Pubblichiamo di seguito la lettera del Presidente AS.TRO Massimiliano Pucci indirizzata al Presidente della Commissione parlamentare antimafia, on. Nicola Morra, dopo le dichiarazioni rilasciate in riferimento alle condanne inflitte dal Tribunale di Palermo nell’ambito dell’operazione denominata “Game Over”.

Bologna, 27 ottobre 2021

Al Presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta

sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere,

On. Senatore Nicola Morra

 

Egregio Presidente,
abbiamo letto con attenzione le Sue dichiarazioni rilasciate con riferimento alle condanne inflitte dal Tribunale di Palermo nell’ambito dell’operazione denominata “Game Over”.

Come associazione di rappresentanza degli operatori del gioco lecito, risultati come questi, ottenuti nella lotta alle organizzazioni criminali, oltre a imprimerci soddisfazione – come cittadini – per la determinazione e l’efficienza dimostrate dagli organi investigativi e giudiziari nella lotta alla criminalità, ci offrono ulteriori motivazioni, nel nostro ruolo di associazione di categoria, per rappresentare e sostenere, con sempre maggiore convinzione, sia le imprese che operano nel sistema del gioco pubblico legale che l’intero apparato normativo che ha consentito la nascita e l’esistenza di un mercato legale del gioco, gestito e controllato dallo Stato, che si contrappone a quello gestito dalle organizzazioni criminali.

Sotto tale ultimo aspetto ci dispiace che Lei abbia omesso di segnalare che i protagonisti dell’operazione “Game Over” operavano tutti al di fuori del mercato legale e che le società coinvolte erano prive della concessione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, necessaria per operare legalmente nel nostro Paese.

Come pure ci appare impropria l’attribuzione del connotato di “opacità” all’intero settore delle scommesse.

Si tratta di un’assimilazione che fa torto alle migliaia di imprese che operano, in piena “trasparenza”, sulla base di una Concessione dello Stato e in virtù di specifiche autorizzazioni di Pubblica Sicurezza. Sarebbe stata una sottolineatura opportuna, perché sono proprio episodi come questi che testimoniano in modo lampante la bontà di quel quadro normativo, avviato dal legislatore nei primi anni 2000, che consente oggi di avere nel nostro Paese l’esistenza di un mercato del gioco che opera in un sistema di regole e controlli finalizzati a verificare l’onorabilità penale degli operatori, tutelare il giocatore (attraverso l’offerta di prodotti certificati), al tracciamento in tempo reale dei flussi finanziari che transitano nel sistema e al dirottamento di una quota rilevante delle risorse verso le casse dello Stato anziché in quelle della criminalità.

È proprio attraverso l’esercizio degli strumenti offerti dal sistema di regole approntate nel corso del processo di legalizzazione del gioco, le quali impongono il possesso di rigidi requisiti per l’esercizio dell’offerta legale, che è oggi possibile individuare e reprimere con interventi più mirati l’offerta di gioco esercitata dalle organizzazioni criminali.

Ciò non esclude, ovviamente, che tali organizzazioni possano comunque riuscire ad infiltrarsi anche nel mercato legale del gioco, come peraltro avviene per ogni altro settore economico.

Ma questo problema, che non è comunque ravvisabile dai fatti emersi nell’operazione “Game Over”, potrebbe essere fortemente limitato se gli interventi politici rivolti a questo delicato settore fossero maggiormente orientati al riconoscimento del ruolo delle imprese legali come presidio territoriale per arginare le infiltrazioni criminali.

Negli ultimi anni si è invece assistito ad una sequela di interventi che si muovono nella direzione esattamente contraria: leggi regionali e ordinanze comunali finalizzate all’espulsione dal territorio dell’offerta legale (lasciando spazi vuoti occupati dalla criminalità) e appesantimenti fiscali specificamente dedicati al settore del gioco che, per frequenza temporale ed entità, sono indubbiamente ispirate da una logica punitiva, trattandosi di interventi rispetto ai quali qualsiasi economista ne certificherebbe l’insostenibilità.

Si tratta di interventi asseritamente adottati per arginare il fenomeno della dipendenza da gioco ed improntati sull’idea illusoria che la domanda di gioco e i suoi fenomeni degenerativi possano essere cancellati attraverso il modello proibizionista, quando invece l’esperienza pregressa, che indusse il legislatore ad avviare il processo di legalizzazione, testimonia esattamente il contrario: anche Lei ricorderà la floridità del mercato delle scommesse clandestine che proliferava in Italia negli 80 e 90.

Sperando di aver offerto un utile contributo alla disamina delle problematiche da Lei evidenziate e mettendoci a disposizione per ogni eventuale approfondimento, Le porgiamo i nostri migliori saluti.

Il Presidente di Assotrattenimento 2007–AS.TRO

Massimiliano Pucci”.