma resta fermo che le risorse specificamente dedicate al turismo sono inferiori ai due miliardi di euro».

Sulle connessioni territoriali il Piano è molto articolato.

«II Piano riconosce le criticità strutturali del Paese sul fronte dell’accessibilità territoriale e delle connessioni trasportistiche e logistiche. E stanzia oltre 40 miliardi di euro per le infrastrutture e la mobilità sostenibile. Va bene, ad esempio, l’alta velocità ferroviaria, ma la sostenibilità del trasporto non si esaurisce né nel solo trasporto ferroviario, né nel solo trasporto pubblico. Perché, ad esempio, non sostenere il rinnovamento del parco circolante dei veicoli e delle flotte con finalità di miglioramento delle performance ambientali?».

E per le trasformazioni in atto nel mondo del commercio cosa chiedete?

«Sarebbe corretto accompagnare queste trasformazioni del modello italiano che vanno nel senso di un pluralismo distributivo. Pensiamo a un commercio italiano, complessivamente chiamato a confrontarsi con le prove della multicanalità e della sostenibilità, che va accompagnato da un ripensamento degli spazi urbani, chiamando in causa un modello di rigenerazione urbana profondamente collegato a politiche e strumenti di rivitalizzazione del tessuto economico-sociale territoriale e di contrasto dei processi di desertificazione commerciale».

Per trasformare tutti gli stanziamenti In nuovi servizi e infrastrutture e andrà vinta la sfida delle riforme. Previste in gran numero.

«Ne condividiamo l’obiettivo, che è quello di portare il tasso di crescita del nostro prodotto potenziale dall’attuale 0,6% ad un più soddisfacente 1,4%. Quanto al cronoprogramma, e una vera sfida. Si tratta di affrontarla tenendo conto di valutazioni politiche di partenza in tanti casi diverse, profondamente diverse. Anche da questo punto di vista, un confronto con le parti sociali strutturato e con caratteristiche di continuità potrebbe giovare alla costruzione di uno spirito repubblicano. Ricordiamoci, comunque, che va mantenuta estrema attenzione alle risposte urgenti ad un’emergenza ancora drammaticamente aperta».

Ieri avete presentato altri dati inquietanti relativi al terziario di mercato.

«Per la prima volta, dopo venticinque anni di crescita ininterrotta, la quota di valore aggiunto del comparto cala (-9,6% sul 2019) con una perdita in termini di occupazione di 1,5 milioni di unità su una flessione complessiva di 2,5 milioni. Sono numeri che non si possono ignorare».

di Antonella Baccaro

Dal Corriere della Sera del 5 maggio 2021